Pearl Jam Live @ Stadio Olimpico, Roma – 26 giugno 2018

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Era il 12 novembre 1996, quando i Pearl Jam suonarono al PalaEur per il No Code Tour. Ora, dopo 22 anni, la band torna a suonare a Roma allo Stadio Olimpico…E lo fa in grande stile, regalando ai presenti un corposo e muscoloso concerto di tre ore e dieci.

Siamo al cospetto di una sorta di rito collettivo, quello dei grandi eventi live, quello che sicuramente non andrà a finire nel dimenticatoio e che rimarrà impresso nel cuore e nella mente di chi lo ha vissuto.

Sin dalle prime battute Eddie Vedder vuole esprimere la gioia di essere di nuovo su uno dei palchi della Capitale e lo dichiara in italiano:

“Buonasera Roma, come va? Come state? Vi dico come mi sento io, per questa città che ha fatto molto nel mondo e quanto Roma ha dato per me… personalmente è stato uno dei concerti più importanti della mia vita. Sono passati 22 anni da quando abbiamo suonato qui..È successo di nuovo, siamo felici di essere tornati a Roma..please enjoy, we’re so happy to be back”.

Vedder è in forma smagliante e dei problemi di laringite di qualche giorno fa resta soltanto una flebile e impercettibile traccia. Si muove da una parte all’altra del palco, parla a più riprese in un improbabile italiano, con fogli alla mano, e vuole condividere fino all’osso quegli istanti col suo pubblico.

Mike McCready è una macina di virtuosistici assoli di chitarra; Stone Gossardmodella fiumi di ritmiche impetuose. Il “dio del basso” Jeff Ament, come lo stesso Vedder lo ha definito ricordando che è stato il bassista a scrivere Pilate, è un fiume in piena. Matt Cameron dà voce impetuosa alla sua batteria e canta nella cover dei Kiss, Black Diamond.

C’è consapevolezza musicale, maturità, tecnica, energia e suggestione all’interno di una scenografia visiva spettacolare fatta di luci e colori ammalianti. C’è la storia della band e ci sono le cover, con un omaggio a Roger Waters con Comfortably Numb. Ci sono i momenti più energici e incendiari e quelli più intimi e introspettivi, con Sleeping by Myself e Just Breathesuonate con l’ukulele. C’è un universo di generazioni tra il pubblico, compresi i bambini e le figlie di Vedder a un lato del palco.

C’è la bandiera arcobaleno indossata da Vedder con la scritta “Fuck Trump, Love Life”Again Today di Brandi Carlile. C’è tempo anche per affrontare il tema dell’immigrazione.

Sui Maxi schermi campeggia il disegno di una ciambella di salvataggio con scritto#apriteiporti e #saveisnotacrime. “Siamo via da casa e quando torneremo il nostro paese sarà cambiato. Pace”, dice Eddi Vedder prima di intonare Imagine di John Lennon, con uno Stadio Olimpico completamente illuminato da smartphone e accenditi.

Ci sono i pezzi di una vita e sicuramente cardini dell’esistenza di molti dei presenti nel pubblico. Release, Given To Fly, Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town, Why Go, Corduroy, Do The Evolution, Given to Fly, Black, Rearviewmirror, Jeremy, Alive, Better Man scorrono come intense immagini sonore difficili da cancellare.

E alla fine, con la luna piena alta sullo Stadio Olimpico parte l’omelia rock Rockin’ In The Free World, un inno di pura libertà. Il rito è così compiuto.

I Pearl Jam riescono sul palco a trasfigurare un live in emozione che resta, pregna di sudore e gioia, intimità e lacrime, in ricordo indelebile destinato a durare per sempre.

Setlist Pearl Jam
Release
Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town
Interstellar Overdrive (Pink Floyd cover)
Corduroy
Why Go
Do The Evolution
Pilate
Given to Fly
Even Flow
Wasted Reprise
Wishlist
Lightning Bolt
Again Today (Brandi Carlile cover)
MFC
Immortality
Unthought Known
Eruption (Van Halen cover)
Can’t Deny Me
Mankind
Animal
Lukin’
Porch
Sleeping by Myself
Just Breathe
Imagine (John Lennon cover)
Daughter + WMA
State of Love and Trust
Black Diamond (Kiss cover)
Jeremy
Better Man + Save It For Later
Comfortably Numb (Pink Floyd cover)
Black
Rearviewmirror
Alive
Rockin’ in the Free World (Neil Young cover)

(pubblicato su www.xtm.it)

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Converge + Corrosion Of Conformity Live @ Orion Club – Ciampino, 18 giugno 2018

Una serata all’insegna dell’adrenalina, del sudore e dell’energia quella che ha visto esibirsi sul palco dell’Orion di Ciampino, i Corrosion Of Conformity e i Converge. Un evento fatto di visioni estreme, di pathos, di polvere metalcore, tra muri di amplificatori Orange e Marshall e potenza sonora.

Special Guest della serata sono i Corrosion Of Conformity, band dalla carriera ormai trentennale e freschi di pubblicazione con il disco “No Cross No Crown”, uscito lo scorso 12 gennaio per Nuclear Blast Records. Dal vivo il gruppo (Pepper Keenan – voce e chitarra, Woodroe Weatherman– chitarra, Mike Dean – basso, voce e Reed Mullin – batteria) sperimenta tutta la furia del sound che li contraddistingue da anni all’interno di un mix potente di suoni che vede nella fusione di metal, hardcore punk e stoner il suo massimo punto di forza. E l’empatia col pubblico è palpabile sin dalle prime battute del live, per poi deflagrare quando il frontman Pepper Keenan scende a suonare tra i presenti, in un tripudio di mani alzate e impeto musicale.

È poi la volta del caos creativo, mai scontato, dei Converge. Dal vivo il gruppo esprime vette altissime di urgenza sonora, raggiungendo l’apice della violenza, di uno stile sempre multiforme difficile da etichettare in un genere ben preciso. Sul palco la band di Salem trita i suoni fino all’osso, tra macerie hardcore e meditazioni sonore più articolate. La setlist pesca a piene mani dall’ultimo album “The Dusk in Us”, pubblicato lo scorso novembre per Epitaph Records, ma non mancano numerosi tuffi nel passato con Drop Out, Eagles Become Vultures, Last Light ed Heartless (da You Fail Me), e con Dark Horse (da Axe To Fall).

Nell’encore c’è spazio anche per Concubine, tratto dal capolavoro Jane Doe. Jacob Bannon è una scheggia impazzita, è un birillo che non smette mai di frenare la sua sete di musica, sempre pronto a detonare sul palco, a coinvolgere il pubblico nel suo intenso mondo sonoro…e il pogo è dietro l’angolo.

Il live dei Converge è grinta allo stato puro. È esercizio fulmineo fatto di istanti catapultati nel delirio e di catarsi sonora, di lacrime di gioia, di dolore, di forza e durezza, di orecchie sanguinanti e squarci oscuri sul cuore

“I heard
A single tear
Your cry ring out
A single tear
It showed me what
A single tear
Real strength could be
A single tear”

Setlist Converge:
Reptilian
Dark Horse
Aimless Arrow
Under Duress
A Single Tear
Drop Out
Heartless
Arkhipov Calm
Trigger
The Dusk in Us
Eye of the Quarrel
Broken by Light
Eagles Become Vultures
Empty on the Inside
I Can Tell You About Pain
Last Light

Encore:
Cannibals
Concubine

(pubblicato su www.xtm.it)

Turin Brakes Live @ Largo Venue, Roma 5 maggio 2018

È una serata fatta di suoni lievi, di ballads capaci di stringere l’ascolto in un caldo abbraccio sonoro quella trascorsa al Largo Venue in compagnia dei Turin Brakes, band di culto inglese dalla carriera quasi ventennale in tour per presentare l’ultimo album Invisible Storm

Ad aprire le danze ci pensano i Panta, che tra riff di basso e chitarre pungenti, batteria incalzante, e testi eleganti dagli interessanti richiami letterari, fondono con grinta sul palco un’anima più delicatamente brit e cantautorale a un’ oscura indole più marcatamente new wave.

A seguire i Dog Byron raccontano storie che sanno di polvere e alcool, all’interno di un ipnotico mix sonoro che mescola grunge e blues, soul e southern rock.

È poi la volta dei Turin Brakes, della creatura originariamente nata dalle menti di Olly Knights e Gale Paridjanian ora divenuta una band a tutti gli effetti con la presenza di Rob Allum ed Eddie Myer, rispettivamente batteria e basso.

Il gruppo dipinge sul palco un immaginario pregno di energia e delicatezza, di sogni brit pop e visioni classic folk. Tutto vive nella qualità tecnica, nella pasta vocale sognante di Olly Knights, nella bellezza dei brani proposti, luminosi e penetranti, e nell’identità definita e riconoscibile della band, in quell’essere sempre fedeli a se stessi senza sovrastrutture e forzature di sorta.

La scaletta attinge per lo più dai brani tratti dall’ultimo Invisible Storm, ma non mancano pezzi indimenticabili come Pain Killer e Underdog.

I Turin Brakes portano sul palco la loro storia, la passione, la condivisione, mentre il pubblico resta lì a danzare, ad occhi chiusi, avvolto da una delicata nube di suoni che l’ottima acustica del Largo riesce ad amplificare a dismisura.

Un live di Polaroid (proprio come quelle della copertina di Invisible Storm) che rimangono impresse nella testa, nate per essere ricordate.

(pubblicato su www.xtm.it)

It’s Up 2U! @ Largo Venue – Roma

Abbiamo seguito le prime due serata di It’s Up 2U!, interessante contest musicale per band e solisti, tenutesi nella splendida cornice, dall’animo industriale, del Largo Venue di Roma.

It’s Up 2U! è un nuovo modo di vivere la musica, diverso dal solito e lontano dalla stagnante visione del talent tradizionale. È un format inclusivo, votato alla partecipazione e alla condivisione di idee, che vede come protagonista fondamentale il pubblico. Il meccanismo è semplice: all’entrata si lascia un’offerta libera e si riceve una scheda per votare. La band vincitrice della serata si porta via il malloppo.

La vera innovazione di It’s Up 2U! risiede infatti nello stimolare lo spettatore a mettersi in gioco, affidando a lui il compito di decretare il vincitore della serata. Come in un videogioco dal sapore anni Novanta, I players musicali dovranno quindi essere in grado di convincere i presenti, veri “joystick” viventi delle loro sorti all’interno del contest.

Il pubblico, che nelle prime due serate è stato numerosissimo, si fa così portavoce consapevole e appassionato all’interno un’ottica condivisa, e anche di divertimento, che vede altresì il suono come spazio variegato, mondo sommerso edificato nella diversificazione di generi musicali tra pluralità di stili, voci e linguaggi – altro punto di forza delle serate targate It’s Up 2U!

Se nella prima serata si sono avvicendati sul palco Panta, Cenere, Marianne Leoni, Miaygi Og e Ottobre nella seconda i protagonisti sonici sono stati Trage, Gli Scortesi, Luca coi Baffi, Dan e Subba And The Roots. (I vincitori della prima serata It’s Up 2U! sono stati i Cenere, il vincitore della seconda Trage).

Ogni serata dunque è una sorpresa sonora, che spazia dall’hip hop allo Ska, passando per l’elettronica, per il rock più puro, il cantautorato e chi più ne ha più ne metta. Una visione innovativa quella di It’s Up 2U! dunque, un punto di vista non convenzionale e “plurale” sull’universo musicale della Capitale.

Altro punto di forza dell’evento è il premio ExtraUp2U! affidato a una giuria tecnica di addetti ai lavori e musicisti della scena italiana che premia una band con una data fissata nella programmazione del Largo Venue. (Dan è stata la vincitrice ExtraUp2U! della seconda serata mentre Miaygi Og e i Panta, che grazie alla vittoria apriranno il concerto dei Turin Brakes al Largo il 5 maggio, sono stati i vincitori della prima).

A tutti i musicisti che lo desiderano viene infine data la possibilità di lasciare la propria demo all’etichetta Noise Symphony Musicche sarà presente con uno stand a tutte le serate per svolgere attività di scouting.

Se il medium è il messaggio lo staff di It’s Up 2U! ha centrato l’obiettivo. E se un videogioco stimola il cervello dei giocatori, inducendolo ad agire in maniera differente rispetto all’usuale attraverso l’immediatezza del messaggio visivo fornito dalle immagini, allo stesso modo una serata It’s Up 2U! stimola le orecchie e la forza partecipativa grazie all’originalità della proposta e alla potenza della qualità musicale.

La Terza serata di It’sUp2U! si terrà il 15 febbraio, e vedrà avvicendarsi sul palco del Largo: T.N.L., Paxarmata, Bacàn, Edy Paolini e Pain is a Dress

Link evento: https://www.facebook.com/events/1958391404415722/

Adesso tocca a te che leggi!

Per partecipare come band o solista, basta inviare il materiale a itsup2urome@gmail.com

(pubblicato su ww.xtm.it)

Moderat @ Ex Dogana [Just Music Festival] – 14 Luglio 2017

Attitudine e visual

Roma come Berlino. Già a partire dalla location dell’Ex Dogana, con un palco che volge le spalle alla tangenziale est di Roma, sembra quasi di trovarci altrove. Una veduta “post-industriale” e metropolitana che pare essere lo scenario perfetto per il concerto dei Moderat. Il progetto congiunto di Apparat (Sascha Ring) e dei MODESELEKTOR (Gernot Bronsert eSebastian Szary) non poteva dunque trovare luogo migliore per la propria esibizione in terra romana. Dal vivo l’alchimia sonora è perfetta e la fusione tra l’eclettismo sonoro dei MODESELEKTOR e i tappeti melodici di Apparat è totale. La ricercata elettronica del trio esplode sul palco con perfezione, muovendosi tra IDM, Glitch e territori techno, sintetizzatori ed effetti, pad controller e drum machine: mentre la robustezza sonora targata MODESELEKTOR si fonde alla voce leggera di Sascha Ring. Come in un giro sulle montagne russe, si alternano momenti ipnotici ad istanti più incalzanti, il tutto accompagnato dalla notevole qualità dei visuals, rendendo l’esperienza live ancora più immersiva e tridimensionale.

Audio

A parte alcuni momenti, poi velocemente risolti, in cui la voce di Sascha Ring sembrava leggermente ridotta rispetto al resto dei suoni, la modulazione delle frequenze, dai bassi pulsanti alle note più acute, è stata perfetta, restituendo all’orecchio dei presenti tutta la moltitudine di sfumature sonore del live.

Setlist

Ghostmother

A New Error

Running

Running (Remix)

Eating Hooks

Eating Hooks (Siriusmo Remix)

Rusty Nails

Play Video

Reminder

Play Video

Animal Trail

Les Grandes Marches

Play Video

Nr. 22

Play Video

Milk

Bad Kingdom

Momento migliore

Un live completo e coinvolgente, che ha visto i suoi picchi emozionali con A New Error e le conclusive Milk e Bad Kingdom.

Pubblico

Una marea umana ben assortita è accorsa a seguire il live dei Moderat. C’è chi si lascia semplicemente trasportare dai suoni e chi si dimena. Tutti entrano in perfetta sintonia con il trio che cerca, sin dalle prime battute del live, di stringere un legame forte col suo pubblico, incitandolo a cantare e a battere le mani, o fingendo a più riprese di suonare Bad Kingdom per poi farla realmente esplodere a fine live.

Conclusioni

Un live dei Moderat esprime al meglio l’identità della loro musica ed è il frutto della loro stessa contaminazione creativa. È raffinato e intelligente senza disdegnare il desiderio di far divertire il proprio pubblico, coinvolgendolo. È un concerto inteso come esperienza collettiva, condivisa e liberatoria, che abbraccia tutti i sensi.

(pubblicato su www.rocklab.it)

Archive @ Ex Dogana [Viteculture Festival] – 12 luglio 2017

Attitudine e visual

La magia degli Archive arriva all’Ex Dogana di Roma in occasione del Viteculture Festival – in tutto il suo splendore e con quel di mix di trip hop, impalcature prog, elettronica e rock, che la band propone ormai da anni. La visione sonora cangiante del collettivo inglese in sede live diventa ipnotica e suggestiva, cambia forme e colori sul palco repentinamente, all’interno di un muro ritmico dagli effetti suggestivi. Forte è l’attenzione per il dettaglio, per la cura minuziosa del suono, che si mescola sapientemente ad una presenza scenica di grande impatto. Immerso tra luci soffuse e immagini proiettate su uno schermo, il gruppo propone un live di straordinaria intensità. Darius Keeler scandisce il tempo con le sue mani, come un direttore d’orchestra contemporaneo; Danny Griffiths interviene sui pezzi con attimi intermittenti di quiete e tempesta; Pollard Berrier, dal cappello nero a falda larga e poncho nero (outfit forse un po’ audace viste le roventi temperature romane di questi giorni n.dr.) incrocia la sua voce con quella di Dave Pen che si muove sul palco con fascino e grinta. La percezione ritmica d’insieme è sorprendente, in balia di trasparenze e oscurità, con intrecci vocali intensi e penetranti.

Audio

Un suono cristallino, ben calibrato, diretto e mai obliquo, che dagli amplificatori arriva potente, limpido e avvolgente al cuore del pubblico presente.

Setlist

La setlist è un alternarsi di momenti più corrosivi ed energici a istanti più distesi e sognanti. La band, in tour per presentare l’ultimo album The False Foundation (2016), pesca dal disco: Driving in nails, la titletrack, Splinters e Bright Lights. Ci sono poi Crushed da Restriction, Distorted Angels e Baptism da Axiom e ancora Bullets e Controlling Crowds dall’omonimo disco, con Fuck you da Noise, Sane da Lights, e infine Numb da You All Look the Same to Me.

Momento migliore

Le intime e cinematiche suggestioni di Distorted Angels, Bullets, Numb e Fuck You con il ritornello cantato all’unisono anche dal pubblico.

Pubblico

Pubblico non molto numeroso, ma entusiasta e totalmente rapito dal live.

Conclusioni

Una band che in sede live suona in maniera impeccabile, senza sbavatura alcuna. Carisma e perfezione tecnica, per un live dal grandissimo impatto emotivo. Poco importa dell’assenza di un bis, della durata del concerto di un’ora e mezza circa: gli Archive dal vivo sorprendono e coinvolgono. Ed è inoltre proprio sul palco che l’dea alla base del progetto, quella di collettivo, esplica il suo intento più evidente: quello di condividere musica per creare emozioni pure, vere e sincere.

(pubblicato su www.rocklab.it)

The Dillinger Escape Plan @ Orion – Ciampino, 29 giugno 2017

I Dillinger Escape Plan sono da anni un’icona musicale che trascende i generi, che soverchia le regole nella contaminazione dissonante ed estrema di grind, mathcore, free jazz, industrial e varie derivazioni del metal, nel caos ragionato di un sound inconfondibile e potente.

La notizia dello scioglimento della band, del loro ultimo tour europeo in occasione dei 20 anni di carriera e dell’uscita del loro album definitivo Dissociation avrà di certo creato scompiglio tra i fan della band più pericolosa del pianeta e grande attesa nel rivederli una volta ancora dal vivo.

Le circostanze più o meno avverse,  la  fatalità, il caso o il destino – chiamatelo come vi pare – hanno inoltre fatto sì che prima venisse annullato il tour europeo di febbraio, a causa di un brutto incidente stradale capitato alla band e che, dopo la riprogrammazione estiva, ci fosse anche un cambio di location della data romana. Ma tutto è bene quel che finisce bene e alla fine i Dillinger hanno fatto tappa all’Orion di Ciampino lo scorso 29 giugno, lasciando sul banchetto del merch anche originali memorie del loro precedente passaggio al Copenhell.

A riscaldare gli animi della serata ci hanno pensato le follie tecniche, veloci, aspre e non convenzionali degli INFERNO Sci-Fi Grind’n’Roll e l’oscurità rituale, tribale e distorta degli OvO – una garanzia sonora nostrana che non lascia mai indifferenti.

Sovrastati da un mix di luci da crisi epilettiche, video che mescolano immagini di occhi che fissano il vuoto e simboli esoterici, tra realtà e allucinazione, salgono poi sul palco i Dillinger Escape Plan. Il loro live è sofisticato e complesso, raffinato e ruvido, violento e perfetto. La violenza che su disco penetra l’ascoltatore in maniera già preponderante dal vivo diventa furia cieca, vortice feroce di suoni nel quale si viene fagocitati senza opporre resistenza alcuna.

Frenesia e versatilità, perfezione tecnica e aggressività ritmica la fanno da padrone, mentre l’interazione della band col pubblico è totale. La gente si dimena; sale sul palco per abbracciare i proprio idoli; canta a squarciagola incitata da Puciato; batte le mani. Sono tutti uniti da una sorta di delirio collettivo.

All’interno di questo labirinto sonoro extrasensoriale, la poliedricità vocale di Greg Puciato scava i timpani dei presenti, tra urla affilate e melodie pungenti, mentre Ben Weinman usa la sua chitarra come un pugnale pronto a ferire, agitandosi in maniera ossessiva e arrampicandosi ovunque, e Liam Wilson al basso, Kevin Antreassian alla chitarra e Billy Rymer alla batteria, solcano le orecchie dei presenti con rabbia e precisione millimetrica.

La selist poi non lascia un attimo di respiro e percorre buona parte della loro carriera. Ci sono: Prancer, When I Lost My Bet e One Of Us Is The Killer dall’ominimo album; Black Bubblegum e Milk Lizard da Ire Works; Surrogate, Symptom of Terminal Illness e Limerent Death dall’ultimo Dissociation, Panasonic Youth e Sunshine the Werewolf da Miss Machine; Farewell, Mona Lisa e Good Neighbor da Option Paralysis; Weekend Sex Change da Calculating Infinity. Sempre da Calculating Infinity viene pescato il brano 43 % Burnt, ultimo pezzo dell’encore, che come un detonatore impazzito fa esplodere tutta la sala.

Un live dei Dillinger Escape Plan è uno spettacolo assoluto ed estremo, sia per gli occhi che per le orecchie. È energia devastante, personale, forte e suggestiva. Colpisce con forza in profondità per resa tecnica e impatto scenico ed è triste pensare che questo tour sia l’ultima occasione per poterli vedere dal vivo. Preferiamo sperare che non sarà effettivamente così, continuando a calcolare l’infinito.

(pubblicato su www.rocklab.it)

The Dandy Warhols @ Monk Club (Roma) – 17 febbraio 2017

The Dandy Warhols

Attitudine e visual:
Quella dei The Dandy Warhols è una carriera che cavalca gli anni Novanta e i Duemila su uno sfondo sonoro tutto americano e ispirato da Velvet Underground, Beach Boys, Shadows, Beatles e Rolling Stones. È il loro alt-rock a dipingere il palco del Monk Club con immagini ritmiche variegate che vanno dall’indie-rock al garage, fino allo shoegaze, senza disdegnare incursioni psych.

Un live che rivela sul palco, e in maniera più che esaustiva, le diverse anime della band, lambendo territori diversi e alternando istanti più ruvidi e graffianti a freschezze melodiche. Ripercorrendo buona parte della loro carriera, Courtney Taylor-Taylor e soci edificano così un concerto fatto di attimi dall’indole pop e giocosa, ma anche da momenti lisergici: mescolando a più riprese la melodia lineare alle acide distorsioni.

Audio:
Buona nitidezza sonora che ben restituisce le differenti sfaccettature armoniche del sound dei The Dandy Warhols.

Setilist:
Il tour di supporto dell’ultimo album Distortland, dal quale vengono pescati i brani STYGGO, le derive sghembe di You Are Killing Me e il midtempo Catcher in the Rye, è anche l’occasione per ascoltare altri pezzi della lunga carriera della band. Si parte infatti con le atmosfere lisergiche di Be-In per passare alle note scanzonate di Not If You Were The Last Junkie On Earth, e procedere con Crack Cocaine Rager, Get Off, I Love You, Plan A, Holding Me Up e GodlessEvery Day Should Be A Holiday e Welcome to the Monkey House vengono invece eseguiti in solo da Courtney Taylor. Non poteva infine mancare a loro hit più celebre, Bohemian Like You, e il brano We Used To Be Friends.

Pubblico:
Un pubblico di fan incalliti, di certo non della prima ora, di fedelissimi e di amanti di certe atmosfere anni Novanta, pronti a dondolare sulle note proposte live dalla band.

Conclusione:
Un live gradevole che funge quasi da compendio alla carriera musicale dei The Dandy Warhols e che conserva, ed esprime al meglio, quell’attitudine un po’ wierd e un po’ da hit patinata e briosa tipica del gruppo.

(pubblicato su www.rocklab.it)