Alejandro Jodorowsky. l’immaginazione come terapia

“Tentai di materializzare l’astratto.
L’odio: cornucopia chiusa in un forziere di cui abbiamo perduto la chiave.
L’amore: strada dove le nostre impronte invece di seguirci ci precedono.
La poesia: escremento luminoso di un rospo che ha inghiottito una lucciola.
Il tradimento: persona priva di pelle che si muove saltellando da una pelle all’altra.
La gioia: fiume pieno di ippopotami che spalancano le fauci azzurrine per offrire i diamanti che hanno trovato scavando nel fango.
La fiducia: danza senza ombrello sotto una pioggia di pugnali.
La libertà: orizzonte che si stacca dall’oceano per volare formando labirinti.
La certezza: una foglia solitaria divenuta il rifugio di un bosco.
La tenerezza: vergine vestita di luce che cova un uovo violaceo.”
Dal libro “La danza della realtà”

In questa puntata di Ida Sta A Mille! perlustriamo il complesso e surreale mondo di Alejandro Jodorowsky, analizzando i suoi film e i suoi atti psicomagici attraverso gli occhi della protagonista Leandra.

L’immaginazione come terapia, l’arte come guarigione, come gradino più alto di conoscenza del Sè, come espediente più sublime per scardinare i limiti imposti dal razionale e raggiungere una comprensione superiore della propria esistenza. Questa è la Psicomagia ideata da Alejandro Jodorowsky in poche parole:

“Questo è un linguaggio che l’inconscio è in grado di comprendere. Nella psicoanalisi tradizionale non si fa altro che tentare di decifrare e interpretare con il linguaggio corrente i messaggi inviati dall’inconscio. Io agisco al contrario: invio messaggi all’inconscio utilizzando il linguaggio simbolico che gli è proprio. Nella psicomagia spetta all’inconscio decifrare l’informazione trasmessa dal cosciente”(1)

In questa puntata Leandra si addentrerà tra le spire surrealiste della sua cinematografia, tra le selve emotive di questa sua forma d’arte psicomagica, cercando di guardare la realtà da un punto di vista altro, con un occhio sempre rivolto ai luoghi più inesplorati dell’inconscio che, come lo stesso Jodorowksy afferma: “non è scientifico, ma artistico”.

Fluttuare tra i pensieri, a metà strada tra realtà tangibile e percezione falsata delle idee, senza distinguerne i contorni: Leandra spesso si sente in questa sorta di limbo, mentre il quotidiano si evolve ora dopo ora. Il più delle volte si affida ai Tarocchi per cercare di soverchiare i suoi archetipi interiori, per avvicinarsi all’altro e al suo stesso inconscio, per avere una guida in grado di offrire una parola magica confortante, mentre ripensa alle parole di Jodorowsky:

“Per mezzo secolo, i Tarocchi sono stati la mia amante, la mia guida, la mia struttura…(2) Nei tarocchi ci sono ventidue arcani maggiori. Ciascuno dei ventidue arcani dei Tarocchi marsigliesi è disegnato all’interno di un rettangolo composto da due quadrati. Il quadrato superiore può simboleggiare il cielo, la vita spirituale, mentre quello inferiore la terra, la vita materiale. Al centro del rettangolo s’iscrive un terzo quadrato che simboleggia l’essere umano, unione tra la luce e l’ombra, ricettivo verso l’alto, attivo verso la terra”(3)

Un giorno Leandra si rende però conto che ha bisogno di un gesto forte, di un atto costruttivo e positivo che le consenta di andare oltre se stessa, il suo passato e i suoi ostacoli genealogici (4). Decide così di esplorare la totalità del suo essere e delle cose spingendosi verso un gesto “anarchico” , molto vicino agli intenti del Movimento Panico (5), verso visioni dall’animo surrealista, superando così definitivamente la barriera di cesura logica della sua coscienza. Dopo aver incontrato una guaritrice di nome Paquita (6) ed essere stata ammaliata dalle sue suggestioni, decide di intraprendere la strada della Psicomagia di Jodorowksy. I gesti privi di logica ma pregni di impatto emotivo, quelli che Jodorowsky chiama atti effimeri, nella mente di Leandra assumo pian piano il sapore delle sue stesse pellicole, di istanti rubati al cinema e capaci di spezzare la sua quotidianità. Per lei le cinque tappe di questa forma artistica di psicoterapia si tramutano in sogni lucidi di una vita che, per agire nella realtà, deve divenire “Atto filmico” metafora del suo inconscio da annullare per “guarire “dalle costrizioni e per vedere spontaneamente un oltre precluso attraverso la sperimentazione personale, materializzando l’astratto.

1 Da Psicomagia – Una Terapia Panica
2 Da La Via Dei Tarocchi
3 Da La Danza della realtà
4 La psicomagia parte da una riflessione sulla rilevanza delle influenze esercitate dall’infanzia e quindi dalla propria famiglia sul proprio modo di vivere la vita, pertanto per guarire occorre, grazie alla psicogenealogia, rimuovere l’“ostacolo genealogico”: “Se la famiglia che vive dentro di noi ancorata alla memoria infantile è alla base del nostro inconscio, allora dobbiamo far evolvere ogni nostro parente trasformandolo in un archetipo. Dobbiamo innalzarlo al nostro livello di coscienza, dobbiamo esaltarlo, immaginarlo nell’atto di dare il meglio di sé stesso. Tutto ciò che diamo a lui lo diamo a noi. Ciò che gli neghiamo, lo neghiamo a noi”.
5 Movimento Panico (Mouvement Panique) è un collettivo artistico formato da Fernando Arrabal, Alejandro Jodorowsky e Roland Topor a Parigi nel 1962. Il movimento, di ispirazione post- surrealista, prendeva il nome dal dio Pan e fu influenzato da Luis Buñuel e dal “teatro della crudeltà” di Antonin Artaud. Gli eventi teatrali del movimento erano progettati per essere scioccanti e violenti e miravano a liberare le energie distruttive in cerca di pace e bellezza proprio partendo dall’idea di surrealismo come linguaggio artistico che utilizza simboli inconsci capaci di produrre una suggestione profonda e persistente in chi osserva l’opera.
6 Alejandro Jodorowsky negli anni Sessanta entra in contatto con una guaritrice messicana, Paquita. Vede in lei un modo di agire analogo a quello surrealista. I metodi che utilizza per guarire i suoi pazienti non hanno nessun valore dal punto di vista della medicina tradizionale, ma la forza di suggestione che li pervade è tale da portare spesso il paziente a reagire e a intraprendere egli stesso la strada per una guarigione o per un’accettazione serena della malattia. Dopo questo incontro Jodorowsky, profondamente affascinato dai metodi di cura di Paquita così fittizi eppure così psicologicamente appaganti e necessari, elabora la Psicomagia.

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Atto poetico
Leandra inizia ad ascoltare e interrogare il suo labirinto emotivo, senza interpretare, lasciandosi trasportare da visioni sospese, abbandonandosi alla profondità delle sue esperienze e camminando ad occhi chiusi “sempre in linea retta senza preoccuparsi degli ostacoli, agendo come se non esistessero” (7) . Mentre le immagini in bianco e nero de “Il Paese Incantato” (8)scorrono sulla parete bianca di un video proiettore immaginario, vuole scavalcare i suoi muri interiori e creare il suo Atto poetico (9) , generare una realtà altra in seno a quella ordinaria, realizzare un gesto simbolico per frantumare volutamente degli schemi.

Il miraggio di una felicità lontana si materializza nella ricerca di un oltre astratto chiamato Tar, attraversando tundre di macerie e rovine, rupi di un passato che valica l’evoluzione del presente. È un viaggio insostenibile il suo, circolare, che sembra ricondurre a uno stesso luogo (10), mentre una ragazza distesa desina un fiore e diviene burattino di una prigione fatta di allucinazioni, bambola di purezza infantile e umanità violata (11). Leandra continua ugualmente a inseguire le sue chimere, scortata da due anime bambine, Fando e Lis. Se Fando palesa le sue debolezze affermando: “Io non so proprio perché lotto e se lo sapessi non so se avrei la forza di vincere” (12), scoraggiandola, è Lis a darle la forza di continuare. “Se Tar non esiste vuol dire che lo inventeremo noi”(13) dice. L’esplorazione di Leandra è un bisogno estremo che deve procedere nonostante tutto, speranza di un’evasione dal dolore e dalla realtà stessa ed è necessario solcare gli abissi della sua psiche, divorando nel vuoto eterno la stessa difficoltà di una ricerca infinita. Per andare avanti si lascia trasportare dalla poesia dell’incanto del momento, un miracolo che, nonostante tutto, sarebbe riuscito a cambiare la sua visione del mondo.

7 Da Psicomagia: Una terapia panica
8 “Il paese incantato” è il primo lungometraggio di Jodorowsky, liberamente tratto dalla pièce teatrale del 1964 dello spagnolo Fernando Arrabal e narra la storia di due innamorati, Fando e Lis, che si mettono in viaggio alla ricerca di Tar, il “paese incantato”. Il film viene inteso idealmente come inizio di un percorso, il punto di partenza da cui partire per poi andare oltre.
9 L’atto poetico è il primo dei cinque atti psicomagici codificati da Jodorowsky. “L’atto Poetico” è la prima grande esperienza che porta lo stesso Jodorowsky a consacrare la propria vita alla poesia, portandolo a trasformare ogni azione in un gesto simbolico che mira alla rottura degli schemi. Ispirati al motto futurista “la poesia è azione” di Marinetti, questi gesti volevano “evidenziare il lato imprevedibile del mondo reale, contrario al rigido mondo dei nostri genitori”. Un atto poetico crea infatti “un’altra realtà in seno alla realtà ordinaria” però non deve mai arrecare danno alle persone, anzi “deve provocare un’impressione sempre positiva”. La poesia d’azione, o atto poetico, conduce letteralmente a fare cose di natura stravagante, come ad esempio camminare in linea retta per attraversare il paese senza mai deviare dalla propria strada.
10 Anche nel film i due protagonisti sembrano vivere in una sorta di labirinto ritrovandosi sempre al punto di partenza
11 Immagini del film che si mescolano a una interpretazione dello stesso
12 Frase del film
13 ibidem

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Atto Teatrale
La poesia ora più che mai doveva tramutarsi in azione, doveva essere rappresentata in forma strutturata per aprirsi all’altro, a un ipotetico pubblico con tutta la sua forza surreale ed eversiva (14).

Il suo teatro d’avanguardia, il suo palcoscenico immaginario diviene così una sfera magica che proietta ombre su un deserto senza nome (15) in cui un pistolero di nome El Topo (16) esorta un bambino nudo a seppellire nella sabbia il suo primo giocattolo, insieme a una foto di sua madre dicendo: “Hai sette anni, sei un uomo” (17). In lei esplodono sensazioni contrastanti, che sembrano imprigionare il suo cuore tra fotogrammi di mani che scavano la terra (18). Una voce fuori campo intanto dice: “La talpa (El topo) è un animale che scava gallerie sottoterra, in cerca del sole, a volte la strada lo porta in superficie. Quando vede il sole diventa cieco” (19) , ma Leandra vuole trovare la via della luce, anche a costo di vivere nel buio per sempre, scandagliando il senso più primordiale della vita, lasciandosi trasportare da tutti e cinque i sensi.

Nella traversata interiore tra le dune sabbiose dell’esistenza, Leandra incontra violenza, inganno e morte. Scorge poi una donna di nome Mara (20), che convince El Topo a sconfiggere i Quattro Maestri del deserto (21) come pegno d’amore. Come un occhio che incornicia il triangolo del destino (22), Leandra comprende che, proprio come per El Topo, è arrivato il tempo di una realizzazione spirituale forte, di morire per rinascere e vedere tutto in maniera differente, entrare nella sua caverna interiore, disintegrare l’Ego per poi risalire in superficie e approfondire la sintesi suprema del vero con le palpebre spalancate di fronte a ogni cosa.

Come d’incanto il subconscio di Leandra si trasforma e vive di allucinazioni. È come un albero sul quale è posato un uomo nudo con gli occhi attoniti sul passato e una doppia croce di Sant’Andrea che grava sul futuro. È un volto macchiato di sangue pronto a sgorgare ancora, un elefante sventrato, un corpo da circo mutilato, una voce bambina senza parole bloccata in un manicomio assieme ai fantasmi di un inconscio da frantumare. É la catarsi; è un rapace tatuato sul petto che vola libero nella dimensione del sogno (23).

Atto onirico (24)
I sogni nei quali Leandra vuole immergersi non vanno spiegati ma semplicemente vissuti. Lei sa benissimo che bisogna essere coscienti, rimanere lucidi, perlustrare ma con distacco, agire senza immedesimazione. Nel suo peregrinare attento tra le profondità nascoste del suo sogno lucido, viene catapultata tra i colori e le suggestioni indiane (25), e poi all’interno di una fiaba dai contorni sfocati, immersa in una cloaca oscura tra tarocchi e alchimie varie, acque che scorrono in diluvi universali atti a purificare l’anima (26).

17 Frase del film
18 Ibidem
19 Ibidem
20 “El Topo” è un film che ingloba anche alcuni riferimenti alla cultura giudaico-cristiana. Mosè è il primo riferimento che viene fra l’altro verbalizzato. El Topo stesso incarna un cristo sui-generis e il sangue che scorre è come ideale inchiostro sulle sacre scritture. C’è inoltre un chiaro rimando anche alle tentazioni di Cristo nel deserto, quest’ultimo inteso anche come metafora del percorso interiore del protagonista. Nella parte iniziale del film il quartier generale dei banditi si trova all’interno di un monastero francescano, preso in ostaggio da un colonnello che assumerà le sembianze “papali” durante l’evolversi di alcune scene. È presente anche il rito-mito della trasgressione che, come in molte culture e ad esempio quello di Eva e del serpente, viene verbalizzato dalla donna. E ad assumere questa funzione è infatti nel film la donna di El Topo, Mara, che nel frattempo è stata battezzata simbolicamente e alla quale l’uomo ha dato il nome di “Acqua amara”, dall’acqua di uno stagno dove si fermano a bere. In un’altra scena la donna gli sussurra che non lo ama poiché lui ancora non gli ha dato una prova d’amore. Questa prova deve consistere nell’uccisione di altri quattro pistoleri, i più forti pistoleri del deserto, i quattro maestri.
21 La donna come tentazione, i quattro maestri di pistola come apostoli. Essi rappresentano simbolicamente la parte inconscia di El Topo e la sua lotta per la realizzazione spirituale e interiore. I Maestri sono Quattro: il Maestro Cieco, il Maestro dalle Mani Divine, il Maestro dei Cento Conigli, il Maestro Eremita. Essi però non possono illuminare o salvare fino in fondo. Tutti inoltre sono circondati da un recinto che si supera senza fatica, ma al cui interno si genera solo morte. La Torre Bianca del Maestro Cieco crollerà, l’Isola di Sabbia del Maestro dalle Mani Divine se la mangerà l’acqua, il recinto del Maestro dei Cento Conigli prenderà fuoco, e il Deserto senza Fine del Maestro Eremita sparirà nel vento. Allo stesso modo il duello, che dovrebbe permettere, tramite la morte sacrificale, l’avvento del mistero, non si rivela che un inganno perché El Topo non svelerà nessun mistero se non la consapevolezza del proprio essere.
22 L’immagine dell’occhio racchiuso all’interno di un triangolo, l’Occhio della Provvidenza, l’occhio Alchemico e figura importante per diverse filosofie del Mondo è spesso presente nei film di Jodorowsky e anche in “El topo”. La città che rappresenta “la luce”, che rende cieca la talpa risalita in superficie e che è dominata da una classe borghese dai connotati mostruosi e abnormi, che va in chiesa a pregare rimanendo però assoggettata a ritualismi fini a sé stessi, ha questo simbolo che tappezza le strade, l’interno degli edifici, ogni cosa.
23 Interpretazione per immagini e contenuti del film sanguinoso, splatter e visionario, “Santa Sangre”. Jodorowsky disse che “Santa Sangre” era il preferito dei suoi film perché parlava di sentimenti, non di idee, e secondo le sue intenzioni, voleva che il film portasse i suoi spettatori a sentirsi come il ragazzo della storia, Fenix, che si trova ad assistere a cose molto più atroci di quelle che può veramente gestire. Come disse Jodorowsky, “Non c’è nessuna lettura intellettuale NEL film…va direttamente al subconscio.” Il film è il quarto lungometraggio di Jodorowsky, scritto assieme a Claudio Argento e Roberto Leoni, e musicato da Simon Boswell, ai tempi già noto compositore di colonne sonore per Lamberto Bava e Dario Argento. A differenza dei precedenti “El Topo” e “La Montagna Sacra”, in cui Jodorowsky aveva supervisionato la stesura dei brani, la colonna sonora di “Santa Sangre” è affidata interamente a Simon Boswell, messo in contatto col regista tramite Dario Argento. “Santa Sangre” è un viaggio di sangue, amore e morte nella follia di un uomo che si ritrova suo malgrado vittima di un ingranaggio crudele e beffardo. Il film può considerarsi idealmente diviso in due tronconi. Nella prima parte conosciamo Fenix che all’inizio si trova nudo su un albero e poi, tramite flashback, lo vediamo trascorrere un’infelice infanzia nel circo del padre Orgo e della madre Concha, una trapezista che si esibisce sospesa nell’aria, trattenuta solo dai suoi capelli. È anche una fanatica religiosa, capo di un culto che adora una santa senza braccia, i cui arti superiori erano stati tagliati da due uomini che l’avevano assalita e violentata. Il simbolo del culto è un’immagine di due braccia tagliate, messe una sull’altra, a forma di doppia croce di sant’Andrea. Il sangue di questa santa è chiamato Santa Sangre, sangue santo, ed è conservato in una piscina in una chiesa. Orgo inoltre pensa che, per iniziare il viaggio nell’età adulta, il figlio Fenix debba avere un tatuaggio e così incide brutalmente un aquila sul suo petto. L’unica amica del bambino è la coetanea Alma, mima sordomuta, figliastra di un’altra attrazione del circo, una donna interamente tatuata. Proprio quest’ultima seduce Orgo, portando la moglie dell’uomo a reagire violentemente. Concha infatti versa dell’acido sul marito che, prima di morire, amputa alla donna gli arti superiori. Fenix assiste alla scena. Questo shock dell’infanzia ha portato Fenix alla pazzia, infatti si trova in manicomio. Un giorno sua madre ritorna all’improvviso spingendolo alla fuga. Nella seconda parte, Fenix adulto fugge dal manicomio e inizia a compiere una serie di orrendi delitti sotto l’influenza del fantasma mutilato della madre. Nella pellicola forte è anche il “dramma edipico”, l’idea di schiavitù emotiva e fisica di un figlio nei confronti della madre attraverso la simbologia delle braccia sottomesse e poi libere, che prima danno sangue e poi diventano ali. Anche in questa pellicola ricorre poi il tema dell’ossessione religiosa, unito a una spiccata attitudine anti-borghese. Tra le scene cult sicuramente c’è quella del funerale di un elefante il cui cadavere viene smembrato da bambini affamati.

24 Nell’Atto onirico, che in un certo senso fonde insieme le teorie di Castaneda e quelle di Jung, interpretare il sogno non vuol dire spiegarlo ma, come lo stesso Jodorowsky afferma: “continuare a viverlo in uno stato di veglia per capire dove ci porta”. La fase successiva, che supera ogni tipo di interpretazione, consiste nell’entrare nel sogno lucido, in cui si è coscienti del fatto che si sta sognando, e questa consapevolezza ci dà la possibilità di lavorare sul contenuto del sogno … nella vita come nel sogno, per rimanere lucidi bisogna prendere le distanze, agire senza identificarsi con l’azione…Ciò che ci intimorisce perde qualsiasi potere nel momento in cui spettiamo di combatterlo.” Tusk” e “Il ladro dell’arcobaleno”, altri film di Jodorowsky forse minori all’interno della sua filmografia ma non privi di intensità e magia, fungono semplicemente da contorno ai Sogni lucidi di Leandra nel vivere il suo Atto Onirico.
25 Velati richiami a Tusk, che è un film tratto da un romanzo di Reginald Campbell. La sceneggiatura è stata scritta a quattro mani dal regista con l’autore del libro, Nicholas Niciphot e Jeffrey O’Kelly, e racconta la storia di una giovane ragazza inglese e di un elefante indiano, che condividono un destino comune. Non mancano rimandi alle opere precedenti come il bagno degli elefanti, che sembra richiamare quello di “Santa Sangre”.
26 Ne “Il ladro dell’arcobaleno” il ladruncolo Dima (Omar Sharif) vive con il criminale Meleagre (Peter O’Toole), un personaggio che alloggia in una stanza adibita a laboratorio alchemico ricavata nei cunicoli nella rete fognaria. Compagno di Meleagre è il suo cane Chronos, o meglio la sua spoglia imbalsamata, che prende vita grazie alle doti di ventriloquo del suo padrone. Dima procura il cibo e quanto occorre alla sopravvivenza di sé e del suo padrone mediante piccoli furti, nell’attesa di quell’immensa fortuna in oro che Meleagre gli ha promesso, essendo questi nipote ed erede di un eccentrico milionario in coma (Christopher Lee) .L’eredità andrà però a delle prostitute di un bordello, a condizione che queste si prendano cura dei suoi cani, rimasti orfani. Dima reagisce lasciando Meleagre e salendo su un treno che porta in salvo gli abitanti della città, colpita da un violento nubifragio. Ma all’ultimo momento, quando il treno è in movimento, l’immagine dell’amico in pericolo spinge Dima a correre in suo aiuto. Lo troverà adagiato sul proprio letto, con in mano il suo mazzo di tarocchi. In questa sorta di commedia dell’assurdo, di grande impatto resta la scena della catastrofica alluvione con il suo significato latente: quello della potenza dell’acqua purificatrice che viene a spazzare via una tempesta interiore.

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Atto magico (27)
Arrivata quasi alla fine del suo percorso psicomagico, Leandra comprende che è arrivato il momento di affidarsi al suo inconscio, di ascoltare la forza primitiva del suo linguaggio, divenendo sciamana di se stessa. Sarà proprio lei a trasformare il sogno in magia, a divenire strega della parola, maga dell’immagine e dei suoi stessi desideri, modellandoli al punto tale da provocarne la realizzazione.

Ora il suo cammino passa attraverso le spoglie di un ladro simile a Cristo, di un corpo ancora legato alla Natura con un fiore nel palmo della mano, mentre la sua macchina da presa personale si focalizza su una carta dei Tarocchi, il Matto (28), monito che l’aiuta a focalizzare il momento per uscire fuori dal campo razionale delle idee.

Attraverso le vicende di quest’uomo, Leandra attuerà la sua trasformazione alchemica, che la porterà altrove, dentro e fuori di sé, verso l’immortalità. Tramite lui affronterà imprese ardue, varcherà luoghi ameni e sconosciuti, facendo volare il suo ego primitivo come tanti palloncini leggeri in viaggio verso la conoscenza (29).

Il ladro spinge i pensieri di Leandra all’interno di una torre (30) altissima in cui c’è un alchimista a volte vestito di bianco e a volte di nero, sorta di proiezione dell’yin e dello yang duale della sua esistenza, che dice: “Non sei che merda, puoi cambiare te stesso in oro” (31). Dopo un profondo processo di purificazione dei chakra, il Maestro dona a Leandra, ormai quasi reincarnata nel suo tramite, quattro oggetti: un bastone, una spada, una coppa e un medaglione d’oro (32). L’alchimista attua poi su di lei la vera iniziazione, trasformando i suoi escrementi in oro e poi invogliandola a frantumare la sua coscienza trasparente, rompendo una pietra di forma triangolare posta su di una base cubica dalla quale verrà rivelato il blu dell’anima (33).

Infine viene introdotta al cospetto di altri sette discepoli nella stanza dell’Enneagramma della personalità, che sembrano richiamare i sette pianeti del Sistema Solare (34). Davanti ai suoi occhi le debolezze di questi personaggi vengono analizzate ed eliminate al fine di scoprire i segreti più profondi della spiritualità mentre una voce che dice: “La gente non vuol essere amata per quello che è, ma per quello che sembra” (35) si allontana sempre di più divenendo invisibile alle orecchie.

Solo dopo avere abbandonato il piano materiale e bruciato l’aspetto materico della realtà, giunge per Leandra il tempo di scalare la sua montagna sacra (36) al fine di effettuare una reale catarsi dell’Io. La scalata, con l’aiuto dell’Alchimista, può finalmente iniziare, oltrepassando i limiti imposti dalla corporalità individuale, rinnegando le convinzioni errate che gli erano state imposte e che si erano impossessate della sua mente.

27 Con l’atto magico Jodorowsky si è chiesto chi “fosse l’artista benefico, il mago buono, capace di creare opere d’arte dotate di forze così positive da indurre l’osservatore all’estasi”. “Nella psicomagia spetta all’inconscio decifrare l’informazione trasmessa dal cosciente”; “E se ti rivolgi all’inconscio con il suo linguaggio, ti risponderà subito” in quanto “in ogni adulto, perfino in quello più sicuro di sé, dorme un bambino desideroso d’amore, e che il contatto fisico è più efficace di qualsiasi parola per stabilire una relazione di fiducia e rendere il soggetto disponibile a ricevere”. Se a questo aggiungiamo che quando uno stregone “finge un’operazione, il corpo umano reagisce come se fosse sottoposto ad un intervento autentico” ci avviciniamo a comprendere le basi psicologiche su cui si fonda l’efficacia della magia. Il segreto degli sciamani è quello di sapere “come rivolgersi direttamente all’inconscio tramite il suo linguaggio, (…) attraverso le parole, gli oggetti o le azioni.” “In tutte le culture si ritrova il concetto della forza della parola, la convinzione che l’espressione di un desiderio in una determinata forma possa provocarne la realizzazione”.
28 Dopo aver incontrato nel 1998 a Parigi Philippe Camoin, discendente diretto della famiglia Camoin, e ultimo tipografo marsigliese del Tarocco di Marsiglia, Jodorowsky ne attuò il restauro delle Lame restituendo la simbologia alchemica originaria. Un lavoro che lo portò ad affermare: “Con l’aiuto di fatti segreti che riguardano la loro storia, la loro fabbricazione, la loro tradizione, il loro simbolismo e con l’aiuto di stampi originali, noi siamo stati i soli a poter restaurare i Tarocchi di Marsiglia originali”. Il restauro che ci consegna i Tarocchi così come li conosciamo oggi, toccò oltre che alcuni simboli anche e soprattutto i colori che, negli anni 1860 – 1880, l’antenato di Camoin, ultimo mastro cartaio di Marsiglia, era stato costretto a inventare per adattarlo alle macchine del tempo che riuscivano a stampare solo quattro colori al massimo a specchio, ossia rovesciati. Questo costrinse loro a modificare i colori del gioco di Nicolas Conver del 1760. Ne “La Montagna Sacra”, ad inizio film accanto all’uomo vestito di stracci, simile a Cristo, con un fiore nel palmo della mano e riverso nella sporcizia compare una carta dei Tarocchi: Il Matto. Quando poi la macchina da presa stringe su di essa le carte diventano due, una sovrapposta all’altra, identiche ma differenti nei colori. In questa simbologia filmica viene rispecchiato anche il ruolo del Matto all’interno dei Tarocchi stessi, che può essere indifferentemente considerato, in maniera circolare, l’ultimo o il primo del mazzo. All’interno del percorso filmico il Matto rappresenta inizialmente la figura dell’uomo incosciente, schiavo della materia e delle circostanze, per poi divenire l’uomo libero che ha raggiunto la piena consapevolezza delle cose e che procede lungo il sentiero della propria esistenza, conscio della caducità delle opere umane, ma anche pronto a rivelarsi “Mago” (l’arcano successivo), iniziato in pieno possesso delle proprie facoltà psichiche e morali. “La Montagna Sacra” (La montaña sagrada) è un film nel quale il regista ha partecipato anche in veste di attore (l’alchimista/mago), compositore, scenografo e costumista. Il film è stato prodotto da Allen Klein, manager dei Beatles, ed è stato interamente finanziato da John Lennon e Yoko Ono dopo che i due avevano gestito la distribuzione del western surrealista “El topo” in America. La pellicola racconta di un ladro, molto somigliante alla figura di Gesù Cristo, che dopo molte disavventure fugge in cima a una torre che si rivelerà poi un laboratorio di un misterioso alchimista. Dopo aver preso parte a vari riti iniziatici l’alchimista gli presenta sette persone, le più potenti della Terra, che, insieme a loro, rappresentano le nove concezioni di vita indicate dall’Enneagramma della personalità. Insieme dovranno raggiungere la Montagna Sacra, dove ci sono nove saggi che conoscono il segreto dell’immortalità. Il loro scopo è di eliminarli e di prendere il loro posto, ma una volta arrivati lì scopriranno una verità altra. “La Montagna sacra” è un film che scaraventa sullo schermo violenza, richiami sessuali espliciti, feticci di ogni genere, metafore cristologiche e bibliche (come la processione di prostitute bambine, un vescovo a letto con un crocifisso, l’uomo su una croce a forma di Tau, e bersaglio di una fitta sassaiola da parte de bambini nudi (gli Élohìm)) e simbolismo spirituale (la purificazione dell’anima attraverso i chakra, i pensieri occulti della magia nel “volere, osare, potere e tacere”, la teoria alchemica dei tarocchi), portandoli all’estremo del visibile stesso. È nella provocazione visiva carica di potere visionario, dunque, che sta il fulcro semantico dell’intero film, all’interno di un atto rituale che conduce il protagonista a liberarsi dell’Io atavico (il nano all’inizio del film sta a rappresentare proprio l’aspetto primordiale dell’Ego) per riappropriarsi della realtà, alla ricerca del sé. È in definitiva un’esperienza di trasformazione, di sincretismo alchemico/religioso volto alla trascendenza e alla denuncia di quegli archetipi umani del comando e della religione che conducono l’umanità stessa alla mercificazione e alla violenza.
29 La scena della liberazione del calco di Cristo in aria, mediante palloncini, ha un significato molto profondo: quello dell’abbandono dell’ego del protagonista ormai pronto ad approfondire la sua conoscenza spirituale. I palloncini sono blu e rossi, colori molto usati nei Tarocchi.
30 Anche qui c’è un richiamo ai Tarocchi, con la Torre, sedicesimo arcano che qui è il luogo di iniziazione. Curiosità: nel film vediamo una copia personale dei tarocchi del regista.
31 Una delle frasi cult del film
32 Gli oggetti simboleggiano rispettivamente i quattro doveri dell’iniziato secondo Eliphas Levi: sapere, osare, volere, tacere, nonché gli Elementi fondamentali, Acqua, Aria, Fuoco e Terra. Sono anche gli stessi oggetti tratteggiati nella lama dei Tarocchi del Mago. E così Il Bastone che gli viene posto fra le gambe con la parola “Sapere” è il simbolo del lavoro, dello sforzo a superare gli ostacoli e le prove, tra rappresentazioni falliche e organiche. La Spada che gli viene posta sotto il braccio all’altezza del cuore accompagnata dalla parola “Osare”, è il sigillo dell’infinito, dell’equilibrio conquistato e necessario per la realizzazione dell’Opera; è il Thiphereth dell’albero sephirotico. La Coppa che gli viene posta fra le mani accompagnata dalla parola “Volere”, è il simbolo della mescolanza dei sentimenti che partecipano alla felicità o infelicità, a seconda che ne diventiamo padroni o schiavi. È anche un luogo di raccolta di energie di cui la coppa è strumento e che il Matto dei Tarocchi sorregge quale dote chiusa nel fagotto che porta sulle spalle. La Moneta d’oro che gli viene poggiata sulla fronte, facendola precedere dalla parola “Sapere”, rappresenta le mete realizzate, le opere compiute, la somma delle potenze conquistate attraverso la perseveranza e la volontà.
33 Scene del film
34 I sette personaggi/pianeti rappresentano in un certo senso il mezzo mistico attraverso il quale Jodorowsky critica anche alcuni aspetti della società e le forme più subdole di mercificazione. Da Venere arriva un industriale che crea maschere e in esso si cela la critica all’estrema rivolta verso il lato esteriore della vita. Da Marte c’è una donna che fabbrica e vende armi mistiche e produce droghe per deliri d’onnipotenza e cela una critica verso le guerre di ogni genere. È di Giove un uomo che costruisce macchine erotiche con vagine meccaniche che dovrebbero sollecitare l’orgasmo. Di Saturno è un produttore di giocattoli da guerra che serviranno a elaborare i giochi più adatti a condizionare i bambini fin dalla nascita insegnandogli a odiare il proprio nemico, invitandoli alla guerra. C’è poi un uomo che viene da Urano, che è consigliere economico di un fantomatico Presidente, e che per salvare l’economia del proprio paese suggerisce di sterminare quattro milioni di cittadini in cinque anni. Un altro viene da Nettuno, ed è un feroce capo della polizia. Il personaggio di Plutone è un architetto. Mercurio, il pianeta più vicino al sole, è la donna assistente del Maestro, perché è la più illuminata ed è colei che ha già subito il processo di iniziazione, mentre il protagonista simboleggia la Terra, perché rappresenta la componente più umana contrapposta al Maestro che è il Sole, simbolo di energia divina.
35 Frase del film del personaggio che interpreta Venere
36 Il film è basato sulla ‘Salita al Monte Carmelo’ del mistico spagnolo del cinquecento San Giovanni della Croce, fondatore dei Carmelitani scalzi, e su ‘Il Monte Analogo’, opera incompiuta del surrealista francese del ’900, René Daumal.

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Mentre continua lo sforzo ascetico alla ricerca della via del sé, confrontandosi anche con i mostri del suo passato, Leandrafrantuma finalmente la sua parete di finzione rendendosi conto che in fondo anche la vita e la verità sono a volte parte di una finzione più grande e che non rimane che cercare le risposte dentro se stessa, mentre l’alchimista le dice: “Più umani che mai… la realtà. Questa vita è realtà? No, è un film. Non siamo che immagini, fotografie. Romperemo l’illusione! Questa è magia! La vita reale ci attende” (37).

Atto Psicomagico (38)
È arrivato davvero il momento per Leandra di dedicarsi a un agire concreto e di trasformare tutta questa consapevolezza conscia e acquisita fino a quel momento in un comando tangibile dato all’inconscio, oltrepassando ogni resistenza e censura.

Leandra si separa definitivamente dal suo io illusorio, cercando il reale sentiero della vita, immergendosi tra le immagini della sua autobiografia immaginaria che danza libera tra le note della realtà (39), mentre una voce sussurra al suo sé bambino, scavando tra le immagini della sua infanzia per reinventarsi, per modellare le immagini del passato vivendo nel presente, sogno e realtà si confondono… “Tutto quello che diventerai lo sei già. Tutto quello che conoscerai, lo sai già. Quello che cercherai, ti sta già cercando, è in te.” (40) sente pulsare nell’orecchio e poi: “Rallegrati delle tue sofferenze è grazie a loro che arriverai a me …Tu e io non saremo stati altro che ricordi, mai una realtà. Qualcosa ci sta sognando. Abbandonati all’illusione… vivi!” (41).

Il filtro magico del cinema le ha dato la risposta, le ha diagnosticato la cura. Il presente di Leandra deve motivare il passato con uno sguardo rivolto in avanti, al futuro. Quel futuro che i Tarocchi non possono prevedere, ma sanno orientare. E così la finzione filmica si fa realtà e mantra di un’illusione immersa intensamente nel vivere. Perché in fondo non siamo altro che persone nell’immensa farsa della vita, che appare tanto oggettiva quanto magica.

37 Frase del film. Nella scena finale, i discepoli al posto dei Nove saggi trovano dei fantocci, mentre il ladro invece, raggiunto dall’amata, non arriverà alla cima perché sceglie di vivere una vita soddisfacente nella realtà rinunciando all’immortalità. Sul monte il Maestro svela il segreto ai discepoli: non è stata trovata l’immortalità ma la realtà stessa. Il viaggio è un mezzo utopico per far comprende altro, anche il fatto che a volte è necessario attraversare il confine che separa e unisce al contempo la realtà dalla finzione. Si rompe la quarta parete e l’illusione scenica, spingendoci a vivere nella realtà e a cercare dentro noi stessi, il tutto all’interno di una sorta di i finale da meta-cinema, in cui vengono rivelati il dispositivo cinematografico e il set attraverso uno zoom all’ indietro ordinato dal Maestro.
38 “Che tu abbia o non abbia fede (nell’atto ‘magico’ da compiere per ottenere un risultato psicoterapeutico), devi avere la volontà di seguire alla lettera le istruzioni (prescritte dallo ‘psicomago’)”. “Per risolvere un problema non basta identificarlo. Non serve a niente essere consapevoli se non si passa all’azione”. “La gente desidera smettere di soffrire, è vero, ma non è disposta a pagarne il prezzo, a cambiare, a cessare di definirsi in funzione delle sue adorate sofferenze”. Per vincere questa sorta di inerzia, serve assumersi la responsabilità di realizzare un’azione concreta, in grado di scardinare abitudini, automatismi e coazioni a ripetere: l’atto psicomagico diventa il mezzo per trasformare la consapevolezza conscia in un comando dato all’inconscio,perché solo la “collaborazione” dell’inconscio può guarire i nostri “blocchi” psichici. Jodorowsky ci racconta molti esempi di atto psicomagico, riporto il seguente perché è uno dei più brevi. “Un ragazzo si lamenta di ‘vivere tra le nuvole’, di non riuscire a ‘tenere i piedi per terra’ né ad ‘avanzare’ verso un’indipendenza economica. Prendo le sue parole alla lettera e gli propongo di trovare due monete d’oro e di incollarle alle suole delle scarpe, perché calpesti oro tutto il giorno. A partire da quel momento, scende dalle nuvole, mette i piedi per terra e comincia a camminare… In questo atto mi sono servito addirittura delle parole usate dal mio paziente.” In conclusione, la psicomagia parte dall’assunto che nessuna presa di coscienza di noi stessi vale a cambiarci a meno che non si sostanzi in un’agire concreto. Più o meno quel che comprese Freud quando prese atto che, a differenze delle sue prime supposizioni, per rimuovere una nevrosi (abreazione) non bastava rendere consapevole il paziente del trauma da cui s’era originata. Si tratta di un concetto implicito nel pensiero magico dello sciamanesimo, che opera proprio tramite riti che parlano direttamente “ai nostri dei”. Al pari dello sciamano uno psicomago prescrive un rito che usa il linguaggio simbolico dell’inconscio per comunicare direttamente con esso, superando e vincendo le censure e le resistenze della nostra parte conscia.
39 “Essendomi separato dal mio io illusorio, ho cercato disperatamente un sentiero e un senso per la vita”. Questa frase definisce perfettamente il progetto biografico di Alejandro Jodorowsky: restituire l’incredibile avventura e ricerca che è stata la sua vita. Il film è un esercizio di autobiografia immaginaria e interpretato da membri della sua famiglia. È stato inoltre girato, interamente in digitale, nella cittadina di Tocopilla in Cile dove Jodorowsky ha trascorso la sua infanzia. Sebbene i fatti e i personaggi siano reali, la finzione supera la realtà in un universo poetico dove il regista reinventa la sua stessa famiglia. La storia è dunque ambientata Nel Cile degli anni 40, dove il piccolo Alejandro passa le sue giornate nel negozio del padre violento e Stalinista. Unico angolo di conforto è sua madre Sara, perennemente improntata all’enunciare ogni parola liricamente, ma amorevole e colma di bontà. Mentre la figura di Ibanez si erge minacciosa sul paese, il piccolo Alejandro comincia a crescere e a conoscere per la prima volta la paura, la felicità, la morte e l’importanza della famiglia. Assistito e confortato dalla versione anziana di se stesso, il bambino inizia lentamente ad assistere alla Danza della Realtà, nella quale realtà e sogno devono combinano per riuscire a intraprendere il vero sentiero della vita. In questo film si esaltano le potenzialità dell’essere umano che, rifiutando i limiti imposti dalla ragione,riesce a risvegliare quella forza nascosta di trasformazione della vita che si trova in ciascuno di noi. Sicuramente La danza della realtà resta il film più personale del regista nel quale forte è il rapporto tra storia individuale e Storia collettiva e la dialettica tra spiritualità e materialismo. Spiega Jodorowsky «La Danza della Realtà non è solamente un film, ma anche una forma di guarigione familiare, poiché tre dei miei figli ci recitano dentro. Torno alla sorgente della mia infanzia, nel luogo stesso dove sono cresciuto, per reinventarmi. È una ricostruzione che parte dalla realtà ma mi permette di cambiare il passato. Abbiamo girato il film proprio nel paese della mia infanzia, Tocopilla, che non è cambiato da 80 anni a questa parte, nella via dove si trovava la bottega dei miei genitori. È il solo negozio che era bruciato in questa strada, e l’ho ricostruito per le necessità del film. Ho fatto alcuni altri ritocchi, ridipingendo il cinema o riparando l’asfalto della strada. Quando ero bambino questa città mi ha rifiutato a causa del mio aspetto fisico: avevo la pelle bianca, il naso a punta, mi chiamavano Pinocchio, ero figlio di emigrati ebrei russi nel bel mezzo di un territorio acquisito dalla Bolivia e popolato di indios. Ero dunque un mutante, per gli abitanti. Non avevo nessun amico e ho passato la mia infanzia chiuso in biblioteca a leggere tutti i libri che c’erano. Nel film faccio vedere come i bambini si burlavano del mio sesso circonciso. Grazie alle riprese del film e ai miglioramenti che abbiamo apportato alla città, sono diventato finalmente il salvatore, il figlio ideale di Tocopilla. Mi hanno rilasciato anche un diploma. Sono l’eroe che ha portato il filtro magico per salvare il suo popolo, e questo filtro magico è il cinema». E ancora “Nel film realizzo i sogni di mio padre e di mia madre, e io realizzo il mio sogno di riunirli di nuovo e di creare una famiglia».Nel film compaiono anche molti dei motivi cari al regista e ricorrenti anche in altri film come il misticismo, la redenzione, il sacrificio messianico del sé, la presenza costante degli emarginati, dei freaks, il circo, le figure dei tarocchi, le visioni cristologiche, la violenza gratuita e la cruda nudità.
40 Frasi del film
41 ibidem

Bibliografia:

Psicomagia. Una terapia panica. Conversazioni con Gilles Farcet – Feltrinelli editore, 1997
La via dei tarocchi – Feltrinelli editore, 2005
La Danza della realtà – Feltrinelli editore, 2006
Io e i tarocchi. Per imparare a conoscerli – Giunti Editore, 2007

Filmografia:
Il paese incantato (Fando y Lis, Messico, 1968)
El Topo (Messico, 1970)
La montagna sacra (La montaña sagrada, The Holy Mountain, Messico-Stati Uniti, 1973)
Tusk (Francia-India, 1980)
Santa Sangre (Sangue Santo, Messico-Italia, 1989)
Il ladro dell’arcobaleno (The Rainbow Thief, 1990)
La danza della realtà (La danza de la realidad, Cile-Francia, 2013)

Illustrazioni a cura di Marzia Grossi

(pubblicato su www.rocklab.it)

Ida Sta A Mille! – Björk: il grande abbraccio con madre natura

Ida Sta A Mille! è come un mondo sotterraneo. È un continuo work in progress di sperimentazione che, attraverso l’esercizio del linguaggio e la forza dei disegni, mira a svelare i retroscena più nascosti dell’universo musicale di un artista. Quei segreti spesso omessi e a tratti “magici”, che si celano dietro il suo immaginario sonoro, nella continua commistione di suono, parole e immagini, letteratura, arte e cinema: trapiantando il tutto in un racconto “sui generis” che solo sporadicamente si rivela fittizio, surreale e onirico, perché depositario dell’esperienza stessa dell’artista in questione. Ida Sta A Mille! cambia spesso sembianze e contorni, vive di “allucinazioni concrete”, muta così come cambia il modo stesso di percepire la musica dal profondo. Siete dunque pronti a vivere questa “osservazione musicale” non convenzionale, assieme al suo nuovo alter ego Leandra, e a seguire le sue “fantasmagoriche” avventure?. Leandra accompagnerà il lettore attraverso luoghi misconosciuti e sonorità familiari, tra visioni sommerse, enigmi da svelare e confini tutti da scoprire.

In questa puntata, Leandra proverà a scardinare le sovrastrutture della poetica musicale di Björk per condurvi in un viaggio a stretto contatto con la natura, alla scoperta dello spirito primigenio che ci lega a essa, mediante il rapporto fra uomo e ambiente naturale. Una vibrante visione pagana e animista di luoghi (come l’Islanda emblema per eccellenza della natura stessa) tanto ostili quanto protettivi. Vere forze generatrici che, come l’arte, albergano in ognuno di noi. La stessa Björk ha affermato:

L’Islanda è un posto dove se hai bisogno di una casa, tu vai e te la costruisci. Se hai bisogno di cibo tu lo cacci o lo peschi. Simile all’arte: se hanno bisogno di una canzone gli islandesi, loro vanno e la scrivono. L’arte non è messa su un piedistallo in Islanda. E’ parte della vita.

A TU PER TU CON LA NATURA


Io guaderò fuori

Finché le mie cosce restano immerse
In fiori in preda alle fiamme
Io prenderò il sole in bocca
E balzo nell’aria matura
Viva con gli occhi chiusi
Per lanciarmi contro le tenebre

Tra le curve appisolate del mio corpo
Dovrebbero entrare delle dita
Maestre di morbidezza
Con la semplicità delle ragazze di mare
Completerò il mistero
Della mia carne?
Completerò il mistero
Della mia carne?
La mia carne.

(Sun in My Mouth / Vespertine – dalla poesia “Wade” di E.E. Cummings)

Vegv°sir

Durante il Solstizio d’Estate Leandra ascolta spesso Sun in My Mouth di Björk canticchiandone le strofe quasi come un mantra, quasi sino a farle entrare nella mente e poi tra le viscere fino agli angoli più bui del suo cuore. Mentre lo fa, stringe forte al petto un amuleto norreno inciso su una placca d’argento, il Draumstafir [1]: artefatto capace di consentire a chi lo possiede la possibilità di sognare ciò che si desidera. Un bisogno, quello di cadere tra le braccia di Morfeo, che Leandra sente spesso: quello di scoprire in sogno ciò che ancora non è riuscita a comprendere da sveglia e di abbandonarsi alle sterminate visioni di una natura che sa essere madre e matrigna al contempo. E ogni volta riesce subito a sprofondare in un sonno profondo e atavico.

Nell’ultima “scorribanda onirica”, Leandra viene catapultata in un luogo che sembra quasi trovarsi alla fine del mondo: tra geyser eruttanti, ghiacciai gocciolanti e i brusii di acqua calda sgorgante. Rimane esterrefatta dalla maestosità dello spettacolo naturale che appare dinnanzi ai suoi occhi e, quasi senza motivo alcuno, balenano nella sua mente le parole di One Day:

Un giorno succederà. Un giorno, un giorno, tutto diventerà reale. Un giorno, appena sarai pronti. Quando potrai superarlo, l’atmosfera si farà più luminosa e due soli saranno pronti a splendere solo per te [2]

La pace viene però frenata quando è il sogno stesso, in cui lei volutamente ha deciso di rimanere intrappolata, a catapultarla altrove, in un bosco dove un orso la insegue gridando: “Se ti avvicinerai mai a un umano e al comportamento umano sii pronto, sii pronto a rimanerne confuso. Non c’è assolutamente, assolutamente alcuna logica nel comportamento umano ma è lo stesso, così… così irresistibile”[3]. La paura così prende il sopravvento e Leandra comincia a correre, cercando di depistare l’orso fino a che inaspettatamente non si ritrova a vagare tra immense distese; lei, sola, contro gli elementi della natura. Durante il suo peregrinare, si imbatte in una caverna e incuriosita entra al suo interno. Immediatamente sovrastata da una miriade di rumori, la sua voce diventa onomatopeica, un’intermittenza che rievoca Cover Me e Zing Boom[4] fuse insieme. Scorge un albero di betulla[5] che cresce tra gli anfratti rocciosi della caverna, intravedendo nell’ombra una donna vestita di bulbi luminosi che le sussurra qualcosa, mentre china su se stessa pianta bulbi nel terreno:

Il mio nome è Isobel, sposata con me stessa. Il mio amore è Isobel, vive per se stessa. In una torre di acciaio la Natura redige un accordo per far nascere un bellissimo inferno come me. [6]

Isobel ha tatuato sul braccio sinistro un simbolo, il Vegvísir[7], dice che le serve per non perdersi quando il tempo è così infausto da scagliarsi contro di lei. E proprio in quell’istante, mentre si siede accanto a Isobel, Leandra viene pervasa da una strana sensazione, come se la natura incontrollabile si fosse impossessata di lei, come se le forze prepotenti della stessa stessero attuando un meccanismo ancestrale sulla sua persona.

[1] Secondo la tradizione norrena il Draumstafir, doveva essere inciso su una placca d’argento o su del cuoio bianco durante la notte del Solstizio d’estate.
Questo simbolo serviva a permettere di sognare ciò che si desiderava. Anche Björk ha tatuato sul braccio un simbolo magico come questo, il Vegvísir, una specie di bussola che secondo la tradizione serviva per non perdersi durante il cattivo tempo. [2] Già dalle parole del brano One Day è possibile ravvisare i continui rimandi alla natura e a una visione in un certo senso “pagana” nella modalità di percepire il mondo. L’investigazione sulla natura sarà sempre cara dunque a Björk divenendo fondante album dopo album, a partire dall’album Glin-Gló (1990 – precedente al suo esordio da solista, contenente alcune peculiarità, oltre all’uso della lingua islandese, come il rito di passaggio, la relazione madre-figlia, gli elfi e i Trolls) passando per Homogenic, Vespertine sino ad arrivare a Volta e finendo con Biophilia, che indaga nel profondo le interconnessioni tra musica, tecnologia e natura. [3]Human Behaviour da Debut. Il video del brano, diretto da Michel Gondry, trae ispirazione dalla fiaba Riccioli d’oro e i tre orsi. La cantante è inseguita in un bosco da un orso. A un certo punto Björk vola fino alla luna, dove pianta la bandiera sovietica. Alla fine del video la cantante finirà mangiata dall’orso e rimarrà intrappolata all’interno del suo stomaco. Human Behaviour è la prima parte di un ciclo di canzoni che comprende Bachelorette, Isobel e Oceania. Al centro del brano la figura umana con tutta la sua imprevedibilità. [4]In Cover me i rumori sono stati catturati dal vivo proprio all’interno di una caverna in Islanda e mescolati ad altri strumenti come ad esempio l’arpa, e Zing Boom sfrutta le capacità onomatopeiche della voce. Entrambi i brani si trovano all’interno dell’album Post. [5]Björk in islandese significa betulla, nome dell’albero omonimo. Sembra quasi che sin dal suo nome ci sia un ancestrale richiamo alla natura e al culto naturalistico pagano e vicino alla stessa Björk come ha spesso dichiarato in più occasioni. [6] Isobel contenuta in Post, parla di una donna di nome Isobel (che più tardi Björk indetificherà con se stessa e il suo amante) che vive da sola ed è sposata con se stessa. Anche qui la connessione con la natura ravvisabile anche nella strofa: è papabile. Il surreale video musicale, girato in bianco e nero, è stato diretto da Michel Gondry e vede Björk che suona un piano ricoperto di tubi da cui fuoriesce acqua. Successivamente la cantante viene mostrata distesa lungo le sponde di un fiume con addosso un vestito pieno di bulbi luminosi. A un certo punto inizia a prendere i bulbi dal suo vestito e piantarli nel terreno. I bulbi iniziano a crescere producendo degli incubatori che contengono degli aeroplani giocattolo. Quando gli aeroplani diventano abbastanza grandi, rompono gli incubatori e volano via. Allo stesso tempo dal terreno nascono grattacieli. [7]Björk ha tatuato sul braccio un simbolo magico come questo, il Vegvísir, una specie di bussola che secondo la tradizione serviva per non perdersi durante il cattivo tempo.

Homogenic

Il paesaggio stesso, tra minacce incontrollabili e fascino sconfinato, risulta oramai riflesso in lei – Homgenic[8] -. Si lascia così sopraffare da quel senso d’impotenza e di resa al cospetto del caos che solo la natura sa generare, mentre osserva Isobel tramutarsi in una strana creatura post-industriale a metà strada fra un orso e qualcosa di cibernetico.

Prima di scomparire, Isobel urla:

Se il viaggio è una ricerca, Io non mi fermo. Io vado a cacciare. Io sono il cacciatore. Io porterò a casa il cibo, ma non so quando. Ho creduto di poter organizzare la libertà. Quanto sangue scandinavo in me. Lo hai scoperto, non è vero? (Tu semplicemente non mi conoscevi!)[9].

In un baleno la terra sotto i suoi piedi comincia a muoversi mentre dalle fessure inizia a fuoriuscire magma incandescente accompagnato da crepitii, esplosioni e dal rumore delle rocce in frantumi. Leandra diventa quasi parte integrante della struttura terrestre, mentre in una sorta di quiete interiore, il pensiero va a  Jòga, e al suo amore per la terra:

Panorami commoventi mi sconcertano e poi l’enigma si risolve. Stato di emergenza..Come è meraviglioso esserci. Stato di emergenza…è dove voglio stare [10].

In un lampo è subito sera, e nel silenzio della notte la giovane si ritrova circondata da insolite note di carillon che si sposano con i rumori della natura selvaggia[11]. S’incammina verso la vetta di quello che assomiglia a un ghiacciaio ascoltando il suono dei suoi passi sulla neve e pregando la dea Aurora: “Camminando sulla vetta del ghiacciai,o vado alla ricerca di momenti di splendore. Di crepuscolo in crepuscolo Aurora, Barbaglio della dea, lanciami al di là di questo dolore. È grande il bisogno. Aurora, Barbaglio della dea, l’ombra della montagna fa immaginare la tua forma. Cado sulle mie ginocchia. Riempio la bocca di neve. Il modo in cui si scioglie è quello in cui io vorrei sciogliermi in te. Aurora, libera la luce del sole”[12]. Un cammino onirico che la porta a valle, dove s’imbatte in una fattoria. Al suo arrivo, il fattore la accoglie come se la conoscesse da sempre, offrendogli del cibo:La mia fattoria e la tua dormono felici e in pace. Scende la neve silenziosa al crepuscolo sulla terra. La mia erba e la tua conservano la terra fino a primavera…Lontano da qui si risveglia un grande mondo impazzito per un terribile sortilegio inquieto, pieno di paura della notte e del giorno. I tuoi occhi senza paura e sereni sorridono luminosi verso di me [13].

[8] Homogenic racchiude al suo interno la visione speculare della riconnessione tra l’Io e le proprie radici. Nell’album, dalla chiara matrice concettuale, Björk inoltre elabora una struttura compositiva e di forma canzone che mira a riflettere la sua Islanda, con chiari rimandi al battito e all’emotività della sua terra. [9]In Hunter (Homogenic) è la lotta tra natura e tecnologia a prendere il sopravvento. Questa tematica si fa ancora più forte nel video dove Björk calva combatte contro l’inevitabile trasformazione della sua testa in quella di un cyber-orso quasi a voler rappresentare attraverso le immagini l’eterna lotta tra naturale e virtuale. Il titolo del brano, “Cacciatore”, nonché il testo (dove è ravvisabile anche il forte rapporto con la terra d’origine) risulta altresì emblematico: una cacciatrice che si avventura in una ricerca alla scoperta della conoscenza stessa. [10]Il brano Jòga, che conserva quasi in sé l’idea della continua crescita biologica del territorio islandese (a cui infatti è dedicata la canzone), alterna la dolcezza degli archi alle fredde e rocciose anime elettroniche, mentre nel suo significato si svelano i sentimenti dell’artista che cerca di trovare risposte nella natura stessa. Il videclip diretto da Michel Gondry mira a rappresentare queste stesse sensazioni in una passeggiata tra “paradisi terrestri” variegati mentre il corpo di Björk assume la stessa composizione della crosta terrestre. Il corpo della cantante viene invaso da paesaggi mentre si fa spazio una fessura all’altezza del cuore. [11]L’album Vespertine è un album fondamentalmente notturno, dove oltre all’uso di campionatori e a una sapiente estetica dei rumori c’è anche un massiccio utilizzo di cori e carillon. In merito all’album Björk spiega: “E’ un disco dalle molteplici, apparentemente contraddittorie, allusioni – spiega – L’amore e la caccia, l’aprirsi alla preghiera e il ritirarsi nella contemplazione, l’abbandonarsi alle energie dell’universo nel momento in cui la notte si chiude su di te.” “La parola ‘Vespertine’ – spiega inoltre – racchiude in sé molti concetti: il fiore che si schiude all’imbrunire, l’animale che diventa attivo al calare delle tenebre, la preghiera della sera, Venere, la stella della sera, il tramonto e l’oscurità totale”. [12]Il suono dei passi sulla neve è uno dei rumori presenti nel brano Aurora che descrive una sorta di pellegrinaggio verso il picco di un ghiacciaio e che ben rappresenta il rapporto viscerale che c’è tra gli islandesi (popolo prevalentemente contadino e cacciatore) e la natura. In molte culture antiche c’è altresì una connessione tra l’acquisizione dei poteri magici e l’ascesa a un monte. Nel brano Björk prega la dea Aurora di curare il suo dolore facendo sorgere il sole, e alla fine di quest’ascesa religiosa si offre di sacrificare alla dea il suo stesso corpo, mentre riempiendosi la bocca di neve simbolicamente mira a sciogliersi quasi in essa. [13]Vökuró (Medulla), è un’elegia alla natura cantata in islandese.

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Indicando poi un albero di ginepro nel suo giardino, il contadino rientra in casa. Sotto l’albero Leandra scorge un libro nascosto nel terriccio umido, sulla copertina riporta la scritta Kukl[14]. Il libro, come per magia, inizia a scriversi da solo[15] . Per un istante viene risucchiata all’interno dello stesso, ritrovandosi in un’Islanda dal sapore medievale. Qui intravede due ragazze che dicono di chiamarsi Margit e Katla, stanno scappando da qualcosa o qualcuno. Margit dice di fuggire perché la madre è stata uccisa, a causa delle accuse di stregoneria[16] e aggiunge: “L’onda ti mostrerà il cammino, Dimentica il mio nome e va avanti”[17] . In un baleno Leandra fuoriesce dal libro, ritrovandosi sulle sponde dell’Oceano, venendone risucchiata.

Un respiro lontano da Madre Oceania. Il tuo agile piede lascia impronte nella mia sabbia [18] .

E sembra proprio che l’Oceano stesso voglia rivelarle i suoi mitologici segreti, voglia cullarla nel suo abbraccio familiare con la spuma bianca dell’acqua e la brezza marina a farle da ninna nanna. In quell’istante Leandra sussurra tra sé e sé: “Ho regolato il mio tempo sui ritmi della luna..Fa in modo che mi lascino la natura”[19], “Preferisco navigare nelle leggi della natura ed essere stretta tra le zampe dell’oceano”[20] e capisce quanto tutti i sensi vengano dalla natura, quanto essa sia selvaggia ma quanto allo stesso rispecchi la forma più pura possibile di indipendenza e libertà, comprendendo che in fondo: “Noi siamo gli intrusi sulla terra”[21] .

Riportata dalle onde sulla riva del mare, Leandra si sente parte di un processo di metamorfosi e rinascita, purificata e agitata allo stesso tempo, mentre sta per abbattersi un feroce temporale, si rivolge all’universo intorno a sé:

Agitazione a riva. La mia mente è in vortici. La sorprendente irregolarità delle onde. Vento sulla mia faccia. Fulmine, vieni. [22]

[14] Kukl in inslandese signifca “stregoneria” ed è anche il nome di uno dei primi gruppi nei quali suonò Björk assieme a Einar Örn Benediktsson ed Einar Melax dei Purrkurr Pillnikk, e Guðlaugur Óttarsson, Sigtryggur Baldursso e Birgir Morgensen dei Þeyr.[15] Nell’inizio del video di Bachelorette (Homogenic), diretto da Michel Gondry, si vede proprio una donna che trova un libro sepolto in un giardino che ha iniziato a scriversi da solo. [16] Molto prima di recitare nella parte di Selma in Dancer In The Dark di Lars Von Trier, Björk ricopre il ruolo di Margit nel film The Juniper Tree (1990), tratto da una fiaba dei fratelli Grimm (Il Ginepro) e ambientato nell’Islanda medievale. [17] Bachelorette (Homogenic). Da ricordare che Bachelorette fa parte del ciclo di canzoni che comprende anche . Human Behaviour, Isobel e Oceania. [18] Oceania è un brano contenuto in Medulla. Il testo della canzone richiama il mito greco di Oceano e l’idea che tutte le creature, esseri umani compresi, provengano dall’acqua del mare. È stata scritta interamente dal punto di vista dell’Oceano e nel video Björk appare immersa in un mondo acquatico buio, popolato da creature simili a piante e pesci. Come tutte le canzoni contenute nell’album Medulla (dal latino – midollo), il brano è composto solo dal suono della voce umana. [19] Vertebrae by Vertebrae. [20] Wanderlust. [21] Earth Intruders, assieme a Vertebrae By Vertebrae, contenuti entrambi in Volta, rappresentano al meglio quell’idea di supremazia della natura sull’uomo che Björk ha ripetutamente sottolineato all’interno dei suoi testi sin dall’inizio della sua produzione artistica. Nell’album è altresì presente un forte senso del ritmo acuito dall’utilizzo di percussioni dai richiami primordiali. In Earth Intruders, ad esempio, Björk si affida a un gruppo di percussionisti della Repubblica Democratica del Congo. Il disco cerca di circoscrivere la natura, quella dai caratteri più selvaggi, inneggiando alla totale libertà e indipendenza. [22] Thunderbolt (Biophilia) – Biophilia non è solo un disco ma è qualcosa di più. È un album che indaga nel profondo le interconnessioni tra musica, tecnologia e natura, che cerca di rendere visibile attraverso la musica e la tecnologia la natura invisibile, l’universo e le galassie.. L’album è concepito, oltre che come Cd fisico, anche come “App” per Ipad e Iphone, con algoritmi “intelligenti” che non si limitano a proporre la traccia musicale ma che creano microcosmi intorno ad essa e alle sue caratteristiche sonore. L’App di base è strutturata come una galassia tridimensionale. L’utente può ruotarla e ingrandirla con il tocco delle dita, e persino vederla secondo diverse angolazioni a seconda di come l’utente tiene in mano il tablet. I “corpi celesti” della galassia sono le canzoni. Per Biophilia sono stati inoltre brevettati strumenti “speciali”, come il Tesla Coil usato come strumento musicale in Thunderbolt. C’è infine il Dvd: “When Björk met Attenborough : The nature of music” che esplora in maniera esaustiva il binomio musica e natura tanto caro alla musicista islandese. “ Musica e natura sono per me la stessa cosa” spiega Björk e poi continua su Attenborough “Sir David, che ha 40 anni più di me, è stato per me un’ispirazione costante. Ho imparato un numero straordinario di cose da lui”.Il Dvd Biophilia è un viaggio alla ricerca della simmetria tra musica e natura.La regista del Dvd, Luoise Hooper ha detto:  “C’è stata un’inaspettata intesa tra Björk e Attenborough, due personaggi così diversi e così unici nei rispettivi mondi. Vederli ridere e coinvolgersi l’un l’altro è stato magico”.

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Tra fulmini, saette e strani cristalli che fuoriescono dalla sabbia, Leandra comincia a danzare cantando: “Sotto ai tuoi piedi. I cristalli crescono come piante (Senti come crescono). Sono accecata dalla luce. Al centro della Terra. Tubi e organi. Rami sonori. Ronzii che mormorano. Galassie che cristallizzano distese come le mie dita”[23] e capisce di aver raggiunto lande lunari, in un luogo dove: “I corpi celesti ruotano facendomi porre delle domande. Il mondo attorno a me danza nell’eternità”[24] continuando a cantare. In questo flusso di sensazioni la nostra “eroina onirica” si sdraia a terra:

La Terra, come la terra, torna a sedersi e, come quella, viaggia in un percorso ellittico annegando nell’oscurità. Una perla grezza in un cielo nero, quando ti torna in mente che sei tu stesso un portatore di luce, ricevendo luce dagli altri.”[25].Chiude gli occhi e si ritrova nuovamente nella realtà come se tutto quel sogno fosse soltanto una grande e luminosa “poesia pagana” in onore della Madre Terra.

Twist your head around
It’s all around you
All is full of love
All around you.

[23] Crystalline (Biophilia) – Nel video appare un corpo celeste simile alla luna colpito da piccoli meteoriti luminosi. Questa pioggia spaziale è osservata da Björk racchiusa in una sfera luminosa nell’atmosfera. Ai cristalli ghiacciati che crescono è stato applicato un effetto creato con la tecnica della stop motion. A un certo punto una delle meteoriti crea un cratere svelando un passaggio che porta all’interno della Luna, dove sono visibili delle animazioni astratte. [24] Cosmogony (Biophilia). [25] Solstice (Biophilia)

(pubblicato su www.rocklab.it)

Ida sta a mille!: Nine Inch Nails Part. 2 – I mari dell’esperienza e i transatlantici del digitale

 


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The Downward Spiral – Mr. Self Destruct e la spirale delle identità[1] 

Durante il terzo stadio della seduta la mia psiche entra nel pieno di un cammino luciferino, in una spirale discendente di follia e auto-annientamento, fantasie di sottomissione e rabbia repressa in compagnia di un avatar chiamato Mr-Self-Destruct. Mi accingo dunque a penetrare i recessi più violenti e nascosti del mio subconscio in un’infinita rimozione di attimi inconsci, sino a raggiungere un significato per me ancora incerto e inaccessibile, attraverso sofferenze distorte.

Il viaggio all’interno del mio inferno personale ha luogo in una villa di Beverly Hills al 10055 di Cielo Drive[2] che di giorno è circondata di luce, ma di notte sembra pervasa da un’oscurità angosciante costruita su impervi labirinti mentali e infestata da personalità multiple, specchio e trasfigurazione delle varie istanze dell’Io: è un mondo abitato da mille caratteri che ostacolano la libertà individuale. Brancolando nel “buio murato” dell’edificio inizio a vivere momenti dai risvolti irrazionali, fortemente duali e fuori dai canoni del reale inteso come tangibile e concreto, mentre un uomo misterioso[3] dalla pelle bianca e pallidissima, quasi cadaverica, accompagna e riprende in vhs il mio peregrinare assieme a Mr. Self Destruct tra le stanze della vita senza alcun filtro dettato dal pre-conscio. Si compie così la lotta interna fra Io/Es e Super Io…

Riflesso su uno specchio del corridoio rivedo il mio doppelganger[4], l’altro aspetto di me: la copia spettrale aspra, perversa, alienata e sregolata della mia essenza. La mia ombra segreta esplora i luoghi dell’Io più profondi dicendomi:

Ho una testa, ma la mia mente si sta disfacendo. Non riesco a mantenere il controllo, non riesco a tracciare il percorso su cui sta viaggiando. Ho un cuore, ma il mio cuore non è buono a nulla. E tu sei l’unica e la sola, questo è certo. Continuo a camminare, ma non so dove mi stai portando. Non dovrei venire ma mi stai torcendo straziando e scrollando. Tu spegni il sole, sradichi le stelle dal cielo, tanto più ti do, quanto più muoio… Tu sei la droga perfetta… Mi rendi duro quando sono morbido dentro. Vedo la verità quando sono orbo. La freccia mi trapassa dritta nel cuore. Senza di te tutto semplicemente va in pezzi. Il mio sangue vuole salutarti. Il mio terrore vuole entrarti dentro. La mia anima ha una gran paura di rendersi conto di quanto poco sia rimasto di me.”[5]

Dal salotto sento e percepisco i lamenti di uno schiavo che subisce le torture[6] di se stesso e del mondo..cercando di liberarsi dalle catene del destino, urla fremente di dolore: “Lo schiavo crede di essere liberato dai legami, solo per trovare una serie più resistente di catene.”[7] mentre Mr-Self-Destruct sussurra:

Sono la voce all’interno della tua testa, e ti controllo… Ti conduco dove vuoi andare, ti do tutto ciò che ti serve di sapere, ti trascino giù, ti esaurisco”[8]

e su un muro vengono elencate tutte le possibili strade che conducono verso il nulla dell’autodistruzione controllata e della manipolazione tra esseri umani.

La voce di un ex-amante impreca in una camera immersa di fango, che entra dall’esterno attraverso la finestra, tra le spoglie di un letto disfatto in uno stato di impotenza:

Ehi porca, sì tu. Ehi porca porca porcellina porca tutte le mie paure sono divenute realtà. Nero e blu e ossa rotte… mi hai lasciato qui e sono completamente solo… la mia porcellina aveva bisogno di qualcosa di nuovo… niente può fermarmi ora, non me ne importa più
niente, niente mi può fermare, non me ne importa”[9]

E un drago che dice di chiamarsi “Tu devi”[10] sputa fuoco e litanie eretiche

Il tuo Dio è morto e nessuno se ne frega… annegando nella sua ipocrisia, e se c’è un inferno ci si vede là… ha creato un virus che togliesse di torno tutti i porci[11]…voglio distruggerlo, voglio farlo a pezzi[12]

In un’aia piena di maialiNon ti fa sentire meglio? I maiali hanno vinto stanotte, possono tutti dormire sonni tranquilli, e tutto è a posto”[13] sogghigna con ilare depravazione Mr-Self-Destruct.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAI confini tra realtà e finzione diventano sempre più labili e immagini confuse e torride continuano a riempire i vuoti della mia mente, mentre vengo improvvisamente pervasa da un’incontrollabile sete di desiderio. Rinuncio così a me stessa concedendomi a Mr-Self-Destruct, dandogli un controllo tattile tanto quanto illusorio del mio corpo già manipolato dalle droghe cibernetiche e dai parossismi della psiche. La sottomissione si fa così abuso piacevole nel completo e languido appagamento dei sensi e nell’esplosione totale e primordiale di tutti i desideri repressi “Tu permetti che io ti violi… Tu permetti che io ti sconsacri, tu permetti che io ti penetri, tu permetti che io ti complichi, aiutami, ho fatto a pezzi le mie interiora, aiutami, non ho un’anima da vendere, aiutami, l’unica cosa che può funzionare con me, aiutami a fuggire da me stesso, voglio fotterti come un animale, voglio sentirti dal di dentro, voglio fotterti come un animale… tu mi avvicini a Dio….Sei il motivo per cui resto in vita”[14] ansima Mr-Self-Destruct.

In pochissimo tempo però lui cambia sembianze e la sua pelle si riempie di circuiti elettronici[15]…l’essere diventa coscienza automatica e pulsione, da uomo si tramuta in macchina, un essere artificiale in cui la voce si fa nichilismo indifferente e il duello interiore stagnazione morale… nella spirale del silenzio penetra il mio cuore dicendomi:

Sono la macchina silenziatrice e ti controllo…tutto il dolore scompare, è la natura dei miei circuiti interni, sommerge tutto ciò che sento, non posso sfuggire a questa mia nuova consapevolezza, il me che conosci provava dei sentimenti, ma il sangue ha smesso di pompare ed è stato lasciato a decomporsi, il me che conosci ora è fatto di cavi, e anche quando sono davvero qui con te, sono così lontano….. Nascondendomi nei recessi di me stesso, mi sento così intrepido, stringimi un po’ più forte, potrei semplicemente rischiare di scivolare via…

Continuo a cadere sempre giù dalla stessa collina, i bambù mi perforano la pelle, da me non nasce nulla, sto annegando come sotto una cascata, due piedi sotto la superficie dell’acqua riesco ancora a vedere incresparsi il tuo viso, e se riuscissi a raggiungerti forse riuscirei a lasciare questo posto[16]

…e forse non ho scelta e forse è tutto ciò che ho… Non voglio questo”[17] e si dilegua all’interno di un vortice spazio-temporale. Mescolata a deflagrazioni metalliche si percepisce l’eco di voci distorte che gemono di estasi e sofferenza nel perenne flusso degli opposti[18] e poi la calma-malia di un luogo lontano[19] trafitto da suoni spettrali.

In balia dei sensi rimango sola e nuda nel cuore di me stessa dove la mia coscienza interiore diventa un rettile che sanguina parole ed emozioni: “Ho bisogno di te, di sognarti, trovarti, gustarti, scoparti, usarti, sfregiarti, romperti[20]

…lei ha sangue di rettile sottopelle… mia malattia, mia infezione[21]…i problemi hanno una soluzione, una vita trascorsa a incasinare le cose riparata in un determinato flash[22]…” Luci caleidoscopiche accecano la mia visione in un tumulto di sensazioni e flashback distorti. Ritorno così al principio della mia seduta, sulla macchina di fronte a Lisbeth.

Prima di passare all’ultimo e conclusivo stadio della mia seduta lei mi dice di scrivere su un taccuino una frase, delle parole intense e significative tanto da formare una spirale, simbolo di cambiamento e superamento dei propri limiti. Impulsivamente e quasi guidata da una voce spirituale scrivo: “Indosso la mia corona di merda… se potessi ricominciare da capo a mille miglia da qui avrei cura di me stessa, troverei un modo per farlo[23].”

“Ora sei pronta per la battaglia finale…” dice Lisbeth…

Gli angeli sanguinano al tocco corrotto della mia carezza, ho bisogno di contaminare per alleviare questa solitudine[24]”

e ricollega la mia mente al computer filtrando le emozioni su uno schermo in immagini decadenti in bianco e nero.  

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Parte IV – La battaglia finale tra Angeli e Demoni

È il conflitto interiore tra bene e male a essere il fulcro centrale di una lotta tanto cruenta quanto indispensabile negli anfratti più reconditi dello spirito e dell’intelletto, nei labirinti ameni di una eterna battaglia che si riverbera nell’inevitabile conclusione di un significato nascosto. L’ultimo stadio di questo mio percorso nella vita e oltre la vita avrà infatti come protagonisti una folta schiera di angeli e di demoni.

In un’ala spartana e vuota del Castello di Eymerich, Lisbeth inizia a disegnare un cerchio e un triangolo sul pavimento che sarà utile a evocare i 72 spiriti della Goetia[25]. Io dovrò risiedere all’interno del grande cerchio e le entità appariranno all’interno del triangolo. Sarà il Lemegeton Clavicula Salomonis a sussurrare nel vento intangibile delle mie paure le giuste parole da utilizzare con preghiere cabalistiche in varie lingue. Sfogliando l’antico libro percepisco uno strano odore di polvere e peccato, così intenso e magico che sembra quasi fagocitarmi all’interno delle pagine misteriose, portandomi a camminare tra pentacoli di Salomone e vasi di bronzo, in cerca di spiriti da espiare e arti da esplorare. Sarà invece la mia stessa essenza a scegliere i protagonisti di questa conclusione volta a schiudere un nuovo e più lucente inizio.

Dei 72 angeli e 72 demoni sono sedici quelli che appaiono al mio sguardo, posti in due file parallele tra loro e immersi di luci e fiamme, simboli arcaici e primordiali di una mia interiorità velata. Ciascuno ha un nome ben preciso, un’impronta, una traccia, una frase ben visibile sulla propria veste bianca di purezza o torbida come il fango. È così che mi imbatto in[26]:

Jeliel -Angelo caritatevole. Carità, socievolezza, armonia nelle coppie, fedeltà coniugale, amore universale, pace, verità. (Sin)

Sitael – Angelo di speranza. Protezione dal male e negli incarichi di grande responsabilità, forza fisica, tolleranza, armonia. (The Frail)

Melahel – Angelo liberatore da ogni male. Protezione dagli aguati e dagli attentati, capacità di guarire con l’omeopatia, propensione a viaggiare, vittoria sulle malelingue, buon matrimonio prospero, socievolezza e apertura ai rapporti con gli altri, obiettività, capacità di sintesi, precisione. (The Wretched)

Menadel – Angelo adorabile. Dedizione nel lavoro, lavoro spirituale per volgere al Bene, attitudine alla scienza medica e capacità curative, disponibilità caratteriale, amore verso il prossimo. (Hurt)

Mikael – Angelo delle virtù. Responsabilità, fedele alle promesse fatte, rispetto, onore, attitudine per la politica, parlantina, protezione dagli incidenti durante i viaggi, lunga vita.(The Mark Has Been Made)

Yeiazel – Angelo gioioso. Gioia contagiosa, spirito libero ed altruistico, capacità di alleviare il dolore altrui, protezione dall’invidia e vittoria sui nemici, riconoscenza. (The Great Below)

Yeiaiel – Angelo che esaudisce. Successo e fama, amore per la bellezza e l’arte, carattere docile, amabilità, sincerità, difesa della verità e dei deboli, integrità morale, guarigione delle malattie psicosomatiche. (Wish)

Ariel– Angelo rivelatore. Comprensioni dei propri limiti e pregi, attitudine per la scienze naturali e la ricerca, sviluppo dell’intuizione, protezione dagli incidenti, vivere bene, buona capacità organizzativa, sensibilità, delicatezza. (The Day The World Went Away)

Amon – E’ un marchese, riconcilia i nemici e causa l’amore, predice il futuro, comanda quaranta legioni (Terrible Lie)

Asmodeus – E’ uno dei diciotto re, induce alla lussuria, semina orrore e caos, conosce la matematica e il segreto dell’invisibilità (Closer)

Abigor – E’ un duca, da insegnamenti sulle arti belliche, predice il futuro e comanda sessanta legioni (Piggy)

Beleth – E’ un re, ha la facoltà di riunire le persone in amore (March Of The Pigs)

Gomory – E’ un duca, fa acquistare al mago l’amore di qualsiasi donna, è l’unico demone che generalmente si presenta in sembianze femminili (Suck)

Malpas – E’ un presidente, può realizzare qualsiasi desiderio (Gave up)

Phoenix – E’ un marchese, obbedisce a ogni ordine del mago, sotto il suo influsso sono la poesia e la letteratura, rivela il futuro (Head like a Hole)

Zagan – E’ un re, conosce i segreti dell’alchimia, comanda trenta legioni (Starfuckers, Inc.)”

È una lotta questa che mi vede spettatrice, ma anche spiritualmente protagonista perché questi esseri alati rappresentano gli aspetti del mio stesso sé interiore, caratteri duplici e opposti, costruttivi e distruttivi, attivi e passivi di me. La battaglia vera e propria si svolge sulla sommità di una scalinata con base appoggiata sulla Terra[27], dove risiedono i raggi di sole e luna accerchiati da dieci pianeti identici[28]. Essa è costituita da 72 gradini ed è la trasfigurazione del mio personale sentiero di risalita e consapevolezza. Mentre le due schiere angeliche e luciferine si scontrano tra loro in questa eterna e cruenta lotta di coscienze, io ammiro da lontano. Tra ascesa e discesa, salite faticose e cadute repentine, Paradiso e Inferno dei miei pensieri, due Cherubini chiamati “I Guardiani della Soglia”, uno col volto maschile e l’altro femminile con in mano una spada fiammeggiante a doppio taglio mi accompagnano sino alla Cinquantesima porta della Conoscenza, che darà definitivamente accesso all’Eden ideale della mia essenza[29] Giunti sull’uscio le spade dei Cherubini si trasformano in due coppie di ali incrociate, definendo l’arco sopra il maestoso portale, e io vengo spinta verso l’infinito della mia più pura, originaria e nascosta natura.

In un lampo mi ritrovo ad occhi chiusi all’interno del cerchio sola e senza più entità al mio fianco. Sento la voce di Lisbeth che dice: “Il viaggio all’interno della tua stessa essenza finisce qui e ricorda che “Il visibile è per noi la misura proporzionale dell’invisibile… la fine è solo un nuovo inizio…” e scompare..

Esco fuori, oltre la realtà simulata del vero, al di là del bene e del male…fusa finalmente nel qui e ora della nostra vita.

Illustrazioni originali di Marzia Grossi


[1]  L’intero paragrafo è dedicato a una personale interpretazione diThe Downward Spiral (anche noto come Halo 8 e terzo lavoro in studio dei Nine Inch Nails uscito nel 1994) con alcuni squarci interpretativi legati al film Lost Highway (Strade Perdute – film del 1997 diretta da David Lynch) La colonna sonora di Strade Perdute è stata prodotta da Trent Reznor.
[2] Vedi nota 22
[3]  Il personaggio dalla pelle pallida di Strade Perdute. Il film Strade Perdute si basa su una realtà mostrata da differenti punti di vista e abitata da personalità multiple. Il film è altresì strettamente connesso alla psicoanalisi e alle varie istanze dell’Io freudiano.  La casa stessa è una rappresentazione nonché metafora della mente. Secondo tale interpretazione l’Uomo Misterioso sarebbe la personalità attiva e violenta, quindi l’Es del musicista Fred. Il primo infatti riprende spesso con una telecamera a differenza di Fred per dimostrare come l’Es riveli e ricordi le cose realmente, così come sono accadute oggettivamente. Mr Eddie/Dick Laurent rappresenterebbe invece il Super-Io (secondo la teoria freudiana è quell’istanza della personalità che determina le regole comportamentali e la coscienza etica, contrastando gli istinti secondo un complesso di norme acquisite dai genitori, dagli educatori e dalle convenzioni sociali) mentre Fred è l’Io. La figura di Pete riflette invece l’Ideale dell’Io, tutto quello che Fred non è e che vorrebbe essere.
[4]  L’altro aspetto di se stessi, il proprio doppio, concetto utilizzato da Lynch sia in Strade Perdute che in Mulholland Drive(http://it.wikipedia.org/wiki/Doppelgänger)
[5]  The Perfect Drug (http://it.wikipedia.org/wiki/The_Perfect_Drug)
[6]  Quello che si percepisce dalla intro del brano Mr. Self Destruct
[7]  l tema della tortura e della schiavitù presente anche in The Downward Spiral è ricorrente nella produzione dei Nine Inch Nails Nell’ EP “Broken”, ad esempio, c’è questo passaggio nelle note sulla copertina
[8]  Mr. Self Destruct
[9]  Piggy
[10]  The Downward Spiral contiene al suo interno una visione “Nietzschiana” della realtà. Anche Reznor dunque inserisce all’interno dei suoi testi concetti legati alla morte di Dio e alla fragilità di un uomo che cerca di ergersi a padrone del mondo. / Il tema della morte di Dio intesa come eliminazione di una legge sovrumana è trattato in Così parlò Zarathustra attraverso la rappresentazione del drago chiamato “tu devi”
[11]  Heresy
[12]  March Of The Pigs
[13]  ibidem
[14]    Closer
[15]   Altra metafora contenuta in The Dawnword Spiral..il meccanico subentra all’umano e ciò è ravvisabile anche a livello sonoro a partire da metà cd.
[16]  Becoming
[17]  I Do Not Want This
[18]   Intro Big Man With A Gun
[19]    A warm Place
[20]   Eraser
[21]   Reptile
[22]   The Downward Spiral
[23]    Hurt
[24]    Reptile
[25]   http://it.wikipedia.org/wiki/Piccola_Chiave_di_Salomone,http://azjeh666.angelfire.com/Goetia_Luciferian.pdf
[26]   Ogni singolo angelo e ogni singolo demone è associato, ed è questa la frase che ogni spirito a impresso sulla veste, a una brano contenuto nell’album live And All That Could Have Been(http://it.wikipedia.org/wiki/And_All_That_Could_Have_Been)
[27]  L’Albero della Vita è la “scala di Giacobbe” (Genesi 28), la cui base è appoggiata sulla terra e la cui cima tocca il cielo. Lungo di essa gli angeli, cioè le molteplici forme di consapevolezza che animano la creazione, salgono e scendono in continuazione. Lungo di essa sale e scende anche la consapevolezza degli esseri umani.
[28]  Dieci come le dieci Sephirot (http://it.wikipedia.org/wiki/Sephirot)
[29]  la via che conduce all’apice dell’Albero della Vita è guardata da una coppia di Cherubini. Con il graduale ravvicinamento e riunificazione dei principi di consapevolezza, questi angeli cessano di essere i “Guardiani della soglia”, il cui compito consiste nell’allontanare tutti coloro che non hanno il diritto di entrare, e diventano invece i pilastri che sostengono la porta che ci riconduce al Giardino dell’Eden. La loro stessa presenza serve da indicazione e da punto di riferimento per quanti stanno cercando di ritornare a Casa. Le spade dei Cherubini si trasformano in due coppie di ali incrociate in alto, e insieme definiscono l’arco posto al di sopra del portale d’entrata al giardino dell’Eden: la Cinquantesima Porta della Conoscenza.

(pubblicato su www.rocklab.it)

Ida sta a mille!: Nine Inch Nails Part. 1 – I mari dell’esperienza e i transatlantici del digitale

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In questa puntata Ida Sta a Mille sogna i Nine Inch Nails, un clash onirico tra esoterismo e biomeccanica, tra meditazione e cibernetica, tra respiri concreti e spazi virtuali, “i mari dell’esperienza e i transatlantici del digitale”, come dice lei. Un viaggio ubriaco tra cinema, musica e riferimenti pop nella valle del sentimento virtuale. Pronti, via!

 

“Amo quelli che non sanno vivere che per sparire, poiché son coloro appunto che vanno al di là.
Io amo i grandi disprezzatori perché sono i grandi veneratori, e frecce del desiderio verso l’opposta riva. […]
Amo colui che è libero spirito e libero cuore: così la sua testa non sarà che un viscere del suo cuore.”
(F. W. Nietzsche – “Così parlò Zarathustra”)

Preludio – Nella valle del “sentimento virtuale”

La dualità dell’esistenza, portata al massimo della sua espressione, diventa quasi una ricerca eroica, il centro nevralgico di un’evoluzione intesa come trasformazione dell’individuo. Quando mi fermo a pensare allo scorrere del tempo, a me stessa all’interno di un cosmo di individui che pulsa e vive, tutto appare come un immenso cammino perpetuo fatto di occasioni e perdite, un eterno incontro/scontro tra realtà di respiri concreti e attimi sempre più virtuali, tra spazi digitali e la genuinità delle cose vissute col corpo: i mari dell’esperienza e i transatlantici del digitale. L’immaginazione si fa così artificio e il sentimento autentico rischia di soccombere a una commedia artificiale, una flebile messinscena del reale. La sensibilità timida cede il passo alle dinamiche del più forte, alle trame della protervia invadente, del fascino ambiguo e del bello a ogni costo, rinchiudendo così ogni singola anima di questo universo tra le maglie di un solitario mondo fatto di niente.

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Intro – Il bit iniziale… l’espiazione: una tortura dolorosa e piacevole

Un giorno di sole come tanti altri pervasa da questi pensieri, prendo la decisione di intraprendere un cammino profondo e ruvidamente fisico, reale e virtuale, alla scoperta della mia essenza e della personalità umana al di là di ogni catena sensibile. Seguendo sempre il consiglio del guru spirituale Maharishi vado così a incontrare Lisbeth [1], una hacker psicanalista, nonché fervida seguace e praticante del Buddismo di Nichiren Daishonin [2]. È una donna di soli ventiquattro anni, caschetto corvino, gli occhi azzurri, tatuaggi e una vaga sembianza punk. Mediante l’uso di sofisticate interfacce, fuse alle più moderne teorie della psicoanalisi e attraverso una sorta di ipnosi indotta mescolata alla meditazione, lei dovrebbe aiutarmi a scardinare le dinamiche fittizie e concrete dell’Io per mezzo di un viaggio a più livelli simile a un first person shooter. Lisbeth fa praticamente partire un programma da lei stessa realizzato, chiamato Quake[3], dove ogni livello è suddiviso in Numeri Halo[4]. Io sarò la “sacerdotessa senza nome” pronta a scalare i 72 gradini della conoscenza e a raggiungere la mia entità più profonda, il mio sé interiore, nella lotta tra eserciti opposti, nella lotta spirituale tra 72 angeli e demoni. Le sedute “cyber – psicanalitiche” si svolgeranno all’interno del Castello di Eymerich[5] in Castiglia. 

All’interno del castello, dall’architettura gotica, Lisbeth mi fa denudare di fronte a una telecamera[6] e, mentre recito alcuni passi del Lemegeton Clavicula Salomonis[7], mi fa delicatamente adagiare su una macchina dall’inquietante aspetto kafkiano, così angosciante, a tratti ambigua, da sopprimere qualunque possibilità d’azione, collegata a un computer. In base alla personalità del giocatore, il computer elabora percorsi individuali dove i livelli differenti rappresentano le diverse fasi di un cammino legato alla dimensione psichica dell’inconscio.

Il primo stadio della seduta si basa sulla visualizzazione del “bit iniziale”… “Trova la colonna sonora del film che non esiste”[8] dice Lisbeth e una sorta di strano piacere bagna i miei inguini e i capezzoli già madidi di lascivia. Mi dimeno sulla sedia, mentre visioni di violenza orgasmiche si agitano nella mia testa a tal punto da farmi raggiungere l’acme del godimento e del tormento nell’istante esatto in cui sul pavimento uno specchio di sangue riflette la scritta NIИ tra attimi di lussuria e dieci mondi da esplorare,[9] dieci condizioni di vita da sperimentare tra inferno e animalità, apprendimento e illuminazione, cielo e umanità. Dal piacere al dolore il passo è breve, perché è nella violenza e nell’autodistruzione interiore che l’espiazione si cementifica e raggiunge il piacere estremo e l’identità svelata. Mentre il computer elabora dati, un proiettore cinematografico riflette nella mia mente cruente immagini in dissolvenza, sequenze filmate in bianco e nero,snuff movies di esistenze alla deriva[10]. In balia di resti umani, sangue omicida, larve spermicide, Shibari corporee, potere e sottomissione, feticismo e crudezza surreale, torture e sevizie, perversioni estreme, sadismo e pornografia, l’inferno diventa il paradiso del reale all’interno del mio tabernacolo interiore. Sento una voce nella testa che urla:

Questo mondo mi rifiuta, questo mondo mi ha buttato via, questo mondo non mi ha dato una possibilità [11]

Il mio corpo si muove tra tortura e piacere; frustate di delirio e dolore che provocano appagamento. Nel giardino della tortura[12] gli istanti si fanno color seppia, tra scimmie crocifisse, candele di peccato, caproni di lussuria, cuori pulsanti ed io bendata e legata sulla sedia girevole del mio destino[13]

Pretty Hate Machine – L’amore perduto nel vortice liquido dell’odio e del ricordo [14]

P8250026-345x460Durante il secondo stadio Halo[15] è la rimembranza a essere la protagonista di un sorprendente montaggio mentale schizofrenico[16]. Nell’ipnosi più profonda mi affianco a un’insolita coppia di assassini, Mallory e Mickey[17], la trasposizione immaginaria e al contempo tangibile dell’amore estremo impresso col sangue nella mia mente, l’emblema della purificazione attraverso la frantumazione delle barriere del dolore. Mickey ha tatuato su un braccio il simbolo dello Yin e dello Yang[18], eterno dualismo degli opposti che si attraggono, che si scontrano e si fondono vicendevolmente tra amore, violenza e morte. È il ricordo si fa fitta sul mio cuore che geme sussurrando:

Tu mi dai una ragione. Tu mi dai il controllo. Io ti ho dato la mia purezza, e tu l’hai sottratta… e bugie, bugie, bugie… si insinua sotto la mia pelle, all’interno, entra nella sfera del mio peccato.. Sono solo un’effigie che dev’essere deturpata, che dev’essere profanata. Il tuo bisogno di avermi l’hai rimpiazzato. E se non posso averti tutto, beh allora dammi solo un assaggio.[19]

Questo stadio si rivela così essere fatto di percorsi mentali e impulsi nervosi così forti e pressanti da trasfigurarsi attraverso i pendoli oscillanti di Newton e i click della tastiera di un computer [20] come tecnologia liquida e mesta, pregna di diramazioni e raccordi stradali che partono dalla Route 66[21] e conducono sino ai meandri inconsci dell’Io scaraventato come un maiale al 1005 di Cielo Drive[22] tra le frattaglie solitarie di una perdita ancora difficile da domare. Tra azioni e reazioni sadiche e sanguinarie, filastrocche dall’oscuro sapore agrodolce[23] e mantra recitati da uno sciamano indiano [24] nell’allucinazione visiva di un deserto infestato da serpenti infetti, fantasma in un mondo di fantasmi, ai meandri dell’esistenza, dal mio viso iniziano a colare lacrime intense e nere come la pece. Mallory e Mickie sembrano svanire in lontananza dicendomi: “Richiamo ancora alla mente il sapore delle tue lacrime”[25] e il mio cuore risponde: “voglio solo qualcosa che non potrò mai avere.” [26] L’ombra di un personaggio alquanto oscuro li accompagna infine in una cella dismessa bisbigliando:“Solo l’amore può uccidere il demonio” [27]

Illustrazioni originali di Marzia Grossi


 

NOTE

[1]  È ovviamente il gioco di parole sul nome della protagonista del film The Girl with the Dragon Tattoo (Uomini che odiano le donne) diretto da David Fincher. Il film è il secondo adattamento cinematografico del romanzo di Stieg Larsson – Uomini che odiano le donne, primo capitolo della trilogia Millennium. La colonna sonora è stata realizzata da Trent Reznor in collaborazione con Atticus Ross. Le caratteristiche fisiche della psicanalista in questione rispecchiano molto l’originale.  Trent Reznor e Atticus Ross hanno in precedenza collaborato anche alla colonna sonora del film The Social Network (2010) sempre diretto da David Fincher.
[2]  Tra le varie teorie legate al significato del nome Nine Inch Nails una si affianca al buddhismo di Nichiren Daishonin. Secondo tale filosofia orientale la parola NIN rappresenta uno dei dieci mondi e cioè il quinto, lo stato di umanità.
[3] È datato 1996 l’ingresso dei Nine Inch Nails nell’Home Entertinement con la realizzazione degli effetti sonori speciali e della colonna sonora del videogioco Quake e con un contributo di dieci pezzi strumentali originali in tracce audio fuse alla traccia dati del gioco.
[4] I Numeri Halo sono un sistema utilizzato dai Nine Inch Nails per ordinare le loro pubblicazioni ufficiali. I Numeri Halo corrispondono all’ordine degli album, per esempio Pretty Hate Machine, che è la seconda pubblicazione ufficiale dei NIN, viene indicato come Halo 2, e così via per gli altri album e singoli. I Numeri Halo vengono poi modificati nel caso di versioni speciali degli album; The Downward Spiral è indicato come Halo 8, mentre le sue 2 riedizioni vengono indicate come Halo 8 DE e Halo 8 DVD-A.
[5]  Il Castello di Eymerich è un romanzo di Valerio Evangelisti (2000) all’interno del quale viene citato il Lemegeton Clavicula Salomonis (Piccola Chiave di Salomone) un antico grimorio anonimo del Seicento, nonché uno dei più famosi trattati di demonologia esistente.
[6] Interpretazione del video del brano Happiness in Slavery. Il video venne bandito per la rappresentazione grafica dell’artista Bob Flanagan che si sveste di fronte alle telecamere e si distende su una macchina che gli fa provare piacere, lo tortura e poi lo uccide.
[7]  http://it.wikipedia.org/wiki/Piccola_Chiave_di_Salomone
[8]  A proposito di Year Zero (quinto album della band datato 1997) Trent Reznor lo definisce come: “una colonna sonora di un film che non esiste”
[9] I dieci mondi del buddhismo sono: Inferno, Avidità, Animalità, Collera, Umanità, Cielo, Apprendimento, Parziale Illuminazione, Bodhisattva e Buddità. Oltre al collegamento del quinto dei dieci mondi del buddhismo di Nichiren Daishonin, ci sono altre voci legate alla nascita del nome Nine Inch Nails. Nel 1994 Trent Reznor affermò che il nome venne coniato perché “si abbreviava facilmente” e non per “significati letterali”. Visto però che il nome della band significa letteralmente “chiodi da nove pollici”, secondo alcuni c’è un chiaro riferimento alla crocifissione di Gesù con i chiodi da nove pollici o alle unghie lunghe nove pollici di Freddy Krueger. L’abbreviazione NIN del logo ufficiale ricordava invece a Reznor la tipografia di Tibor Kalman sulla copertina di Remain In Light dei Talking Heads. Il logo venne poi disegnato da Reznor e Gary Talpas con le lettere “NIИ” inserite dentro una cornice con la seconda “N” specchiata.
[10]  Riferimento a Broken Movie un mediometraggio dai contenuti sadici, pornografici, violenti e perversi del 1993 e della durata di 20 minuti circa che nasce dall’incontro fra Trent Reznor e Peter Christipherson dei Throbbing Gristle. Concepito inizialmente come un film, i due artisti ridimensionano il progetto a una raccolta di videoclip inediti uniti fra loro e definiscono il progetto come uno snuff movie. I videoclip contenuti all’interno di Broken Movie sono:Pinion (Directed by Eric Goode & Serge Becker), Wish (Directed by Peter Christopherson), Help Me I Am In Hell (Directed by Eric Goode & Serge Becker), Happiness In Slavery (Directed by Jon Reiss), Gave Up (Directed by Peter Christopherson).http://www.youtube.com/watch?v=7fLRCSUxUO8&bpctr=1370969338
[11]  Burn pezzo inserito nella colonna sonora di Assassini Nati interamente assemblata da Trent Reznor.
[12]  Ulteriore riferimento al video di Happiness in Slavery, con la stanza contenente una poltrona che provoca dolore/piacere sino a uccidere il protagonista, a triturarlo e a usarlo come concime per il terreno.
[13]  Libera interpretazione del video del brano Closer (http://www.youtube.com/watch?v=PTFwQP86BRs)
[14]  Se si escludono Head Like a Hole (brano contro la voglia di possesso e di denaro), Terrible Lie (legata al rapporto con Dio) e Down in It (pezzo sulla depressione), gli altri brani contenuti in Pretty Hate Machine sono fortemente legati all’idea di un amore in grado di creare profonda crisi e scompiglio nella psiche dell’uomo. L’intero paragrafo è in gran parte dedicato a una personale interpretazione di Pretty Hate Machine con alcune immagini legate al film Assassini Nati.
[15] Pretty Hate Machine, noto anche come Halo 2
[16] Assassini Nati (Natural Born Killers) film del 1994 diretto da Oliver Stone si avvale proprio di un montaggio spesso schizofrenico e dell’uso di diversi formati video tra 35mm, 16mm, 8mm, videocassette, super 8mm e di differenti registri stilistici, comprese scene da sit-com e cartoni animati.
[17]  Mallory e Mickey sono i protagonisti del film Assassini Nati interpretati rispettivamente da Juliette Lewis e Woody Harrelson
[18]  Nel film Mickey ha realmente questo tatuaggio
[19]  Sin
[20] Video del brano Only (conosciuto anche come Halo 20 e secondo singolo estratto da With Teeth  o Halo 19) –http://www.youtube.com/watch?v=mDsqpeiTqg8
[21] L’inizio del film Assassini Nati è ambientato in un bar lungo la Route 66
[22] 1005 di Cielo Drive a Beverly Hills è l’indirizzo in cui avvenne l’uccisione di Sharon Tate, insieme a tre amici, dai seguaci di Charles Manson, ma è anche il luogo ribattezzato da Trent Reznor come il Le Pig Studios. Qui venne girata una performance per il brano Gave Up in cui recita Richard Patrick e Marilyn Manson (http://www.youtube.com/watch?v=yVpw1SwJRBI) e registrato l’album The Downward Spiral.
[23] All’inizio del film Mallory in preda alla furia omicida nel bar recita una filastrocca (http://www.youtube.com/watch?v=lxrdp06dhxk)
[24] http://www.youtube.com/watch?v=gIUMsgE8w8U –http://www.youtube.com/watch?v=IPtS4ldCjDc (in sottofondo si sente Something I Can Never Have)
[25] Something I Can Never Have
[26]  ibidem
[27] Dialogo del film Assassini Nati (Mickey: Tutti quanti noi abbiamo un’ombra, e non puoi liberartene, giusto Wayne? Beh l’unica cosa che può uccidere un demone… l’amore!
 Wayne: Solo l’amore può uccidere il demonio, non ve lo scordate.)

(pubblicato su www.rocklab.it)

Ida sta a mille! #3 – Pink Floyd

Quando la rota, che tu sempiterni
Desiderato, a sé mi fece atteso,
Con l’armonia che temperi e discerni,
Parvemi tanto, allor, del cielo acceso
De la fiamma del sol, che pioggia o fiume
Lago non fece mai tanto disteso. 

La novità del suono e ‘l grande lume
Di lor cagion m’accesero un disio
Mai non sentito di cotanto acume.
(Commedia, Par I, 73-84)

Ognuno di noi scrive la propria storia o forse è la vita stessa ad essere una narrazione perpetua già scritta. Spesso cerco di fondere le mie credenze più recondite e provo a creare i miei dogmi personali, con l’utopica certezza di riuscire a trovare un’isola tutta mia. Tra lògos (λόγος) e astêr (ἀστῆρ), seguendo una stella e imbastendo un mio personale discorso interiore, scruto astrologiche connessioni tra la mia esistenza e quel mondo invisibile che non si riesce a percepire con la visione pragmatica di tutti i giorni. L’astrologia è la mia chiave. Essa sfrutta un complesso sistema di riferimenti per raggiungere uno stadio intellettuale più profondo e per cercare di dare un senso a quello che è inspiegabile. Costellazioni, Lunazioni, effemeridi [1], cuspidi, case astrologiche, segni dello zodiaco, solstizi, equinozi, simboli di un mondo altro, utile a comprendere quello che stiamo vivendo. Tutto diventa una sorta di processo fatto di associazioni tra il nostro vissuto e i corpi celesti che formano il sistema solare.

Un giorno di luna piena osservavo l’immensità del cielo mentre da un vecchio vinile i solchi di Wish You Were Here inebriavano il deserto della mia mente, le ore scorrevano silenziose nella solitudine della mia vita. In quell’istante avrei voluto avere lì con me quel corpo celeste ormai lontano, che si era dileguato altrove inseguendo costellazioni non mie, lune remote e stelle aliene, lasciando me in balia di eremi infestati dai fantasmi del passato. Mi sentivo come imprigionata in una fotografia a infrarossi all’interno delle Piramidi di Giza [2], in un prisma [3] claustrofobico. Volevo rifrangere il mio personale raggio di luce in un arcobaleno di colori . L’indomani decisi così di consultare un astrologo, con la speranza di trovare qualcuno che fosse in grado di aiutarmi a capire, qualcuno che fosse capace di svelare il mio corpo celeste interiore, l’astro guida della mia esistenza. Desideravo a tutti i costi intraprendere una sorta di esperimento “post-lisergico” affidandomi alla consulenza di Albumasar [4], un bizzarro astrologo inglese di origini persiane. Presi dunque il primo aereo disponibile per Londra.

Albumasar è scuro di carnagione, ha occhi e capelli neri come la pece, barba incolta. Mi colpisce il suo corpo scolpito, pieno di tatuaggi, vedo uno scorpione che ha tatuato sulla spalla sinistra. Lo Scorpione è il segno astrologico dominante nella Divina Commedia, un simbolo legato agli inferi e all’Inconscio. Quel simbolo scolpito sul suo corpo si imprime nella mia mente come un monito a sublimare tutte le energie e a rinascere.

Albumasar mi accoglie all’interno di una chiesa molto strana, con le vetrate dai colori ipnotici, che pare sia stata precedentemente la sede del Rainbow Theatre [5]. Mi accoglie con queste parole: “Solo osservando la grande diversità dei movimenti planetari possiamo comprendere le innumerevoli varietà dei cambiamenti nel nostro mondo”[6]. Ha già preparato le tavole delle effemeridi per lavorare sul mio quadro astrologico, attraverso uno studio che fonde nozioni di astrologia occidentale, orientale e karmika. Secondo l’astrologia karmika [7] ogni nascita porta con sé il percorso dell’anima e le varie fasi della sua reincarnazione (detta anche “Ruota del Samsara” o “Ruota della Vita”). Mediante lo studio dei pianeti è possibile dunque conoscere il presente, il futuro, il proprio karma e il dharma, quest’ultimo utile a inquadrare la vita terrena nell’attuale incarnazione.

Albumasar mi informa che presto intraprenderò una sorta di viaggio fisico e mentale tra vite, anime e pianeti. Per affrontare questo percorso mi consiglia di scegliere una colonna sonora a me congeniale. Non ho alcuno dubbio: gli aruspici di questo nuovo cammino saranno i Pink Floyd. L’armonia delle sfere [8], la mia musica universalis sarà intrecciata alle note “sferiche” e alle “dominanti astronomiche” dei loro dischi.

Subito dopo Albumasar mi informa che bisognerà trasferirsi altrove per procedere con la stesura del mio Tema Natale. Officia una strana cerimonia allucinogena, durante la quale assumiamo un infuso di Calamo e Belladonna. Mi fa poi stendere su un materasso che ha collocato al centro dell’altare della chiesa. Il tempo comincia a dilatarsi…sento Albumasar lambire il mio corpo, mentre sussurra: “Apri gli occhi”, lo vedo sorridente accanto a me, in un impolverato saio di lino. Davanti a noi le desolate e aride distese della Death Valley [9] .Giunti a Zabrieskie Point [10], il punto di massima depressione geologica degli Stati Uniti nel cuore della Valle della Morte, mi comincia a narrare una favola dal titolo Il Pifferaio alle Porte del Mattino, tratta dal romanzo per ragazzi di Kenneth Grahame: Il vento tra i salici. I protagonisti sono un Ratto e una Talpa [11]. Come attratta dal suono dello stesso misterioso flauto che seduce i due protagonisti della storia, la mia mente si fa dimora di una selva pregna di voluttà inespresse, attratta dal mio personale Dio Pan. Mi ritrovo tra le braccia di Albumasar, presa da un desiderio capace di aprire un vero e proprio varco verso il cielo, mentre lui mi sussurra: “Giove e Saturno, Oberon là in corsa e Titania, Nettuno,Titano, le stelle possono terrorizzare.” [12]

Sembra quasi un istante non mio, siamo Mark e Daria nella pellicola di Antonioni, avvolti da polveri desertiche e travolti da insolite energie lascive e affascinati [13]. Mi vedo sulla sabbia scrivere UMMAGUMMA [14] . Decidiamo poi di procedere il nostro cammino… Durante la peregrinazione lungo le strade impervie e desolate, la mia coscienza è inondata da interminabili silenzi, da lontani suoni di battiti cardiaci [15], denari sonanti [16] caduti nel vuoto dell’assenza, come loop e multitracce che si accavallano tra loro. Saluto personaggi insoliti, sagome di cartone dalle sfumature cangianti.  Ascolto il ritmo del tempo che scandisce la cronaca di questo mio viaggio nell’universo (e forse anche in un altro), mentre asteroidi, astronavi, tempeste cosmiche e paradisi di stelle sovrastano la nostra immensità. [17]

Intravedo una donna incinta tenuta in vita da uno stimolatore cardiaco atomico [18] , e un monaco tibetano con l’ I – Ching che ammonisce:

“Il cambiamento restituisce il successo va e viene senza errore.
L’azione porta buona fortuna. Tramonto, alba.

Il tempo è con il mese del solstizio d’ inverno
quando il cambiamento è destinato ad avvenire.
Tuono nell’altra metà del cielo.
Le cose non possono esser distrutte una volta per tutte.

Un movimento viene compiuto in sei fasi
e la settima implica il ritorno.
Il 7 è il numero della giovane luce.
Essa si forma quando il buio è aumentato di uno.”

Ascolto l’eco quieto dell’oblio che mi sussurra:
“In alto l’albatro
sta immobile sospeso nell’aria,
e giù nel profondo dei flutti
in labirinti di caverne coralline
l’eco di un tempo remoto giunge
tremante attraverso le sabbie,
ed ogni cosa è verde sotto il sole;
e nessuno ci mostra alla terra,
e nessuno sa i dove o i perché
ma qualcosa è all’erta, qualcosa si muove
e comincia a salire verso terra” [19]

Scorgo una mucca al pascolo [20], due signori in giacca e cravatta che si stringono la mano per poi prendere fuoco all’improvviso [21], vedo un maiale di gomma volare sulla mia testa e da lontano sento una voce che mi dice: “Puoi sentirmi tu? Ehi tu, non aiutarli a seppellire la luce. Non mollare, senza lottare.” [22] La voce proviene dall’altro lato del Muro, ed è di un ragazzo che dice di chiamarsi Pink [23]. Una forza abbatte quel muro d’isolamento, è il lato oscuro della mia Luna che viene proiettato su quella parete bianca. Pink si allontana dicendo: “Quelli che davvero ti amano, vanno e vengono al di là del muro. Alcuni mano nella mano, altri riuniti in gruppi. Quelli sensibili e gli artisti cercano di abbatterlo, e quando ti avranno dato il meglio di loro qualcuno barcollerà e cadrà. Dopotutto non è facile picchiare il cuore contro il muro di un pazzoide”[24]

Un buco nero nel cielo splende come diamante, e nel vuoto di questo posto sono le esplosioni a prendere il sopravvento, tra televisioni impazzite e immagini di distruzione [25]. Sono infine frequenze cardiache lontane. Albumasar trascrive su una tela di lino le tabelle del mio Tema Natale, mentre recita: “Si agitano confusi dietro di voi i vostri possibili passati. Alcuni pazzi e febbrili, altri spaventati e sperduti.” [26]

Per aiutarmi a comprendere e a ricordare quello che le stelle e i pianeti dicono di me, Albumasar associa ad ogni posizione planetaria un brano dei Pink Floyd: [27] . Visto che state leggendo questa storia, le vostre vibrazioni potrebbero essere in questo momento molto simili alle mie. Vi invito quindi a seguire le indicazioni di questo Tema Natale come un suggerimento all’ascolto. Forse il brano che corrisponde al vostro segno zodiacale vi indicherà una via. Cogliete il momento e lasciatevi guidare dalla forza intuitiva di ciò che “sentite”.

Sole Vergine

Echoes

Us And Them Ascendente/ I Casa Sagittario Echoes
Luna Toro

19.44

Eclipse II casa Capricorno Breathe
Mercurio Vergine

5.04

Chapter 24 III casa Pesci Stay
Venere Bilancia

17.34

Wish You Were Here IV  casa Ariete Outside The Wall
Marte Sagittario

16.53

One Of My Turns V  casa Toro A Pillow Of Winds
Giove Capricorno

3.34

Money VI  casa Gemelli Empty Spaces
Saturno Scorpione

12.50

Interstellar Overdrive VII  casa Gemelli Hey You!
Urano Sagittario

9.53

Round And Around VIII  casa Cancro Lucifer Sam
Nettuno Sagittario

28.41

Let There Be More Light IX  casa Vergine Cirrus Minor
Plutone Scorpione

0.34

What Do You Want From Me Medio Celi Bilancia Learning To Fly
Lilith Ariete

1.03

Young Lust XI  casa Scorpione Welcome To The Machine
XII  casa Sagittario Sorrow

 

Sole In IX casa  Remember a Day
Luna In V Casa Atom Heart Mother
Mercurio In VII Casa Green Is The Colour
Venere In Medio Celi  One Slip
Marte In XII Casa The Dogs Of War
Giove In  I Casa Signs Of Life
Saturno In XI Casa The Great Gig In The Sky
Urano In XII Casa Cluster One
Nettuno In Ascendente Goodbye Blue Sky
Plutone In Medio Celi Terminal Frost

 

Pianeta Aspetto
Sole Trigono con Luna Controls For The Heart Of The Sun
Sole Quadrato con Marte Jugband Blues
Sole Quadrato con Nettuno Time
Sole Quadrato con Ascendente Coming Back To Life
Luna Opposta a Saturno Shine On You Crazy Diamond
Mercurio Trigono con Giove The Nile Song
Mercurio Quadrato con Urano Brain Damage
Mercurio Trigono con Nettuno Astronomy Domine
Venere Sestile con Marte The Final Cut
Venere Congiunto con Medio Celi Two Suns In The Sunset
Marte Congiunto con Urano The Post War Dream
Marte Congiunto con Ascendente The Hero’s Return
Marte Sestile con Medio Celi Childhood’s End
Giove Congiunto con Nettuno Take It Back
Giove Sestile con Plutone Any Colour You Like
Nettuno Sestile con Plutone Another Brick In The Wall
Nettuno Congiunto con Ascendente In  The Flesh

Il pellegrinaggio giunge così al termine…

Ognuno di noi ha un suo percorso personale da compiere, un cammino lungo una vita, un Tema Natale individuale e un oroscopo tutto suo da poter consultare all’occorrenza. Spesso però si tende a cercare di raggiungere “i propri segreti troppo presto, chiedendo l’impossibile” e dimenticando che la vita va vissuta senza porsi troppe domande. Non sempre quello che accade dipende dalla nostra volontà, e anche se desideriamo l’esatto opposto, non possiamo far nulla per cambiare questo stato di cose. È comunque importante continuare a vivere, tentando di prendere a morsi il proprio destino in ogni istante, pur accettando i cambiamenti con serenità. È necessario abbattere il muro dell’incomunicabilità tra gli individui, quella barriera che spesso crea solo alienazione e attimi di follia. È  indispensabile allontanarsi dall’individualismo fine a sé stesso, dall’egoismo, dall’invidia e dalla codardia che divora. Essere sé stessi, in qualunque occasione, rende liberi. Dietro l’angolo ci sarà sempre qualcuno pronto a sbatterti una porta in faccia, ma anche tanti altri disposti a conoscerti e ad aprire il loro cuore senza filtri o censure di sorta. Ho capito che è fondamentale comunicare con chi si ama, anche se guardarsi negli occhi fa spesso paura; le frasi sbagliate e non dette, le emozioni non esternate creano distacchi insormontabili… e nei momenti difficili è opportuno piangere e soffrire, per fortificare la propria anima e continuare a lottare, con la speranza di vincere la battaglia più importante dell’immensa guerra che è la vita.

We’re just two lost souls, swimming in a fish bowl….

illustrazioni originali: Marzia Grossi


[1]  http://it.wikipedia.org/wiki/Effemeridi
[2] All’interno della confezione pieghevole di The Dark Side Of The Moon si trovavano degli adesivi e due poster, uno con immagini della band in concerto con lettere sparse a formare la scritta “PINK FLOYD”, l’altro con una fotografia agli infrarossi delle Piramidi di Giza (che erano anche il soggetto degli adesivi) creata da Powell e Thorgerson (http://it.wikipedia.org/wiki/The_Dark_Side_of_the_Moon)
[3] The Dark Side of the Moon fu pubblicato inizialmente in formato vinile con una copertina pieghevole, disegnata dalla Hipgnosis e George Hardie, che mostrava un prisma triangolare rifrangente un raggio di luce sul fronte. Il fascio di luce nell’immagine ha sei colori, escludendo l’indaco dalla tradizionale divisione della sequenza in rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e viola, e prosegue lungo tutto l’interno della confezione dividendola orizzontalmente in due parti: in quella inferiore compaiono i testi delle canzoni mentre in quella superiore vi è l’elenco delle tracce e i crediti; la linea verde si muove come un elettrocardiogramma (soluzione grafica suggerita da Roger Waters).  Le linee di colore proseguono anche sul retro della copertina dove entrano in un altro prisma rovesciato, voluto da Thorgerson per facilitare la disposizione del disco nei negozi, dal quale usciranno come un raggio di luce bianca, che prosegue poi fino a ricongiungersi con quello sul fronte. (http://it.wikipedia.org/wiki/The_Dark_Side_of_the_Moon)
[4]  http://it.wikipedia.org/wiki/Abu_Ma%27shar_al-Balkhi
[5]  Il 7 febbraio 1972 Dark Side of the Moon: A Piece for Assorted Lunatics, come era conosciuto allora, fu presentato per una cerchia ristretta di persone al Rainbow Theatre, più di un anno prima del lancio ufficiale. Tale luogo è attualmente una chiesa (http://en.wikipedia.org/wiki/Rainbow_Theatre)
[6] http://it.wikipedia.org/wiki/Astrologia_occidentale
[7] http://it.wikipedia.org/wiki/Astrologia_karmica
[8] http://it.wikipedia.org/wiki/Musica_delle_sfere
[9] http://it.wikipedia.org/wiki/Valle_della_Morte
[10] http://it.wikipedia.org/wiki/Zabriskie_Point_(luogo)
[11] Il titolo dell’album (traducibile come “Il Pifferaio alle Porte dell’Alba”) riprende quello del settimo capitolo del romanzo per ragazzi Il vento tra i salici di Kenneth Grahame, in cui i protagonisti Ratto e Talpa, attratti dalla musica misteriosa suonata da un flauto, incontrano il dio dei boschi Pan (http://it.wikipedia.org/wiki/The_Piper_at_the_Gates_of_Dawn)
[12]  Astronomy Domine
[13] (nel film le imporvvisazioni chitarristiche  sono  di Jerry Garcia –  Grateful Dead)
[14]  In riferimento alla scena precedente…Il titolo dell’album si riferisce a un’espressione in slang utilizzata per indicare l’atto sessuale  (http://it.wikipedia.org/wiki/Ummagumma)
[15]  The Dark Side Of The Moon comincia e termina con un suono di battiti cardiaci
[16] Money si apre con vari rumori di un registratore di cassa e suoni di monete
[17] Visone personale del brano Interstaller Overdrive
[18]  Atom Heart Mother – il titolo venne preso da un giornale  dove si parlava di una donna incinta che era stata tenuta in vita con uno stimolatore cardiaco atomico
[19] Chapter24 – questo brano venne scritto da Syd Barret ed è ispirato da un testo del Capitolo 24 dell’IChing, conosciuto anche come Libro dei Mutamenti e considerato essere il primo dei testi classici cinesi. (http://it.wikipedia.org/wiki/Libro_dei_Mutamenti, http://en.wikipedia.org/wiki/Chapter_24)
[20] Copertina Atom Heart Mother (http://it.wikipedia.org/wiki/Atom_Heart_Mother)
[21]  Copertina Wish You Were Here (http://it.wikipedia.org/wiki/Wish_You_Were_Here_(album_Pink_Floyd)
[22]  Hey You
[23]  Protagonista del film di Alan Parker  – Pink Floyd The Wall – e interpretato da Bob Geldof (http://it.wikipedia.org/wiki/Pink_Floyd_The_Wall)
[24] Outside The Wall
[25] Sigla Finale di Zabriskie Point
[26]  Your Possible Pasts
[27]  Il Tema Natale è riferito a una Vergine – Ascendente Sagittario, nata alle 14:10. Ogni brano è stato associato a pianeti, case e segni zodiacali in modo totalmente personale, ma tenendo conto delle caratteristiche che ogni singolo segno e  ogni singola associazione comporta. Per motivi di spazio e per licenza poetica è stata inserita unicamente la tabella riassuntiva, evitando descrizioni dettagliate.

(pubblicato su www.rocklab.it)

Ida sta a mille! #2 – Tool

Come in alto, così in basso, come fuori così dentro, come sopra così sotto.
Tu dividerai il grezzo dal sottile e riunificherai tutte le cose in Uno”.
Ermete Trismegisto

Ad ogni piè sospinto la mente diviene l’antro dei miei stessi amorosi pensieri, tra l’affollarsi di immagini virili e il vociare confuso di una folla presente/assente; il senno s’ispessisce di colori, suoni, volti.  Come in un romanzo corale, in un’autobiografia pregna di reminiscenze e allegorie, mi lascio spesso percorrere da un caleidoscopio di ricordi e desii, in cerca di prodigi e di mistiche fantasmagorie, al fine di ricavarne incontri, avvicinamenti e portentose trasformazioni. Mi chiedo sempre se sia meglio evadere dalla realtà, schivare la vita, lottare per la vita oppure fingere e recitare una parte nell’effimero teatro che è la vita stessa. L’esistenza è in fondo labile come il limbo dei sentimenti, come il fuori e dentro di un coito sul quale cala il sipario consumato il rapporto.

Ecco perché di tanto in tanto sento la necessità di sapere, o quantomeno di cercare di comprendere quale sarà la futura e ottimale direzione da intraprendere, per godere appieno di quella pura verità che risiede nell’unità degli opposti e contemplare così la mia idilliaca Arcadia personale, come in un quadro diPoussin o in una delle “Anime” dei Tool composta e registrata a Rennes le Chateau. In certe situazioni sarei anche disposta a vendere l’anima a un “Woland” qualunque, se solo servisse a dissolvere i conflitti interiori e a donarmi l’intesa perpetua e fuori dal tempo col “Maestro” designato dal mio cuore, nella perenne estasi fisica e metafisica. Sarei pronta ad imbastire un rituale magico e potente come l’artwork di un vinile costellato di simboli arcani, tra stelle a sette punte e pentacoli, invocando Afrodite o la dea egiziana Babalon. Come la magia stessa del sesso, capace di allontanare le ombre più buie, vorrei trovare la formula magica atta a depennare gli istinti repressi, seguendo la strada che porti alla perfezione e al piacere totale. Quando la tristezza m’assale, il più delle volte, mi affido al pianto come terapia, alla mia “Lachrymology” più intima e liberatrice. Quando invece “esigo” risposte e mi sforzo di concepire la vita quasi come un calcolo matematico del destino, una spirale di Fibonacci simile ai “segnali nascosti” di Lateralus, consulto i tarocchi. I risultati migliori dalla lettura dei tarocchi si ottengono quando si raggiunge una sorta di stato meditativo, contemplando ogni carta senza fretta. È necessario inoltre avere la mente sgombra da pensieri negativi, un’indole tranquilla, possedere un atteggiamento positivo e cercare di accedere a una sorta di saggezza interiore. Il segreto intrinseco dei tarocchi non è propriamente quello di “predire”, ma di aiutare a raggiungere, nel modo più consono possibile, determinati obiettivi e di consigliare, al fine di attuare una trasformazione interiore nell’individuo che li consulta. I tarocchi sono infatti delle finestre sul mondo, grazie ai quali è possibile avere punti di vista differenti. Solitamente leggo da sola i tarocchi, ma approfittando delle conoscenze esoteriche del mio Maharishi, sono riuscita ad entrare in contatto con una personalità “occulta” davvero particolare.

Richard è un affascinante uomo sulla trentina, molto intrigante, cupreo e dagli occhi celesti come il cielo, appartenente all’Hermetic Order Of The Golden Down, aiRosa Croce e al l’O.T.O. (Ordo Templis Orientis) e fervente sostenitore delle teorie di Aleister Crowley. Per la lettura dei tarocchi decide di portarmi a Cefalù, in contrada Santa Barbara, presso l’Abbazia di Thélema (dal greco θέλημα, “desiderio” o “volontà”), tanto cara allo stesso Crowley e ispirata all’omonima “scuola ideale” eretta dal gigante Gargantua di rabelaisiana memoria. La porta di questo monastero esoterico presenta un’iscrizione alquanto singolare:

“Fai ciò che vuoi, sarà tutta la legge. Amore è la legge, amore sotto la volontà.
[…] perché le persone libere e colte, sentono per natura un istinto ed inclinazione che li spinge ad atti virtuosi, e li tiene lontani dal vizio, inteso come religione”.
Aleister Crowley

Richard mi dice che questo luogo magico e dalle intense vibrazioni musicali, acromatiche, mistiche ed occulte, è una sorta di “tempio” del rock; vi hanno infatti soggiornato: Jimmy Page, Ozzy Osbourne, David Bowie, Mick Jagger, David Tibet, Maynard James Keenan, Danny Carey e molti altri…

Prima della divinazione con le lame dei tarocchi, volta in primis alla costruzione di un’autentica personalità “mistica e magica”, Richard mi consiglia una pratica preparatoria di Magia Sexualis, mostrandomi la copia originale in suo possesso del libro di Crowley,White Stains (“Macchie Bianche”), datata 1898, e dicendomi: “La lunghezza del tuo desiderio, sarà la potenza della tua esistenza”. Richard è un uomo dal temperamento magnetico, di una bellezza celestiale e androgina; è un incanto fisico, una malia ultraterrena colta ed erudita, dall’animo angelico e dall’indole lusinghiera. I suoi modi carezzevoli, il suo campo visibile e il suo volto paradisiaco e acheronteo al contempo, mi spingono ad accettare questo incantesimo di lussuria. Il mio desiderio è acuito anche da quella tipica bramosia femminea di sentirsi anelata, amata e appagata, di sentirsi parte di quel due che si fa uno, dell’anima che si fonde al corpo e che è capace di allontanare ogni dolore e solitudine attraverso la magia dell’amplesso. Mi lascio dunque possedere dal fuoco sovrannaturale della passione, mentre un vecchio giradischi emette per sette volte, come un mantra, come una formula magica tantrica, No Quarter dei Led Zeppelin, coverizzata dai Tool. La nostra fame lasciva accende un trascendente fuoco carnale e sprigiona una mirabile enfasi energetica estesa fino allo spasmo estatico e astrale dell’orgasmo. Il fluido diviene così veicolo di conoscenza, raggiungendo l’infinito. La conoscenza materiale s’incarna in quella spirituale, elevandosi verso la Gnosi, superando i limiti del peccato nel “Sancta Sanctorum” che l’appagamento sessuale emana.

Dopo questa meravigliosa esperienza trascendentale, Richard mi prepara un bagno di latte e petali di rose rosse e mi porge un foglio di papiro.

Il foglio di papiro sarà il mio “taccuino magico” sul quale associare i 22 Arcani Maggiori, ai 22 Sentieri dell’Albero Della Vita e a 22 brani della discografia di una band con la quale mi sento in sintonia dopo le sensazioni mistiche del sortilegio sensuale. La mia scelta cade sui Tool, viandanti ermetici della musica, eremiti silenziosi di questo mio nuovo viaggio divinatorio e rituale. I Tool sono infatti uno di quei pochi gruppi capaci di fondere, all’interno della loro “peregrinazioni” strumentali e testuali, simboli arcani e significati mistici ed occulti, al di là di ogni dogma e al di là di qualunque spuria informazione mediale e religiosa.

L’Albero della Vita Cabalistico (e della conoscenza) rappresenta la scienza divina e la genesi della trasmissione iniziatica. È lo strumento chiave del pensiero e del linguaggio stesso, inteso come prima è più divina delle arti. LeSephiroth {Keter, Hokmah, Binah, Hesed o Gedullah, Geburrah o Pahad o Din, Tif’eret o Rahamin, Nesah, Hod, Yesod, Malkut o Sekinah – Corona, Saggezza, Intelligenza, Benevolenza, Potere, Bellezza, Virtù, Splendore, Sintesi, Regno}sono infatti delle essenze intelligenti e i tarocchi sono l’applicazione divinatoria, grafica e visuale di questa gnoseologia ermetica e delle leggi del divenire. I sentieri delle dimore di Toth della Kabbalah, che collegano le dieci Sephiroth dell’Albero della Vita tra loro, sono 22, come gli Arcani Maggiori dei Tarocchi.

Il mio schema di divinazione si è rivelato essere il seguente:

Divinazione

Richard possiede i Tarocchi realizzati da Crowley e disegnati dalla pittrice surrealista Frieda Harris, tra il 1938 e il 1942. Io decido di non porre una domanda specifica su di un “tema” che mi sta particolarmente a cuore, bensì una lettura karmica utile a comprendere l’intero mio percorso di vita  per continuare ad avanzare serena lungo la strada della saggezza e della pace interiore. Mentre i ventidue brani dei Tool da me selezionati scorrono come catalizzatori del mio processo di ricerca interiore, Richard mescola le carte con elegante ritualità, servendosi di esse per distruggere e ricostruire gli infiniti elementi dei quali l’universo e la mia vita sono composti, realizzando così una nuova armonia utile all’interpretazione sincronica. Durante questa affascinante liturgia, guardando le “lussuriose” mani di Richard mescolare con maestria le carte, entro in uno stato di trance:

“il sole splende alto nel cielo…mi appare un folle giullare vestito di stracci con un fiore bianco in mano e un fagotto. Un cagnolino bianco lo accompagna, mentre egli mi incita ad aprire la mente, a lasciarmi alle spalle il passato, seguendo l’impulso, l’irrazionalità, la fantasia e la gioia di vivere. Scompare dicendomi: « Il tuo desiderio è di credere negli angeli che si trovano nei cuori degli uomini»… In lontananza vedo due Amanti nudi nel giardino dell’Eden; l’uomo guarda la donna, mentre ella guarda in alto in direzione di un angelo dalle ali spiegate. Alle spalle della donna dimora un albero con i frutti sul quale si avvolge un serpente; dietro l’uomo si intravede invece un albero in fiamme. Tra le nuvole appare la scritta: « Il freddo silenzio ha la tendenza ad atrofizzare ogni senso di compassione tra presunti amanti/fratelli»…un monito che risveglia in me la forza di credere nel potere dell’Amore al quale ci si può abbandonare solo attraverso scelte coraggiose e ponderate. Non bisogna cedere alla paura per raggiungere l’unione, cercando la via della comunicazione. Conto le stelle; sono otto e tutte ad otto punte ed una è più grande delle altre e gialla; intravedo Richard affianco ad una ragazza nuda che versa dell’acqua da due anfore. La stella illumina la mia strada. Mi guida verso grandi visioni e liberi pensieri, senza limiti alcuni,  fino al momento in cui Richard bisbiglia: «A malapena ricordiamo chi o cosa è arrivato prima di questo prezioso momento. Stiamo scegliendo di essere qui proprio ora. Tieni duro, resta dentro.» La Papessa siede invece sul suo trono di pietra posto tra due pilastri (uno bianco con la lettera J e uno nero con la lettera B). Ai sui piedi vi è la falce della luna crescente. È vestita di blu e bianco e porta in grembo la scritta TORA; il suo copricapo ha un cerchio al centro e due falci laterali. La conoscenza occulta è ormai vicina e sento voci che echeggiano: «Lei non ha mai detto una bugia. Avrebbe potuto dirla, ma non ne ha mai vissuta una. Non aveva una vita, ma di sicuro ne ha salvata una. Va bene, ora è tempo che ti lasciamo andare » Nella mia testa risuona intanto un “Mantra” arcano, mentre un sole antropomorfizzato riscalda la mia anima con undici raggi dritti e dieci curvi. Si intravede anche un bambino nudo su un cavallo bianco, che regge uno stendardo arancione. Sulla testa ha una corona e una piuma rossa. Il mio percorso verso la conoscenza subisce poi una battuta d’arresto e mi ritrovo incatenata assieme a Richard, entrambi nudi e con delle corna sulla testa, al cospetto di un Diavolo con ali da pipistrello e corna da caprone. Egli ha sul corpo una stella a cinque punte e nella mano sinistra una fiamma rivolta verso il basso…Inizio così ad esplorare il mio lato più oscuro, per liberarmi dalle catene che mi rendono prigioniera, lasciandomi penetrare nella libido, entrare dentro, in una sorta di “fisting” sessualmente spirituale. Il drappo nero corvino della notte cala poi sulla mia essenza. Un cane e un lupo ululano alla luna triste e addolorata e nel cielo blu appaiono lacrime di luce. Sogno, magia e illusione affascinano la mia percezione…una voce sibila nel vuoto: «Crocifiggi l’ego prima che sia troppo tardi per lasciarti alle spalle questo posto così negativo, cieco e cinico, e scoprirai che noi tutti siamo una mente unica, capace di tutto ciò che è immaginato e ancora concepibile. Perciò lascia che la luce ti tocchi e lascia che le parole ne stillino attraverso. Lascia soltanto che l’attraversino, portando con loro la nostra speranza e la nostra ragione.» Le tenebre lasciano infine il passo alla luce e, come ne “La Dance” di Matisse, compare una figura aggraziata, parzialmente avvolta da una striscia di tessuto viola, con i seni e le gambe scoperte. Nelle mani regge due bacchette di colore bianco ed è circondata da una ghirlanda di forma ovale. Tra le nuvole, ai quattro angoli, emergono la testa di un uomo, un’aquila, un toro e un leone. La mia consultazione è così giunta a compimento, nella piena realizzazione e positiva conclusione di un ciclo. La docile figura si muove leggiadra nel cielo e mi invita ad aprire le porte al mondo e alla vita, gioendo e vivendo pienamente e intensamente. Questa splendida allegoria della positività si congeda dicendomi: «con i miei piedi per terra, mi perdo tra i suoni e a braccia aperte per assorbirlo, lo sento muoversi attraverso la mia pelle. Esco su allo scoperto per raggiungere ciò che il caso mi porterà o qualsiasi cosa mi disorienterà, seguendo la nostra volontà e il nostro vento potremmo andare dove nessuno è mai stato. Cavalcheremo la spirale fino alla fine e forse andremo dove nessuno è mai stato. Uscendo dalla spirale. continua ad avanzare..»

Ho visualizzato e sentito le lame dei Tarocchi, riflettendone tutte le forze magiche nella mia esperienza mentale; ho assaporato la passione fisica e metafisica di due corpi che producono luce seminale; ho incontrato il suono nell’esercizio sinestetico della divinazione. Ho goduto di un ballo carnale e profetico, passeggera e osservatrice di un terzo occhio personale e veicolo emozionale del mio altrove. Come un desiderio inespresso, un incantesimo che si dissolve tra le file del tempo, una storia d’amore finita male da ascrivere tra i capitoli della propria esistenza, è il ricordo che tiene in vita la speranza o quantomeno la capacità di fare tesoro delle esperienze regresse, evitando gli errori e i passi falsi del passato. Allo stesso modo, questa cerimonia di chiaroveggenza, sarà un segreto da custodire nella rimembranza…perché la Magia svanisce solo se la si dimentica.

illustrazioni: Marzia Grossi

Fonti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Et_in_Arcadia_ego
http://it.wikipedia.org/wiki/Nicolas_Poussin
http://it.wikipedia.org/wiki/Rennes-le-Château
http://it.wikipedia.org/wiki/Woland
La Lachrymology è  una sorta di filosofia/religione ideata nel 1940 da Ronald P.Vincent (scrisse anche un libro nel 1949 dal titolo “A JOYCEFUL GUIDE TO LACHRYMOLOGY”); viene tradotta letteralmente come “lo studio del pianto”. La dottrina di base della Lachrymology, sostenuta anche dai Tool, risiede nella concezione che la strada che conduce alla perfezione passi attraverso il dolore, sia emozionale che fisico.
http://it.wikipedia.org/wiki/Successione_di_Fibonacci
http://it.wikipedia.org/wiki/Lateralus
http://it.wikipedia.org/wiki/Tarocchi
http://it.wikipedia.org/wiki/Golden_Dawn
http://it.wikipedia.org/wiki/Rosa_Croce
http://it.wikipedia.org/wiki/Ordo_Templi_Orientis
http://it.wikipedia.org/wiki/Arcani_maggiori
http://it.wikipedia.org/wiki/Albero_della_vita
http://it.wikipedia.org/wiki/Qabbalah
http://it.wikipedia.org/wiki/Albero_della_vita_(diagramma)

(pubblicato su www.rocklab.it)

Ida sta a mille! #1 – The Doors – The Doors

Per me c’è solo il viaggio su strade che hanno un cuore, qualsiasi strada abbia un cuore. Là io viaggio, e l’unica sfida che valga è attraversarla in tutta la sua lunghezza. Là io viaggio guardando, guardando, senza fiato.
Carlos Castaneda – Gli Insegnamenti di don Juan

 

L’altro giorno mi trovavo in aeroporto ad attendere il ritorno di una persona a me molto cara. Erano anni ormai che non rivedevo quest’uomo appartenente al mio passato. Avrebbe fatto una sosta di poche ore a Fiumicino, per poi ripartire verso regioni remote e lontane. Mi aveva chiesto di incontrarlo in questo non-luogo di passaggio alla Marc Augé, privo di identità e storia, lambendo uno sterile suolo di arrivi e partenze. L’incontro è stato fugace, ma intenso, il tempo di un caffè, rivangando dolci e sensuali ricordi. Un secondo dopo le nostre distanze si erano nuovamente amplificate a dismisura. Quest’esperienza ha fatto nascere in me il desiderio di inseguire terre da sentire, spazi naturali da possedere. Sentivo il bisogno di oltrepassare la scarna e caotica realtà, incapace di fornire territori utili a donare relazioni vere, profonde e durature. Volevo porre fine alla frenesia accelerata delle città, sempre in balia di luoghi e non-luoghi, sempre più pregna di distacchi e separazioni tra uomini automi e sterili. Desideravo fermarmi, respirare e tentare di modificare il mio destino, vagabondando verso lande inesplorate e pregne d’amore e di energia estatica.

La vita è probabilmente una sorta di esplorazione tra sogno e realtà, tra conscio e inconscio, tra  noto e ignoto. Ecco perché sento spesso il bisogno di allontanarmi dal quotidiano flusso vitale e spostare il mio baricentro spirituale verso realtà altre; vorrei arrestare il mondo, schivare le “verità assolute” e riuscire a vedere oltre il velo tangibile dell’esistenza. È come se nascesse in me un’urgenza emotiva trascendente, volta a scoprire il non detto e ad attraversare la mente, perlustrando i meandri dell’anima. Avverto un’indole sciamanica intrinseca al mio essere, che ha voglia di manifestarsi e di intraprendere un viaggio tra mondi paralleli, lanciando frecce magiche (tséntsak) e danzando al ritmo ossessivo di tamburi, sonagli e di melodie su scala pentafonica. Lo sciamano (da sham-àn, termine che proviene dalla Siberia) è in grado, infatti, di staccarsi dal corpo fisico e di far vagare l’anima tra regioni celesti e sotterranee. Una recente fantasticheria notturna mi vede proprio nei panni di una curandera, di una “medicine woman”, che vive il percorso di morte e rinascita del corpo, posseduta e guidata da Spiriti Aiutanti.

L’ultima metafora onirica di tipo sciamanico si è verificata mentre ascoltavo, nella pace meditativa della mia stanza, Behind Your Breath dei Wovenhanddinanzi a un cristallo di rocca (che gli sciamani ritengono sia una solidificazione delle lacrime o del liquido seminale di spiriti celesti), bruciando su della carbonella foglie di salvia, cedro, rosmarino, pino e fiori di lavanda. In tale circostanza, sono entrata in una sorta di trance mistica; ho sognato animali, piante e rocce imbevute di anima e spirito, mentre il mio Yogi proclamava, come un mantra, le seguenti parole: “Entra nel flusso divino; abbandona il tuo corpo fisico; segui il volo dell’aquila e la tua anima sarà libera”.

Questa volta il Maharishi è in compagnia di una sua “alleata esoterica” sciamana,Nadia Stepanova, guaritrice buryata della Siberia Meridionale, che ha il dono di “vedere” gli Dei e gli Spiriti. Entrambi affermano che, dopo la visualizzazione del mio sogno, sono pronta al percorso d’iniziazione sciamanico, pronta ad affrontare la malattia, la morte e il risveglio. Nella stanza delle meraviglie in vinile del Maharishi, seleziono l’album che mi accompagnerà durante questo percorso ai confini del mondo, nel cuore pulsante della mia anima. Non ho dubbi: saranno i Doors e il Re Lucertola a condurmi nell’estasi psico-fisica, scovando il mio Spirito Guida, alter ego e proiezione di me stessa. Indosso una veste bianca, pratico respirazioni di terra, acqua, aria e fuoco, per entrare in contatto con tutte le forze della natura, e assisto allo spettacolo post-moderno del mio rituale d’iniziazione sciamanico, nella trance musicale di un’azione scenica guidata dallo sciamano del rock Jim Morrison e indotta dal disco The Doors:

«Dai primordi cosmici della terra il calore del fuoco pervade il mio corpo di godimento puro, mentre il Peyote spermicida si espande nel sensuale campo di forze magnetiche dei sensi. Una morbosa danza ventrale che varca “le porte della percezione” oltre i confini materiali, lasciando affiorare in superficie l’odore sporco e atavico di una materia carnalmente mistica ed esoterica. Una duplice natura umana e divina si impossessa del mio essere, mentre inseguo il demone calzato di pelle nera. Gli spiriti deflorano il mio corpo; mi nutrono; mi amano; mi divorano voluttuosamente, creando un varco nella follia delle percezioni. Un liquido seminale decadente e selvaggio sfiora la mia pelle con visionare selle blues e briglie psichedeliche. Cammino su carboni ardenti di lussuria in una teatrale iniziazione occulta di inguini. Apro un varco tra ritmi compulsivi, pervasa da una universale libertà erotica (Break On Through). Assaporo la liturgia cannibale e profana della carne (Soul Kitchen); lambisco l’ebbrezza languida degli istinti immersa nel flusso di piacere (The Crystal Ship); mi nutro di Datura, stimolando pulsioni fatali (Twentieth Century Fox). “Penetro” il rito, spazio teatrale brechtiano e weilliano che si rinnova e rinasce nella dissoluta Mahagonny (Alabama song). Mi lascio cullare dalle fiamme del peccato, nella catarsi del sesso (Light My Fire), mentre un alito di pienezza si espande nel godimento allucinogeno di un blues alla Willie Dixon (Back Door Man). Il mio corpo vibra tra melodie licenziose (I looked at you), tra  fascinazioni oscure, occulte e ancestrali (End of The Night) e fisiche litanie trasversali (Take it as it come). Sprofondo nel cerimoniale triviale, immorale e piacevolmente appagante, mentre riemergono passioni malsane effigiate nel quadro edipico di un sogno esoterico senza fine (The End). “Cavalco il serpente” del desiderio, mentre il rito ipnotico giunge a compimento. Volo  tra mondi fisici e spirituali, traghettando la mia mente nel godimento di uno stato alterato di coscienza , acuendo ogni percezione e raggiungendo l’orgasmo dell’anima. Il mio cerimoniale personale si erge a rito collettivo, danzando nuda tra sguardi inebriati di voyerismo. Mi lascio possedere da un fantasma dai capelli ricci e corvini, ombra dionisiaca di un perenne coito multi-dimensionale al confine tra terra e cielo, visibile e invisibile.»

(pubblicato su www.rocklab.it)

Ida sta a mille! #0

“E tutto insieme, tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male, tutto insieme era il mondo. Tutto insieme era il fiume del divenire, era la musica della vita.”
Hermann Hesse – Siddharta

Qual è la nostra vera natura? Chi sono? Qual è l’intima realtà delle cose? Qual è il ritmo acustico di ogni singolo essere umano? Come mai la maggior parte degli individui tende a castrare i propri istinti fisici e mentali? Non vi è mai balenato in testa di porvi questi originali interrogativi?

Spesso mi fermo a pensare…a ragionarci su, a riflettere sul mistero dell’esistenza della vita, della musica e dell’universo. A volte vengo pervasa dall’idea che il mondo, così come ci appare, non sia reale, ma un qualcosa di mutabile e pertanto fittizio. Probabilmente per queste ragioni la magia, come la musica e l’esoterismo hanno da sempre rappresentato una componente fondamentale della mia essenza; sin dalla prima volta che presi tra le mani un mazzo di Tarocchi, le Rune o l’I-Ching, sentendomi appagata; sin dalla prima volta che ascoltai i suoni provenienti dal carillon sulla culla, assaporando una prima ebrezza di felicità.

L’altro giorno, mi trovavo nella stanza a riflettere. Mentre ascoltavo Cody dei Mogwai con una candela alla lavanda accesa, cercando di ritualizzare “sonorità” esoteriche e leggendo il mio futuro nei Tarocchi, il respiro si è placato un istante, il cuore ha cominciato a battere ed è nata in me la consapevolezza di riscoprire il mio “Morpheus” interiore, la voglia di guardarmi dentro esplorando corpo e mente. Per andare al di là dei soliti e datati schemi psicoanalitici e, in primis, per assecondare la mia vera natura, come in una mossa mentale di Neo in Matrix, scartando la pillola blu, ho ingurgitato la pillola rossa. In definitiva ho scelto la via della meditazione, affidandomi a uno Yogi. Tutti gli individui anelano il sentiero della pace fisica e mentale; io ho deciso di raggiungere questa sorta di libertà suprema, intraprendendo il cammino meditativo. Lo Yoga, in fondo, non è altro che osservazione consapevole della mente che conduce all’incontro col nostro vero volto e con noi stessi, senza separazione tra spirito e materia.

Maharishi Yogi è un guru indiano barbuto e brizzolato, fisionomicamente molto simile a Jerry Garcia dei Grateful Dead, che pratica la meditazione trascendentale e il tantrismo da molto tempo (lui afferma “da quando il rumore roboante del tuono si fuse al flebile soffio di vento”) e, come ogni buon Maestro che si rispetti, pratica la sua arte gratuitamente. Vive in una casa spartana immersa nel verde, lontano da stress, smog, inquinamento acustico o d’altro tipo; dice per avere un contatto più vero con la natura e col suo “fondamento primordiale” (il Karma).

Prima di iniziare con la meditazione vera e propria, il Maharishi mi conduce in una stanza piena di vinili, così pregna di musica da poterci trovare qualsiasi cosa le orecchie abbiano bisogno di ascoltare nell’arco di un’intera vita. Mi incita a scegliere il suono a me più congeniale, quello che “le corde della mia anima”sentono più idonee per intraprendere la prima fase di sperimentazione meditativa. La musica e la meditazione infatti suggeriscono entrambe, se correttamente percepite, una condizione di ascolto consapevole, ricettivo e attivo al tempo stesso. Se la musica facilmente smuove il sentire, la meditazione ne consente un’osservazione più attenta e precisa, per conoscere meglio sé stessi. Ho pensato che Zeit dei Tangerine Dream, come primo approccio alla meditazione, avrebbe reso questa esperienza “cosmica”.

Per i neofiti come me, almeno inizialmente, ilMaharishi adotta una disciplina psicofisica piuttosto severa (sadhana), che si sviluppa secondo otto fasi (ashtanga) [le restrizioni (yama), le osservanze (nyama), le posizioni (asana), gli esercizi respiratori (pranayama), la concentrazione su un punto (pratyahara), la concentrazione su un oggetto specifico (dharana), la meditazione (dhyana), supercoscienza o consapevolezza del principio divino (samadhi)] e mira a riequilibrare i sette Chakra, lavorando direttamente su di essi a livello meditativo.

La pratica inizia in giardino, incrociando le gambe, secondo la posizione classica del loto, e mantenendo la schiena ben dritta; poi si inizia a seguire il respiro attentamente e continuamente senza condizionarlo in modo alcuno. Io cerco di liberarmi di tutte le paure, di ogni inibizione fisica e mentale e di lasciarmi trasportare dalla musica. Il primo giorno di meditazione dura circa mezz’ora e serve come fase germinale per afferrare e comprendere appieno la tecnica Yoga. Prima di congedarci, il maestro mi consiglia di appuntare le mie visualizzazioni, le mie sensazioni avute in fase di meditazione, soprattutto quando pratico sola senza la sua guida spirituale; dice che serviranno anche per il più complicato e futuro cammino tantrico.

Tornata a casa, svuotata dalle ansie e col cuore pieno di gioia scaturita da questa iniziale esperienza meditativaprovo a fare Yoga in solitudine. Accendo una candela al Bergamotto e un incenso naturale all’Ylang Ylang, inserisco nel mio lettore Gentlmen degli Afghan Wighs ed entro in contatto col mio corpo, col mio respiro e con la mia coscienza, senza pensieri, condividendo lo spazio della musica.

Successivamente la mia penna interiore annoterà tutto, visualizzando i pensieri più reconditi della mia persona, desideri e realtà concentrati in un foglio di pergamena bianco:

Pentagramma di una strega/artista

Sono la prostituta del mondo, Meretrice dardeggiante, Semiramide d’ogni uomo. Cleopatra infettata dal velenoso serpente della trasgressione; la mai scelta, l’amata solo per il tempo di una scopata.
Bella Addormentata da un “suono ascendente”, Alice frastornata da un Cappellaio Matto e da una Regina di Cuori invadente.
Sono il “Dopo che” dei Massimo Volume; la “Somebody To Love” dei Jefferson Airplane; la “Little Girl Blue” dai sogni infranti.
Sono il “Due” (ITDO) che assapora la solitudine; colei che quando non si accorge di respirare penetra “Dentro Marlyn”.
Il mio vivere è un film incompiuto, nel quale lo zampino di un Walter Murch, “In un batter d’occhi”, ha spesso “tagliato” il lieto fine; un montaggio sempre in fase di realizzazione e con molte dissolvenze in nero.
Il mio Dna: una chiave di violino;
Il mio corpo: perennemente scosso da plettri spermicidi;
La mia vita: un pentagramma musicale ancora tutto da scrivere.
Vergine ascendente Sagittario, questo è quelle che le stelle dicono di me; figlia del mio tempo, ma zingara gitana errante tra ere immaginarie e psichedeliche alterazioni spazio-temporali.
Sento, ascolto, assaporo, sperimento… Vivo di attimi e mi nutro di ricordi; fuoco digitale che spesso brama l’analogico; corpo da Compact Disc e anima in vinile.
Scrivo per ovviare alla realtà ed erigere altari onirici; ordisco arazzi di parole per espiare la mia anima karmica con l’inchiostro della vita. Tra un bicchiere di Whisky e uno di Rum, mi nutro di lemmi per esiliare dolori e illusioni, cristallizzando gioie e ricordi.
Sfioro la poesia per raccontare la magica e sacra potenza del sesso, suono dolce e puro che alimenta la mia “musica” interiore e smuove l’esistenza tutta.
Romanzo la melodia in “brani” mentali, composizioni dal ritmo agro-dolce, mescolando arte e vita, amore ed erotismo, carnalità e sensuale trascendenza.
Quando la notte, figurativa o reale, si avvicina e non vuole rendermi alla vita, masturbata dalla solitudine e violentata dalle sofferenze, mi rifugio nel mio mondo “altro”, scandagliando la mia biblioteca inconscia di musica, arte, libri, teatro e cinema, per allontanare ogni incubo mefistofelico e partorire pensieri e speranze.
Donna d’arte, Geisha sempre in cerca del suo padrone spirituale; artista vogliosa di una Musa per ridere, scopare, sognare, amare, piangere e dimenticare.
Un po’ santa e un po’ puttana, un po’ strega e un po’ sciamana, un po’ hippie e un po’ punk; sempre  in balia di mente e cuore, istinto e ragione, Anhata e Sahashara, l’Yn e lo Yang della mia esistenza.
Medito per offrire pace al mio Io interiore, plasmando le pene del cuore. Ritualizzo e invoco Dei e Arcani per assaporare l’ebrezza dell’ignoto e scorgere risposte. Affido l’anima alla magia, per farmi rapire dal soffio vitale di un alchemico mistero.
L’ “uccello”: il mio spirito guida
Dioniso: la mia mistica energia naturale
Bacco: colui che mi fa impazzire
Il rock: la mia scossa elettrica
Credo nell’interezza divina di ogni essere umano; bramo un’anarchica società svuotata dai dettami politici e religiosi, svincolata da Dogmi e Censure; inseguo il sogno della totale libertà mentale e fisica dell’individuo, in armonia con la natura e l’universo.
In un mondo saturo di pudore, dove fottere come animali (Trent Reznor docet) è vizio peccaminoso e triviale e amare profondamene è eresia che induce all’isolamento, anelo la completezza del due che diventa uno, conscia del fatto che sia impossibile lambire la carne senza ascoltarne il rumore dell’anima.

(pubblicato su www.rocklab.it)