Godflesh – Post Self

I Godflesh, creatura di Justin Broadrick e G. C. Green, dall’indole industrial e dedita a estreme sperimentazioni dall’attitudine post-metal, tornano con Post Self.

Il disco è un ritorno alle origini, solo in parte già avviato con il precedente A World Lit Only By Fire, allo spirito di Pure e Streetcleaner, ma che volge lo sguardo verso una formula sonora ancora più sperimentale e inedita, nella quale il suono esplora paesaggi interiori sradicati e tormentati.

Scricchiolamenti industrial, chitarre grevi come macigni, suoni terminali e dissonanti, torve e oniriche astrazioni sonore, visioni paranoiche e rugginose, vagano all’interno del disco intrise di elettronica oscura e deformante. L’universo nichilista di Post Self ha poco spazio per le parole, se non per quelle sofferte e graffiate dalla voce di Broadrick. È un cosmo post-umano, ibrido, sinistro, meccanico e sintetico, fatto di ferro e ghiaccio, di drum machine e synth, di distorsioni atipiche e basse frequenze.

Post Self è un disco eccellente, che conserva lo stile dei Godflesh, generando altresì nuove possibili derivazioni sonore. Un disco, pungente e acuto, fatto di ombre contorte e silenziose che penetrano l’essenza dell’ascolto all’interno di un’atmosfera, solo all’apparenza lontana, imbevuta di ossessioni sonore soffocate da una grigia malinconia.

(pubblicato su www.xtm.it)

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It’s Up 2U! @ Largo Venue – Roma

Abbiamo seguito le prime due serata di It’s Up 2U!, interessante contest musicale per band e solisti, tenutesi nella splendida cornice, dall’animo industriale, del Largo Venue di Roma.

It’s Up 2U! è un nuovo modo di vivere la musica, diverso dal solito e lontano dalla stagnante visione del talent tradizionale. È un format inclusivo, votato alla partecipazione e alla condivisione di idee, che vede come protagonista fondamentale il pubblico. Il meccanismo è semplice: all’entrata si lascia un’offerta libera e si riceve una scheda per votare. La band vincitrice della serata si porta via il malloppo.

La vera innovazione di It’s Up 2U! risiede infatti nello stimolare lo spettatore a mettersi in gioco, affidando a lui il compito di decretare il vincitore della serata. Come in un videogioco dal sapore anni Novanta, I players musicali dovranno quindi essere in grado di convincere i presenti, veri “joystick” viventi delle loro sorti all’interno del contest.

Il pubblico, che nelle prime due serate è stato numerosissimo, si fa così portavoce consapevole e appassionato all’interno un’ottica condivisa, e anche di divertimento, che vede altresì il suono come spazio variegato, mondo sommerso edificato nella diversificazione di generi musicali tra pluralità di stili, voci e linguaggi – altro punto di forza delle serate targate It’s Up 2U!

Se nella prima serata si sono avvicendati sul palco Panta, Cenere, Marianne Leoni, Miaygi Og e Ottobre nella seconda i protagonisti sonici sono stati Trage, Gli Scortesi, Luca coi Baffi, Dan e Subba And The Roots. (I vincitori della prima serata It’s Up 2U! sono stati i Cenere, il vincitore della seconda Trage).

Ogni serata dunque è una sorpresa sonora, che spazia dall’hip hop allo Ska, passando per l’elettronica, per il rock più puro, il cantautorato e chi più ne ha più ne metta. Una visione innovativa quella di It’s Up 2U! dunque, un punto di vista non convenzionale e “plurale” sull’universo musicale della Capitale.

Altro punto di forza dell’evento è il premio ExtraUp2U! affidato a una giuria tecnica di addetti ai lavori e musicisti della scena italiana che premia una band con una data fissata nella programmazione del Largo Venue. (Dan è stata la vincitrice ExtraUp2U! della seconda serata mentre Miaygi Og e i Panta, che grazie alla vittoria apriranno il concerto dei Turin Brakes al Largo il 5 maggio, sono stati i vincitori della prima).

A tutti i musicisti che lo desiderano viene infine data la possibilità di lasciare la propria demo all’etichetta Noise Symphony Musicche sarà presente con uno stand a tutte le serate per svolgere attività di scouting.

Se il medium è il messaggio lo staff di It’s Up 2U! ha centrato l’obiettivo. E se un videogioco stimola il cervello dei giocatori, inducendolo ad agire in maniera differente rispetto all’usuale attraverso l’immediatezza del messaggio visivo fornito dalle immagini, allo stesso modo una serata It’s Up 2U! stimola le orecchie e la forza partecipativa grazie all’originalità della proposta e alla potenza della qualità musicale.

La Terza serata di It’sUp2U! si terrà il 15 febbraio, e vedrà avvicendarsi sul palco del Largo: T.N.L., Paxarmata, Bacàn, Edy Paolini e Pain is a Dress

Link evento: https://www.facebook.com/events/1958391404415722/

Adesso tocca a te che leggi!

Per partecipare come band o solista, basta inviare il materiale a itsup2urome@gmail.com

(pubblicato su ww.xtm.it)

Converge – The Dusk In Us

Tutti, prima o poi, si trovano a dover fronteggiare il proprio crepuscolo interiore. I Converge lo osservano dall’interno con The Dusk In Us, nuova anima nera della band di Salem che arriva a cinque anni di distanza da All We Love We Leave Behind, attraversando le distese hardcore sempre col piglio estremo della sperimentazione e della contaminazione a più livelli di furore.

Il disco è un perenne vortice di esasperata follia, sempre pronta a esplodere, e furia edulcorata da potenti oscurità melodiche. I Converge di The Dusk In Us, sono “dissidenti” ormai maturi, adulti che guardano al mondo con una rabbia costruttiva, pur conservando lo spirito lacerato di Jane Doe e You Fail Me.

Il disco è la corrispondenza perfetta del suo stesso artwork; è la rappresentazione dell’uomo coperto dal velo del caos della società, statua immobile demolita dall’interno. I demoni interiori, le macchie, i problemi e i fallimenti della collettività trovano urgenza espressiva nella musica, tra dissonanze e strati di rumore, nelle urla tormentate di Jacob Bannon e nella forza dei testi sempre specchio e riflesso di un Io in lotta con ciò che lo circonda:

“I ask from within my heart, where did our failures start
If we must imagine ourselves as someone, somewhere else
And what does the future hold, if we’re running low on health and hope
Our denial it speaks in tongues, there’s monsters among us

Dusk lives within us
Dusk lives within us
Darkness won’t give up
Darkness won’t give up”

In questo disco c’è il dolore che opprime (Can Tell You About Pain), le lacrime taglienti (A Single Tear), i fuochi dell’inferno da placare (Arkhipov Calm).

È una creatura multiforme, profondamente esistenziale e post-apocalittica. È un album, dalla produzione e dalle qualità sonore acute e impeccabili con Kurt Ballou sempre in cabina di regia, che racconta le ferite e gli strappi dell’esistenza, le falle della vita, lasciando il posto alla forza di reagire, di sopravvivere e di ricominciare:

“There is no place in this world to hide
My shattered smile that life provides
Stand up straight take it on the chin
Pick up my teeth and start again”

(pubblicato su www.xtm.it)

Secret Sight – Shared Loneliness

Secret Sight

Shared Loneliness

2017

Unknown Pleasures, Manic Depression

Dopo l’esordio con Day.Night.Life, gli anconetani Secret Sight, tornano con Shared Loneliness, uscito per Unknown Pleasures e Manic Depression e prodotto da Alessandro Ovi Sportelli (Prozac +, Baustelle, Diaframma, Zen Circus).
Le atmosfere anni Ottanta, imbevute di dark-wave e post-punk, permeano il disco, all’interno di visioni sonore che sul passato modellano trame ritmiche più contemporanee. Echi di Joy Division e Cure si mescolano così a risonanze più moderne à la Interpol ed Editors, mentre un’oscurità dal sapore gotico smuove l’alienazione e il declino che attraversa i testi.

Suggestioni che volgono lo sguardo al crepuscolo ammantate da nebbie sonore dunque e che, rispetto al precedente album, si fanno più mature, eleganti e intimamente profonde.
Un disco di genere per gli amanti del genere che, seppur a tratti derivativo, riesce bene a inquadrare il suo sound, classico e puro, e quella desolazione decadente, destabilizzante e dolce al contempo, della malinconia e della solitudine che si apre alla speranza.

(pubblicato su www.xtm.it)

Cadori – Non puoi prendertela con la notte

Cadori

Non puoi prendertela con la notte

2017

Labellascheggia

È una sorta di cantautorato 2.0 figlio del nostro tempo quello di Giacomo Giunchedi, in arte Cadori, in cui le parole si amalgamano all’elettronica, al dream pop e al noise su ampi sfondi lo-fi. Dopo l’esordio omonimo del 2014,

Cadori torna con Non puoi prendertela con la notte, uscito per la milanese Labellascheggia: un disco notturno, oscuro e rarefatto al contempo, nel quale confluiscono delicate fotografie di un’interiorità messa a nudo attraverso i testi, quasi sussurrati, dello stesso Cadori.

Ed è infatti un gioco di immagini questo album , tanto intimo quanto frutto della contemporaneità che ci circonda e che si ascolta, si sfoglia e si legge a partire dalle parole di “Canzone dei trent’anni”:

Ci siamo innamorati delle immagini,
delle pubblicità che accendono le strade,
ci siamo resi stupidi e ridicoli,
in tutte quelle notti da dimenticare

per passare fino alle visioni di “Audery Hepburn”:

Tutti un po’ allo specchio si odiano
distruggono le cose che non vogliono vedere
e poi si piacciono, si contraddicono
sono contro le mode
e si fanno fotografare come Audery Hepburn

Tra visioni più ritimiche e istanti minimali, nel disco compaiono anche: Aurora Ricci (Io e la Tigre), nell’opening “Quel che resta”, Giulia Olivari (Toralkiki) in “Cauntry #3”, mentre Andrea Lorenzoni suona il pianoforte in “Naoko” e “Audrey Hepburn”.

L’album, realizzato nel corso di tre anni di registrazioni in parte effettuate in casa da Giunchedi e in parte ne Lo Studio Spaziale di Roberto Rettura a Bologna è stato inoltre mixato da Michele Postpischl (batterista degli Ofeliadorme) e masterizzato da Justin Bennett (batterista degli Skinny Puppy).

In questo “Non puoi prendertela con la notte” le sfumature sono certamente tante, si passa dall’alba al crepuscolo all’interno di un viaggio sonoro fatto di sogni, in cui si ha la necessita di immergersi nel buio per vedere idealmente la luce. Un disco moderno, unico nel suo essere delicatamente semplice e diretto.

(pubblicato su www.xtm.it)

L.A. Witch – L.A. Witch

Ricordate la serie Streghe (Charmed), andata in onda tra la fine degli anni Novanta e la prima metà degli anni 2000 ambientata a San Francisco? Le protagoniste erano tre sorelle Prue, Piper e Phoebie. Con le L.A. Wtich sembra quasi di trovarsi a rivivere certe sensazioni traslate in musica: Sade, Rita ed Ellie che nel loro omonimo disco, registrato agli Hurley Studios in Costa Mesa e mixato ad Highland Park, Los Angeles, creano labirinti sonori magnetici.

Tra le stanze soniche di queste “streghe moderne” vibra un garage rock narcotico e ipnotico edulcorato da evidenti allucinazioni Sixties, mentre il sole della California splende su desertiche ritmiche psych e tenui tossicità hard-rock.

La dicotomia tra un nightclub fumoso e un casa Vittoriana che volge lo sguardo alle palme e al mare è il centro del loro Sabba, che, tra le strutture compositive del disco, sembra accogliere insieme Hippie ed Hell’s Angels. Echi, fuzz e riverberi, circolarità sinistre, cavalcate psichedeliche e ballad à la Johnny Cash, come nel brano Untitled, cesellano il disco, creando una spirale di suoni minacciosa, incalzante ed enigmatica.

Parafrasando un pò una frase della serie sopracitata: il potere di questo trio coincide con la grande capacità di evocare tempi e luoghi lontani attraverso la magia della loro musica. Le fiamme sonore delle L.A. Witch vi ammalieranno, rubando i vostri sogni e i vostri ascolti, ne siamo certi.

(pubblicato su www.rocklab.it)

In Zaire – Visions of The Age to Come

Ci sono dei dischi che più di altri riescono in un certo senso ad aprire una parete inconscia tra l’ascoltatore e la fruizione, album in grado di svelare visioni nuove. Visions of The Age to Come, la nuova creatura degli In Zaire, tra gli esponenti di spicco del nostrano “girone infernale” dell’Italian Occult Psychedelia, attiva queste percezioni.

L’album sembra infatti evocare, a partire dall’artwork, la famosa Pietra di Bollingen di Jung, datata 1950, ma scolpita in calce psych, svelando, all’interno del suo cosmo sonoro dall’impasto “junghiano”, la mente e l’inconscio, l’esoterico e l’esotico.

Passati ormai quattro anni dal precedente White Sun Black Sun, la nuova era degli italo-berlinesi In Zaire, Claudio Rocchettiai synth, Stefano Pilia alla chitarra, Riccardo Biondetti alla batteria e Alessandro De Zan alla voce, basso e percussioni, sa di occulto hard-rock dall’attitudine Seventies e di mistero kraut. È un’alba che, rispetto al suo predecessore, si fa più oscura avvicinandosi ad allucinazioni metal.

Libere associazioni ritmiche lambiscono la psichedelia bagnata di prog ed elettronica, facendosi ora tribali, ora rarefatte, quasi impenetrabili nei labirinti sonori impastati di trame cosmiche e monolitiche strutture space-rock. È un’Africa contaminata questa di Visions of The Age to Come, meno afro e più postmoderna. È un abisso di suoni che penetra il passato per risalire verso un ignoto futuro.

Un caleidoscopio lisergico di riff incisivi e loop decadenti, battiti motorik e rituali spaziali, distorsione e sperimentazione. È una loggia sonica, in cui Hawkwind, Neu! e Sun Ra siedono a tavolino con Can, Gong, Amon Düül II, Gang Of Four e Uriah Heep, e che modella un suono nuovo e contemporaneo, pur conservando la propria anima atavica, ricca di sfumature melodiche.

In definitiva, parliamo di un disco maturo, compatto ed egregiamente realizzato, in cui gli In Zaire celebrano enigmi antropologici e cerimoniali occulti attraverso la trascendenza dei suoni, costruendo immagini primordiali e archetipi capaci di smuovere la psiche.

(pubblicato su www.rocklab.it )

Nella nebbia del Mondo..

Nella nebbia del Mondo

il cuore caldo della vita

esplode sul domani.

L’alba e il crepuscolo

si mescolano alla mia essenza

– Yin e Yang di un inedito qualcosa –

Mai arresa sul futuro

A gamba tesa sulle incertezze che,

d’oro e alabastro,

piombano sul presente.

Plasmo pezzi di me sulle spoglie

di un’idea.

L’Io assale il corpo,

mentre i dubbi divorano

gli istanti.

La mia forza placa gli errori;

la luce si spande sul coraggio

delle mie decisioni.