Visioni celate, carte svelate

 

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Visioni celate, carte svelate

Gennaio 2017

Augh! Edizioni (Gruppo editoriale Alter Ego Edizioni)

“Visioni celate, carte svelate di Ida Stamile è un’opera poetica, filosofico-alchemica, è la narrazione in versi di un percorso esistenziale che cerca attraverso le immagini esoteriche dei Tarocchi di raggiungere un punto di approdo psichico nell’equilibrio onnivoro dell’universo. Tutto ciò che è fuori di noi è anche e soprattutto dentro di noi. La voce poetica della scrittrice si fa anelito e speranza, circuito e abnegazione nel periplo insondabile e misterioso dell’esistenza. Attraverso le immagini è la parola, verbo e simbolo di vita in fieri, che coglie le sfumature più nascoste dell’animo umano. È così che il poeta si fa portavoce di un’alchimia interiore, rivelatrice di abissi e paradisi, è il suo atteggiamento divinatorio, di interprete dei segni che ci circondano che lo rende profeta di se stesso e della variegata, insondabile natura umana.”

Dalla Prefazione di Vincenza Fava

Visioni celate, carte svelate è un gioco d’identità, un viaggio di parole, simbolico e reale, conscio e inconscio, che esplora, attraverso la musicalità della forma poetica, l’Io più intimo, profondo e misconosciuto di ognuno di noi. È una sorta di cammino iniziatico e profetico, una formula magica che svela quegli ignoti segreti celati nell’antro buio e inesplorato della psiche. È una radiografia dell’anima di positività e negatività, che danza in balia di letture allegoriche (i 22 Arcani Maggiori) e allucinazioni interiori e personali (la poesia che idealmente separa e unisce al contempo ogni lama), in cerca di risposte ai quesiti più puri e semplici dell’esistenza. La fantasmagoria esoterica abbraccia così la realtà nuda e cruda, racchiudendo gli attimi più importanti di una vita in un mazzo di Tarocchi.

PRESS

INTERVISTA SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE

RECENSIONE SU TARGET MAGAZINE

Presentazioni

Giovedì 13 aprile
Le Mura
Roma
Via di Porta Labicana 24

ore 19:30

Presentazione & reading musicato
di “Visioni celate, carte svelate”

Moderatore dell’evento: Emanuele Binelli Mantelli.
Accompagnamento musicale a cura di Giulio Pantalei
Seguirà mini live acustico dei Panta

Evento Facebook

Foto promozionale © Martina Caruso

Sabato 28 gennaio

Ore 19.30

Gente di San Lorenzo

Via degli Aurunci, 42-48 (Piazza dell’Immacolata)

Info evento

Evento Facebook

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Moderat @ Ex Dogana [Just Music Festival] – 14 Luglio 2017

Attitudine e visual

Roma come Berlino. Già a partire dalla location dell’Ex Dogana, con un palco che volge le spalle alla tangenziale est di Roma, sembra quasi di trovarci altrove. Una veduta “post-industriale” e metropolitana che pare essere lo scenario perfetto per il concerto dei Moderat. Il progetto congiunto di Apparat (Sascha Ring) e dei MODESELEKTOR (Gernot Bronsert eSebastian Szary) non poteva dunque trovare luogo migliore per la propria esibizione in terra romana. Dal vivo l’alchimia sonora è perfetta e la fusione tra l’eclettismo sonoro dei MODESELEKTOR e i tappeti melodici di Apparat è totale. La ricercata elettronica del trio esplode sul palco con perfezione, muovendosi tra IDM, Glitch e territori techno, sintetizzatori ed effetti, pad controller e drum machine: mentre la robustezza sonora targata MODESELEKTOR si fonde alla voce leggera di Sascha Ring. Come in un giro sulle montagne russe, si alternano momenti ipnotici ad istanti più incalzanti, il tutto accompagnato dalla notevole qualità dei visuals, rendendo l’esperienza live ancora più immersiva e tridimensionale.

Audio

A parte alcuni momenti, poi velocemente risolti, in cui la voce di Sascha Ring sembrava leggermente ridotta rispetto al resto dei suoni, la modulazione delle frequenze, dai bassi pulsanti alle note più acute, è stata perfetta, restituendo all’orecchio dei presenti tutta la moltitudine di sfumature sonore del live.

Setlist

Ghostmother

A New Error

Running

Running (Remix)

Eating Hooks

Eating Hooks (Siriusmo Remix)

Rusty Nails

Play Video

Reminder

Play Video

Animal Trail

Les Grandes Marches

Play Video

Nr. 22

Play Video

Milk

Bad Kingdom

Momento migliore

Un live completo e coinvolgente, che ha visto i suoi picchi emozionali con A New Error e le conclusive Milk e Bad Kingdom.

Pubblico

Una marea umana ben assortita è accorsa a seguire il live dei Moderat. C’è chi si lascia semplicemente trasportare dai suoni e chi si dimena. Tutti entrano in perfetta sintonia con il trio che cerca, sin dalle prime battute del live, di stringere un legame forte col suo pubblico, incitandolo a cantare e a battere le mani, o fingendo a più riprese di suonare Bad Kingdom per poi farla realmente esplodere a fine live.

Conclusioni

Un live dei Moderat esprime al meglio l’identità della loro musica ed è il frutto della loro stessa contaminazione creativa. È raffinato e intelligente senza disdegnare il desiderio di far divertire il proprio pubblico, coinvolgendolo. È un concerto inteso come esperienza collettiva, condivisa e liberatoria, che abbraccia tutti i sensi.

(pubblicato su www.rocklab.it)

Archive @ Ex Dogana [Viteculture Festival] – 12 luglio 2017

Attitudine e visual

La magia degli Archive arriva all’Ex Dogana di Roma in occasione del Viteculture Festival – in tutto il suo splendore e con quel di mix di trip hop, impalcature prog, elettronica e rock, che la band propone ormai da anni. La visione sonora cangiante del collettivo inglese in sede live diventa ipnotica e suggestiva, cambia forme e colori sul palco repentinamente, all’interno di un muro ritmico dagli effetti suggestivi. Forte è l’attenzione per il dettaglio, per la cura minuziosa del suono, che si mescola sapientemente ad una presenza scenica di grande impatto. Immerso tra luci soffuse e immagini proiettate su uno schermo, il gruppo propone un live di straordinaria intensità. Darius Keeler scandisce il tempo con le sue mani, come un direttore d’orchestra contemporaneo; Danny Griffiths interviene sui pezzi con attimi intermittenti di quiete e tempesta; Pollard Berrier, dal cappello nero a falda larga e poncho nero (outfit forse un po’ audace viste le roventi temperature romane di questi giorni n.dr.) incrocia la sua voce con quella di Dave Pen che si muove sul palco con fascino e grinta. La percezione ritmica d’insieme è sorprendente, in balia di trasparenze e oscurità, con intrecci vocali intensi e penetranti.

Audio

Un suono cristallino, ben calibrato, diretto e mai obliquo, che dagli amplificatori arriva potente, limpido e avvolgente al cuore del pubblico presente.

Setlist

La setlist è un alternarsi di momenti più corrosivi ed energici a istanti più distesi e sognanti. La band, in tour per presentare l’ultimo album The False Foundation (2016), pesca dal disco: Driving in nails, la titletrack, Splinters e Bright Lights. Ci sono poi Crushed da Restriction, Distorted Angels e Baptism da Axiom e ancora Bullets e Controlling Crowds dall’omonimo disco, con Fuck you da Noise, Sane da Lights, e infine Numb da You All Look the Same to Me.

Momento migliore

Le intime e cinematiche suggestioni di Distorted Angels, Bullets, Numb e Fuck You con il ritornello cantato all’unisono anche dal pubblico.

Pubblico

Pubblico non molto numeroso, ma entusiasta e totalmente rapito dal live.

Conclusioni

Una band che in sede live suona in maniera impeccabile, senza sbavatura alcuna. Carisma e perfezione tecnica, per un live dal grandissimo impatto emotivo. Poco importa dell’assenza di un bis, della durata del concerto di un’ora e mezza circa: gli Archive dal vivo sorprendono e coinvolgono. Ed è inoltre proprio sul palco che l’dea alla base del progetto, quella di collettivo, esplica il suo intento più evidente: quello di condividere musica per creare emozioni pure, vere e sincere.

(pubblicato su www.rocklab.it)

.panta. – La band Indie Rock romana alla corte di U2 e Noel Gallagher

.panta.

La band Indie Rock romana alla corte di U2 e Noel Gallagher con The ONE Campaign il prossimo 15 e 16 Luglio allo Stadio Olimpico

Se mai esistesse una “scena romana” nell’ambito della musica indipendente nazionale, questa notizia potrebbe essere senza dubbio una delle più singolari e inaspettate fuoriuscite dall’Indie capitolino degli ultimi anni.

I Panta, infatti, giovane band Indie Rock romana formata nel Novembre 2015 ma già con quasi 100 live in tutt’Italia sulle spalle dal Monk di Roma al Teatro dei Rinnovati a Siena, sono stati scelti in qualità di Youth Ambassadors per ONE – ong fondata da Bono degli U2 – per prendere parte in maniera unica agli attesissimi concerti sold-out del «The Joshua Tree Tour 2017» degli U2 e Noel Gallagher’s High Flying Birds i prossimi 15 e 16 Luglio allo Stadio Olimpico di Roma; dalle 15 circa infatti fino all’inizio del live del fondatore degli Oasis, i Panta avranno l’occasione unica di uno stand all’interno dello stadio per prima uscire e coinvolgere il pubblico presente e dopo, all’apertura dei cancelli, proseguire l’attività all’interno della venue al fine di presentare il progetto in una fusione creativa di musica e solidarietà riguardo le tematiche più care a ONE – lotta alla povertà estrema e alle malattie prevenibili in Africa – in primis.

«Abbiamo messo su questa band con l’idea che la musica ed il Rock in particolare avessero ancora qualcosa da dire, un contenuto più grande da trasmettere; grazie a ONE e a agli U2 abbiamo l’occasione fino ad ora più importante della nostra vita per farlo e cercheremo di affrontarla con tutta l’umiltà, l’innocenza e l’esperienza che abbiamo»: affermano Giulio Pantalei (voce, chitarra), Leopoldo Lanzoni (chitarra), Davide Panetta (basso) e Liberiano De Marco (Batteria), che vedono il proprio progetto portare a casa questo eccezionale riconoscimento dopo l’egualmente eccezionale convocazione a Lucca da parte della David Lynch Foundation, che gli ha consentito di incontrare il geniale artista e cineasta statunitense, e l’anteprima su La Repubblica dell’ultimo singolo La Metro Ha il Tuo Nome, il cui video vede la regia di Matteo Casilli e Giorgio Varano.

 

Una Rock band “atipica” nel panorama indipendente italiano, insomma, che dopo un’EP d’esordio autoprodotto dal titolo Cause/Effetti ha preferito pubblicare un libro [poesia in forma di rock, prefazione di Carlo e Paolo Verdone, Arcana] quando tutti si sarebbero aspettati un disco e che ora si appresta a salire sull’albero di Joshua, sulle spalle dei giganti.

(BIO e link nella pagina seguente)

ONE.ORG

ONE è un’organizzazione che svolge attività di sensibilizzazione e di lobby ed è costituita da oltre 7 milioni di persone che lottano per porre fine alla povertà estrema e alle malattie prevenibili, in particolare in Africa. I dati infatti dimostrano che l’estrema povertà si è già ridotta del 60% e può essere realmente sradicata entro il 2030, ma solo se si adottano misure urgenti. ONE è rigorosamente indipendente da qualsiasi tendenza politica e non chiede finanziamenti al grande pubblico, né riceve finanziamenti governativi.

L’organizzazione, fondata da Bono, mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e a lavorare con i responsabili politici per combattere l’AIDS e le malattie prevenibili, aumentare gli investimenti per l’agricoltura e la nutrizione e chiedere ai governi maggiore trasparenza nei confronti dei loro cittadini. Pur non raccogliendo fondi per costruire scuole, ospedali e simili, ONE svolge attività di sensibilizzazione e pressione affinché i fondi governativi continuino a essere convogliati verso programmi che possono cambiare profondamente la vita delle persone. ONE lavora a stretto contatto con attivisti e politici africani, affiancandoli nella lotta alla corruzione, nella promozione di iniziative di sradicamento della povertà e nel controllo sull’impiego degli aiuti esterni, contribuendo a costruire una società civile e a dare impulso allo sviluppo economico.

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Dopo la collaborazione con Paolo e Carlo Verdone e l’esser stata scelta dall’ong ONE di Bono Vox come Youth Ambassador in Italia, la band ha pubblicato un EP d’esordio dal titolo “Cause/Effetti” ed un progetto editoriale dal titolo “Poesia in forma di Rock” (Arcana edizioni), con una miscela di Indie Rock e venature New Wave su testi che fondono il cantautorato italiano con un attitudine sicuramente internazionale.

Finalisti per Emergenza Rock 2016 e Virgin Radio Web Contest 2016 con il brano “Svegliati Adesso”, la band fa presto dell’esibizione live il proprio mantra, arrivando ad oggi a suonare quasi 100 concerti in giro per l’Italia, che includono alcune venues di prestigio come il Teatro dei Rinnovati a Siena, Piazza Duomo a Milano, Spazio Novecento, Monk Club, Blackout e Traffic Live a Roma, solo per citarne alcuni.

Il brano “Roma Dolce Tenebra” si è inoltre aggiudicato il riconoscimento della David Lynch Foundation in Italia per la meditazione e la creatività giovanile, anche in virtù delle collaborazioni e delle aperture ad artisti come Carlo Verdone, Pierpaolo Capovilla, Giorgio Canali, Eraldo Affinati, Adriano Viterbini dei BSBE, Sandro Veronesi e Saba Anglana.

The Dillinger Escape Plan @ Orion – Ciampino, 29 giugno 2017

I Dillinger Escape Plan sono da anni un’icona musicale che trascende i generi, che soverchia le regole nella contaminazione dissonante ed estrema di grind, mathcore, free jazz, industrial e varie derivazioni del metal, nel caos ragionato di un sound inconfondibile e potente.

La notizia dello scioglimento della band, del loro ultimo tour europeo in occasione dei 20 anni di carriera e dell’uscita del loro album definitivo Dissociation avrà di certo creato scompiglio tra i fan della band più pericolosa del pianeta e grande attesa nel rivederli una volta ancora dal vivo.

Le circostanze più o meno avverse,  la  fatalità, il caso o il destino – chiamatelo come vi pare – hanno inoltre fatto sì che prima venisse annullato il tour europeo di febbraio, a causa di un brutto incidente stradale capitato alla band e che, dopo la riprogrammazione estiva, ci fosse anche un cambio di location della data romana. Ma tutto è bene quel che finisce bene e alla fine i Dillinger hanno fatto tappa all’Orion di Ciampino lo scorso 29 giugno, lasciando sul banchetto del merch anche originali memorie del loro precedente passaggio al Copenhell.

A riscaldare gli animi della serata ci hanno pensato le follie tecniche, veloci, aspre e non convenzionali degli INFERNO Sci-Fi Grind’n’Roll e l’oscurità rituale, tribale e distorta degli OvO – una garanzia sonora nostrana che non lascia mai indifferenti.

Sovrastati da un mix di luci da crisi epilettiche, video che mescolano immagini di occhi che fissano il vuoto e simboli esoterici, tra realtà e allucinazione, salgono poi sul palco i Dillinger Escape Plan. Il loro live è sofisticato e complesso, raffinato e ruvido, violento e perfetto. La violenza che su disco penetra l’ascoltatore in maniera già preponderante dal vivo diventa furia cieca, vortice feroce di suoni nel quale si viene fagocitati senza opporre resistenza alcuna.

Frenesia e versatilità, perfezione tecnica e aggressività ritmica la fanno da padrone, mentre l’interazione della band col pubblico è totale. La gente si dimena; sale sul palco per abbracciare i proprio idoli; canta a squarciagola incitata da Puciato; batte le mani. Sono tutti uniti da una sorta di delirio collettivo.

All’interno di questo labirinto sonoro extrasensoriale, la poliedricità vocale di Greg Puciato scava i timpani dei presenti, tra urla affilate e melodie pungenti, mentre Ben Weinman usa la sua chitarra come un pugnale pronto a ferire, agitandosi in maniera ossessiva e arrampicandosi ovunque, e Liam Wilson al basso, Kevin Antreassian alla chitarra e Billy Rymer alla batteria, solcano le orecchie dei presenti con rabbia e precisione millimetrica.

La selist poi non lascia un attimo di respiro e percorre buona parte della loro carriera. Ci sono: Prancer, When I Lost My Bet e One Of Us Is The Killer dall’ominimo album; Black Bubblegum e Milk Lizard da Ire Works; Surrogate, Symptom of Terminal Illness e Limerent Death dall’ultimo Dissociation, Panasonic Youth e Sunshine the Werewolf da Miss Machine; Farewell, Mona Lisa e Good Neighbor da Option Paralysis; Weekend Sex Change da Calculating Infinity. Sempre da Calculating Infinity viene pescato il brano 43 % Burnt, ultimo pezzo dell’encore, che come un detonatore impazzito fa esplodere tutta la sala.

Un live dei Dillinger Escape Plan è uno spettacolo assoluto ed estremo, sia per gli occhi che per le orecchie. È energia devastante, personale, forte e suggestiva. Colpisce con forza in profondità per resa tecnica e impatto scenico ed è triste pensare che questo tour sia l’ultima occasione per poterli vedere dal vivo. Preferiamo sperare che non sarà effettivamente così, continuando a calcolare l’infinito.

(pubblicato su www.rocklab.it)

Clark – Death Peak  

Clark

Death Peak  

2017  

Warp Records

Dopo le derive cinematografiche e cupe del 2016, con la colonna sonora della serie The Last Panther, torna Clark con l’album Death Peak, il nono su Warp Records.

Il disco custodisce visioni post-industriali e post-apocalittiche, cosmiche e minimali, cinematiche e filmiche, suggestive ed eteree, per un lavoro dall’anima cibernetica, nel quale le textures ritmiche si mescolano tra loro creando soluzioni sonore sempre differenti, spiriti armonici non-lineari in continuo mutamento.

Death Peak fluttua infatti tra i synth evolvendosi traccia dopo traccia, trasformandosi repentinamente per non essere mai uguale a se stesso. La novità dell’album, e dell’eclettica produzione musicale di Clark, è poi sicuramente l’introduzione di trame vocali, ultraterrene e scomposte, veri e propri strumenti nel mare sintetico dei suoni.

Gli spettri sibillini di Spring But Dark fanno da apripista al disco per poi volare sull’IDM high-tech di Butterfly Prowler. Il sogno elettronico di Peak Magnetic deflagra sulle contorsioni rituali di Hoova, mentre androidi reiterazioni strappano le molecole digitali di Slap Drones. Il “classico” destrutturato fa capolino in Affermath e un’intensa malinconia, quasi aliena, pervade Catastrophe Anthem e Living Fantasy. Chiudono gli incubi minacciosi e distorti di Un U.K.

Death Peak è in definitiva un bel lavoro, strutturalmente complesso, che esplora i pensieri e le emozioni del suo stesso creatore attraverso una produzione notevole e una innegabile coerenza stilistica. Un disco che scava nelle origini del suono per avviare il suo processo di mutazione nel risveglio elettronico; un flusso digitale, nel dialogo tra uomo e macchina, che ben riflette l’equilibrio del caos tra vita e morte.

(pubblicato su www.xtm.it)

Michael Gira – Drainland

Cercare una via d’uscita alla fine di un tunnel claustrofobico; scacciare le insidie più profonde e oscure della vita: è questo in sostanza il sentimento che pervade, a partire dall’artwork, “Drainland, l’esordio solista di Michael Gira datato 1995 e da poco ristampato e rimasterizzato da Doug Henderson a Berlino, via Young God Records/Mute, assieme a The Great Annihilator degli Swans.

Il buco nero che in “The Great Annihilator apparteneva alla Via Lattea, inDrainland” rappresenta un vuoto interiore ed emotivo, un’accorata riflessione sull’esistenza umana, un riflesso della personalità dello stesso Gira e della fragilità dipendente da droghe e alcool.

Gira, che si è sempre detto insoddisfatto del master originale dell’album, di quelle registrazioni semi-casalinghe nate assieme alle collaborazioni di Bill Rieflin e di Jarboe, fa rivivere così sensazioni ed emozioni di grande impatto e sincerità con una ritrovata freschezza e pulizia del suono.

Musicalmente più scarno e “posato” degli album a firma SwansDrainland ha dalla sua la forza oscura delle parole che si fanno largo tra i sintetizzatori, gli effetti sonori fuori campo, le chitarre ipnotiche e le ampie distese acustiche.

Si viene così risucchiati da una sorta di negatività immersiva, all”interno di atmosfere dilaniate in un gioco fatto di contrasti sonori, mentre Gira recita la sua agonia nascosta fatta di abusi a partire dalla solenne marcia cadenzata di “You See Through Me”.

La componente acustica, velata da una torva oscurità, ammanta la nenia funebre “Where Does Your Body Begin”, mentre una violenza industrial accompagna “I See Them All Lined Up” e “Low Life Form”. Un po’ cantautore e un po’ sperimentatore, Gira apre il suo universo di pensieri tra le tetre visioni meditative di “Unreal” e le allucinazioni psicotiche e criminali di “Fan Letter”. Chiude l’opera “Blind”, bella ballad decadente che era stata scartata dal disco “White Light From The Mouth Of Infinity”  (1991) degli Swans.

Drainland è il disco in cui, forse più di altri, Gira si mette a nudo, scavando tra i suoi fantasmi interiori, alla ricerca di se stesso e di una qualche redenzione. Il corpo è il riflesso amaro e irrisolto della sua anima – What does a body mean? recita un suo verso – specchio di un’interiorità che anela un significato più ampio, una liberazione lontana e ancora irraggiungibile.

Pubblicato su www.rocklab.it

 

Arca – Arca

È una mutazione di pelle e di intenti quella di Alejandro Ghersi, in arte Arca. È una trasformazione consapevole che dalle destrutturazioni rumoriste di “Mutant” approda ad un’elettronica dal taglio minimale, intimista ed emotiva.

Nel suo ultimo disco Arca rivela infatti la sua vera natura, si mette a nudo per condurre l’ascoltatore all’interno del suo malinconico abisso interiore. Il caos cede il passo a un assetto sonoro più morbido, ma che cela nei contenuti debolezze intrinseche e pungenti ossessioni da esperire.

In questo sogno/incubo è la voce di Arca, fredda e catartica, quasi lirica, che, in spagnolo, cesella lividi sull’esistenza e sui suoni, marchi indelebili più umani e meno alieni rispetto al passato, mentre le distorsioni si fondono con la forma canzone.

Un universo interiore, il suo, fatto di ricordi, emozioni e sofferenze dunque che sfiora fragili inquietudini (Piel), lirismo malinconico (Anoche), oscuri tappeti strumentali (Saunter, Urchin, Castration, Whip, Child), nenie solenni (Sin Rumbo, Coraje), illusioni (Fugaces) e delicatezze minimaliste (Miel).

Un disco dalla doppia anima, bambina e adulta, che è trasfigurazione perfetta delle percezioni personali e più profonde del suo stesso creatore; un album che con raffinatezza androgina lascia il segno come le ferite che esso custodisce.

(pubblicato su www.xtm.it)