Visioni celate, carte svelate

 

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Visioni celate, carte svelate

Gennaio 2017

Augh! Edizioni (Gruppo editoriale Alter Ego Edizioni)

“Visioni celate, carte svelate di Ida Stamile è un’opera poetica, filosofico-alchemica, è la narrazione in versi di un percorso esistenziale che cerca attraverso le immagini esoteriche dei Tarocchi di raggiungere un punto di approdo psichico nell’equilibrio onnivoro dell’universo. Tutto ciò che è fuori di noi è anche e soprattutto dentro di noi. La voce poetica della scrittrice si fa anelito e speranza, circuito e abnegazione nel periplo insondabile e misterioso dell’esistenza. Attraverso le immagini è la parola, verbo e simbolo di vita in fieri, che coglie le sfumature più nascoste dell’animo umano. È così che il poeta si fa portavoce di un’alchimia interiore, rivelatrice di abissi e paradisi, è il suo atteggiamento divinatorio, di interprete dei segni che ci circondano che lo rende profeta di se stesso e della variegata, insondabile natura umana.”

Dalla Prefazione di Vincenza Fava

Visioni celate, carte svelate è un gioco d’identità, un viaggio di parole, simbolico e reale, conscio e inconscio, che esplora, attraverso la musicalità della forma poetica, l’Io più intimo, profondo e misconosciuto di ognuno di noi. È una sorta di cammino iniziatico e profetico, una formula magica che svela quegli ignoti segreti celati nell’antro buio e inesplorato della psiche. È una radiografia dell’anima di positività e negatività, che danza in balia di letture allegoriche (i 22 Arcani Maggiori) e allucinazioni interiori e personali (la poesia che idealmente separa e unisce al contempo ogni lama), in cerca di risposte ai quesiti più puri e semplici dell’esistenza. La fantasmagoria esoterica abbraccia così la realtà nuda e cruda, racchiudendo gli attimi più importanti di una vita in un mazzo di Tarocchi.

RASSEGNA STAMPA

INTERVISTA SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE

RECENSIONE SU TARGET MAGAZINE

RECENSIONE SU MISTERO MAGAZINE DI OTTOBRE 2017:

QUATTRO BLOG PER UN AUTORE:

In compagnia di una penna

Leggendoinsieme

Gli Occhi del Lupo

Vento di libri

Presentazioni

Venerdì 8 giugno
Craftwork 100celle
Via dei Pioppi 7/9
Roma
ore 20,00
ingresso libero

Presentazione & reading
di “Visioni celate, carte svelate” (Augh! Edizioni)
Moderatore dell’evento: Emanuele Binelli Mantelli.
Seguirà live dei LUMEN

Evento Facebook

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Giovedì 18 gennaio dalle 19

quinto appuntamento con Bookaholic al Pierrot Le Fou

Presentazione & reading musicale
di “Visioni celate, carte svelate” (Augh Edizioni)

Segnalazione su Cheap Sound

Evento Facebook

 

Giovedì 14 dicembre
Senior Jag cafè
Roma
Via Cupra 33

Ore 19:30

Presentazione & reading musicale
di “Visioni celate, carte svelate” (Augh Edizioni)

Moderatore dell’evento: Emanuele Binelli Mantelli
Accompagnamento musicale a cura di Giulio Pantalei
Seguirà mini live acustico dei Panta

Evento Facebook 

 

Giovedì 13 aprile
Le Mura
Roma
Via di Porta Labicana 24

ore 19:30

Presentazione & reading musicato
di “Visioni celate, carte svelate”

Moderatore dell’evento: Emanuele Binelli Mantelli.
Accompagnamento musicale a cura di Giulio Pantalei
Seguirà mini live acustico dei Panta

Segnalazione su Roma Today

Segnalazione su Funweek.it

Evento Facebook

Foto promozionale © Martina Caruso

Sabato 28 gennaio

Ore 19.30

Gente di San Lorenzo

Via degli Aurunci, 42-48 (Piazza dell’Immacolata)

Info evento

Evento Facebook

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Pearl Jam Live @ Stadio Olimpico, Roma – 26 giugno 2018

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Era il 12 novembre 1996, quando i Pearl Jam suonarono al PalaEur per il No Code Tour. Ora, dopo 22 anni, la band torna a suonare a Roma allo Stadio Olimpico…E lo fa in grande stile, regalando ai presenti un corposo e muscoloso concerto di tre ore e dieci.

Siamo al cospetto di una sorta di rito collettivo, quello dei grandi eventi live, quello che sicuramente non andrà a finire nel dimenticatoio e che rimarrà impresso nel cuore e nella mente di chi lo ha vissuto.

Sin dalle prime battute Eddie Vedder vuole esprimere la gioia di essere di nuovo su uno dei palchi della Capitale e lo dichiara in italiano:

“Buonasera Roma, come va? Come state? Vi dico come mi sento io, per questa città che ha fatto molto nel mondo e quanto Roma ha dato per me… personalmente è stato uno dei concerti più importanti della mia vita. Sono passati 22 anni da quando abbiamo suonato qui..È successo di nuovo, siamo felici di essere tornati a Roma..please enjoy, we’re so happy to be back”.

Vedder è in forma smagliante e dei problemi di laringite di qualche giorno fa resta soltanto una flebile e impercettibile traccia. Si muove da una parte all’altra del palco, parla a più riprese in un improbabile italiano, con fogli alla mano, e vuole condividere fino all’osso quegli istanti col suo pubblico.

Mike McCready è una macina di virtuosistici assoli di chitarra; Stone Gossardmodella fiumi di ritmiche impetuose. Il “dio del basso” Jeff Ament, come lo stesso Vedder lo ha definito ricordando che è stato il bassista a scrivere Pilate, è un fiume in piena. Matt Cameron dà voce impetuosa alla sua batteria e canta nella cover dei Kiss, Black Diamond.

C’è consapevolezza musicale, maturità, tecnica, energia e suggestione all’interno di una scenografia visiva spettacolare fatta di luci e colori ammalianti. C’è la storia della band e ci sono le cover, con un omaggio a Roger Waters con Comfortably Numb. Ci sono i momenti più energici e incendiari e quelli più intimi e introspettivi, con Sleeping by Myself e Just Breathesuonate con l’ukulele. C’è un universo di generazioni tra il pubblico, compresi i bambini e le figlie di Vedder a un lato del palco.

C’è la bandiera arcobaleno indossata da Vedder con la scritta “Fuck Trump, Love Life”Again Today di Brandi Carlile. C’è tempo anche per affrontare il tema dell’immigrazione.

Sui Maxi schermi campeggia il disegno di una ciambella di salvataggio con scritto#apriteiporti e #saveisnotacrime. “Siamo via da casa e quando torneremo il nostro paese sarà cambiato. Pace”, dice Eddi Vedder prima di intonare Imagine di John Lennon, con uno Stadio Olimpico completamente illuminato da smartphone e accenditi.

Ci sono i pezzi di una vita e sicuramente cardini dell’esistenza di molti dei presenti nel pubblico. Release, Given To Fly, Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town, Why Go, Corduroy, Do The Evolution, Given to Fly, Black, Rearviewmirror, Jeremy, Alive, Better Man scorrono come intense immagini sonore difficili da cancellare.

E alla fine, con la luna piena alta sullo Stadio Olimpico parte l’omelia rock Rockin’ In The Free World, un inno di pura libertà. Il rito è così compiuto.

I Pearl Jam riescono sul palco a trasfigurare un live in emozione che resta, pregna di sudore e gioia, intimità e lacrime, in ricordo indelebile destinato a durare per sempre.

Setlist Pearl Jam
Release
Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town
Interstellar Overdrive (Pink Floyd cover)
Corduroy
Why Go
Do The Evolution
Pilate
Given to Fly
Even Flow
Wasted Reprise
Wishlist
Lightning Bolt
Again Today (Brandi Carlile cover)
MFC
Immortality
Unthought Known
Eruption (Van Halen cover)
Can’t Deny Me
Mankind
Animal
Lukin’
Porch
Sleeping by Myself
Just Breathe
Imagine (John Lennon cover)
Daughter + WMA
State of Love and Trust
Black Diamond (Kiss cover)
Jeremy
Better Man + Save It For Later
Comfortably Numb (Pink Floyd cover)
Black
Rearviewmirror
Alive
Rockin’ in the Free World (Neil Young cover)

(pubblicato su www.xtm.it)

Converge + Corrosion Of Conformity Live @ Orion Club – Ciampino, 18 giugno 2018

Una serata all’insegna dell’adrenalina, del sudore e dell’energia quella che ha visto esibirsi sul palco dell’Orion di Ciampino, i Corrosion Of Conformity e i Converge. Un evento fatto di visioni estreme, di pathos, di polvere metalcore, tra muri di amplificatori Orange e Marshall e potenza sonora.

Special Guest della serata sono i Corrosion Of Conformity, band dalla carriera ormai trentennale e freschi di pubblicazione con il disco “No Cross No Crown”, uscito lo scorso 12 gennaio per Nuclear Blast Records. Dal vivo il gruppo (Pepper Keenan – voce e chitarra, Woodroe Weatherman– chitarra, Mike Dean – basso, voce e Reed Mullin – batteria) sperimenta tutta la furia del sound che li contraddistingue da anni all’interno di un mix potente di suoni che vede nella fusione di metal, hardcore punk e stoner il suo massimo punto di forza. E l’empatia col pubblico è palpabile sin dalle prime battute del live, per poi deflagrare quando il frontman Pepper Keenan scende a suonare tra i presenti, in un tripudio di mani alzate e impeto musicale.

È poi la volta del caos creativo, mai scontato, dei Converge. Dal vivo il gruppo esprime vette altissime di urgenza sonora, raggiungendo l’apice della violenza, di uno stile sempre multiforme difficile da etichettare in un genere ben preciso. Sul palco la band di Salem trita i suoni fino all’osso, tra macerie hardcore e meditazioni sonore più articolate. La setlist pesca a piene mani dall’ultimo album “The Dusk in Us”, pubblicato lo scorso novembre per Epitaph Records, ma non mancano numerosi tuffi nel passato con Drop Out, Eagles Become Vultures, Last Light ed Heartless (da You Fail Me), e con Dark Horse (da Axe To Fall).

Nell’encore c’è spazio anche per Concubine, tratto dal capolavoro Jane Doe. Jacob Bannon è una scheggia impazzita, è un birillo che non smette mai di frenare la sua sete di musica, sempre pronto a detonare sul palco, a coinvolgere il pubblico nel suo intenso mondo sonoro…e il pogo è dietro l’angolo.

Il live dei Converge è grinta allo stato puro. È esercizio fulmineo fatto di istanti catapultati nel delirio e di catarsi sonora, di lacrime di gioia, di dolore, di forza e durezza, di orecchie sanguinanti e squarci oscuri sul cuore

“I heard
A single tear
Your cry ring out
A single tear
It showed me what
A single tear
Real strength could be
A single tear”

Setlist Converge:
Reptilian
Dark Horse
Aimless Arrow
Under Duress
A Single Tear
Drop Out
Heartless
Arkhipov Calm
Trigger
The Dusk in Us
Eye of the Quarrel
Broken by Light
Eagles Become Vultures
Empty on the Inside
I Can Tell You About Pain
Last Light

Encore:
Cannibals
Concubine

(pubblicato su www.xtm.it)

Eels -The Deconstruction

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Eels

The Deconstruction 

2018 

E Works Records

“The reconstruction will begin.
Only when there’s nothing left”

Distruggere per ricostruire. Lo sa bene Mark Oliver Everett (aka Mr. E) che, sin dagli esordi, muove i suoi intenti facendo nascere germogli di musica dalle perdite e dai dolori della sua vita. Un personale percorso di autoanalisi il suo che da sempre ha attraversato tutta la produzione degli Eels. The Deconstruction esce a quattro anni di distanza dal precedente The Cautionary Tales of Mark Oliver Everett e custodisce al suo interno una riflessione dolce/amara sull’uomo – e su se stesso -, una visione introspettiva velata da un timido ottimismo nascosto tra i testi e sorretto da un sound, eclettico e tipicamente eelsiano, che alterna malinconiche ballate a melodie leggere.

L’autocritica oscura e severa degli inizi, lascia così il posto a un filosofico realismo, a una sorta di accettazione del reale che, flebile e mesto, guarda al futuro con meno incertezza, sognando il cambiamento e un destino migliore. Il cantautorato di Mr. E, puntellato dalla sua inconfondibile timbrica vocale roca e pastosa, abbraccia in primis la liricità delle chitarre arpeggiate, degli archi, dei fiati e dei cori, senza però disdegnare una sezione ritmica più corposa in momenti più acidi e campionati. Alla scrittura e all’ esecuzione dell’album troviamo anche Koool G Murder (co-autore), P-Boo e la The Deconstruction Orchestra & Choir. Mickey Petralia torna alla co-produzione, dopo l’esperienza di Electro-Shock Blues e Daisies Of The Galaxy, portando con sé anche uno stile sonoro avvolgente e profondo, reminiscenza del capolavoro del 1998.

In un alternarsi di introspezione (The Deconstruction, Premonition), miraggi orchestrali (Sweet Scorched Earth, The Epiphany, The Unanswerable, In Our Cathedral) eleganze indie-pop (Today Is The Day) ed esplosioni elettriche (Bone Dry, You Are The Shining Light), i significati più sinceri dell’album sono da ricercare all’interno dei testi, nei chiaroscuri delle parole.

L’esistenzialismo di Mark Oliver Everett, è sopravvissuto alla vita stessa e con The Deconstruction, riflette sul Mondo, sulle paure più autentiche e sui sentimenti più genuini. Il disco diventa un’ammissione del dolore, del passato, dell’esistenza con uno sguardo rivolto all’incanto del vivere.

(pubblicato su xtm.it)

Turin Brakes Live @ Largo Venue, Roma 5 maggio 2018

È una serata fatta di suoni lievi, di ballads capaci di stringere l’ascolto in un caldo abbraccio sonoro quella trascorsa al Largo Venue in compagnia dei Turin Brakes, band di culto inglese dalla carriera quasi ventennale in tour per presentare l’ultimo album Invisible Storm

Ad aprire le danze ci pensano i Panta, che tra riff di basso e chitarre pungenti, batteria incalzante, e testi eleganti dagli interessanti richiami letterari, fondono con grinta sul palco un’anima più delicatamente brit e cantautorale a un’ oscura indole più marcatamente new wave.

A seguire i Dog Byron raccontano storie che sanno di polvere e alcool, all’interno di un ipnotico mix sonoro che mescola grunge e blues, soul e southern rock.

È poi la volta dei Turin Brakes, della creatura originariamente nata dalle menti di Olly Knights e Gale Paridjanian ora divenuta una band a tutti gli effetti con la presenza di Rob Allum ed Eddie Myer, rispettivamente batteria e basso.

Il gruppo dipinge sul palco un immaginario pregno di energia e delicatezza, di sogni brit pop e visioni classic folk. Tutto vive nella qualità tecnica, nella pasta vocale sognante di Olly Knights, nella bellezza dei brani proposti, luminosi e penetranti, e nell’identità definita e riconoscibile della band, in quell’essere sempre fedeli a se stessi senza sovrastrutture e forzature di sorta.

La scaletta attinge per lo più dai brani tratti dall’ultimo Invisible Storm, ma non mancano pezzi indimenticabili come Pain Killer e Underdog.

I Turin Brakes portano sul palco la loro storia, la passione, la condivisione, mentre il pubblico resta lì a danzare, ad occhi chiusi, avvolto da una delicata nube di suoni che l’ottima acustica del Largo riesce ad amplificare a dismisura.

Un live di Polaroid (proprio come quelle della copertina di Invisible Storm) che rimangono impresse nella testa, nate per essere ricordate.

(pubblicato su www.xtm.it)

Fluxus – Non si sa dove mettersi

Il riflesso più emblematico del nostro tempo è sicuramente legato a un senso di appartenenza labile, alla mancanza di trovare una giusta dimensione alla propria esistenza. Ne sanno qualcosa i Fluxus che in Non si sa dove mettersi trasfigurano in musica e parole questo sentimenti condiviso già a partire dal titolo, citazione degli Stormy Six.

Il collettivo verticistico autodisorganizzato formatosi nel 1991 a Torino, dopo un periodo di silenzio, torna con questo disco, registrato in presa diretta e completamente autoprodotto, conservando la cruda sincerità tipica del gruppo e quel sound ruvido e sghembo tipicamente anni Novanta.

In Non si sa dove mettersi c’è di nuovo l’urgenza reale di avere qualcosa da dire, forse per smuovere un esercito che continua a combattere le proprie contraddizioni nel caos della vita e delle etichette imposte dalla società. C’è il sangue cupo delle parole, le deflagrazioni elettriche, l’attitudine hardcore, il risveglio punk, il noise che stride, l’oscurità occulta sonora che cigola latente.

C’è l’ipnotico rito urbano di Nei secoli fedeli, la foschia metallica di Licenziami, i pesanti torrenti ritmici di Ma Ero Già Indietro, l’incisività tagliente di Ami gli oggetti, la cruda riflessione esistenziale e sociale de La decima vittima e Mi sveglio e sono stanco.

C’è infine la prigionia de Gli schiavi felici, la gravezza opaca di Bianca materia, l’aggressività maestosa di Datemi il nulla, le dense profondità di Alieni per strada.

Non è solo protesta, non è rivoluzione e nemmeno ribellione ma consapevolezza di un’incertezza, di una situazione attuale che ha perso le sue coordinate, rendendo i contorni sociali sfocati e irriconoscibili. La risposta a tutto questo è un disco pago di un’identità sonora libera e di una rabbia sincera che non ha bisogno di marchi definiti o di preconcetto alcuno. Un disco che nell’indefinitezza dei valori odierni, nella distruzione della non appartenenza trova la possibile strada dell’espiazione nella libertà creativa.

“Che cazzo vuoi. Non hai mai fatto niente. Quando ci sarà la rivoluzione tutti saliranno sul carrozzone dicendo che ci hanno sempre creduto. Dormi senza sogni. Mangi senza sale. Cammini senza gambe. Leggi solo manifesti elettorali. Senti la radio. Clicchi su mi piace. Ami gli oggetti, usi le persone, vivi in una casa disabitata da te”

(pubblicato su xtm.it)

It’s Up 2U!: “Il pubblico è il vero motore delle nostre serate”

Avevamo già parlato su Extra! di It’s Up 2U! , la nuova rassegna per band e solisti, che da un paio di mesi a questa parte sta animando le serate della Capitale. Per saperne di più, abbiamo deciso di fare anche qualche domanda agli ideatori di questo interessante format

Iniziamo col parlare dell’idea di base delle serate It’s Up 2U! e di come è nato il progetto
Il concept è stato creato durante una normalissima serata nel nostro “ufficio” di riferimento, l’Underdog’s, un accogliente localino nel cuore del quartiere San Lorenzo, che ci permette di collegarci e lavorare un po’, tra una birra e uno shot. Il format è frutto della collaborazione tra il direttore artistico del Marmo e Dj Pepe Carpitella e l’autore e giornalista musicale Emanuele Binelli, inoltre abbiamo voluto fortemente includere nel progetto il noto fotografo Daniele L. Bianchi

Il nome “It’s Up 2U!”..come vi è venuto in mente?
Nomen omen! Il nome non è altro che una formula di ingresso “a offerta libera”, che abbiamo trasformato in un’esortazione a muoversi e a partecipare: It’s Up 2U! “tocca a te!”, “Decidi tu!”, perché in effetti è il pubblico il vero motore delle nostre serate: decreta il vincitore con un duplice voto di preferenza, e per giunta stabilisce l’ammontare del premio, dato che la band che riceve il maggior numero di preferenze si porta via l’intero malloppo della serata. Insomma, una specie di circuito immediato tra il palco e il pubblico che interviene

Ma It’s Up 2U! punta anche a coinvolgere non solo chi ascolta ed è appassionato di musica, ma anche chi la musica la fa, chi la promuove… quasi a creare una nuova forma di condivisione a 360 gradi sull’universo musicale della Capitale… insomma è un luogo di sinergie a più livelli, non è vero?
Sì, frequentiamo e collaboriamo con parecchi locali della città, dove abbiamo modo di vivere e di assorbire il bel fermento musicale e artistico della Capitale. Non facciamo un discorso di moda, è che quotidianamente ci capita di venire a contatto con realtà musicali e organizzative in movimento e dotate di caratteristiche d’interesse. È venuto naturale di conseguenza pensare a un polo di aggregazione per appassionati di musica, addetti ai lavori e musicisti, nell’ambito di una serata dove queste tre realtà possano interagire attivamente. È in fondo quello che ci capita di esperire tutti i giorni in maniera diffusa.

Ai musicisti viene inoltre data la possibilità di lasciare la propria demo all’etichetta Noise Symphony Music, che svolgerà attività di scouting durante le vostre serate. Come è nata questa collaborazione?
Qui entra in gioco il nostro Daniele L. Bianchi, che ha diversi contatti nel mondo della fotografia dei concerti, tra i quali Adila Salah, fotografa di talento che è all’interno dello staff dell’etichetta Noise Symphony. Da qui nasce il contatto. Abbiamo cercato di mettere insieme le forze per garantire ai musicisti che intervengono alle nostre serate, sul palco e non, la possibilità di sottoporre il proprio materiale allo staff dell’etichetta e di ricevere un feedback nella forma di un’analisi dettagliata di ogni singolo brano proposto. Inoltre, da questa serata, l’etichetta svolgerà dal suo desk, presente all’interno del Largo, una funzione di INFO POINT, un vero e proprio sportello dal quale ricevere risposte e consigli sulle questioni tecniche e organizzative più frequenti nella quali si può imbattere un musicista nel proprio percorso

Un’altra cosa che mi ha colpita positivamente è la diversificazione di generi musicali delle band sul palco, senza soffermarsi ad esempio solo sul cantautorato o sul rock classico, come invece spesso accade. Cosa vi ha spinto a fare queste scelte, diversificando il più possibile la proposta musicale?
Innanzi tutto siamo fruitori di musica onnivori, non ci poniamo limiti di genere o paletti di nessun tipo. Vogliamo che le nostre serate siano un’esperienza fresca e divertente, che dia la percezione di avere di fronte uno spaccato di quello che sta succedendo nella Capitale, dal rap, all’elettronica, al cantautorato, alla musica pop e al rock in generale, una specie di centrifugato, alcolico, ma pieno di vitamine

Quali sono le modalità per partecipare alle vostre serate e in che modo poi selezionate chi suonerà sul palco?
Per proporsi a It’s Up 2U! basta inviare una mail a itsup2urome@gmail.com, inoltre svogliamo attività di scouting nei locali della città, quando ascoltiamo, via mail o dal vivo, qualcosa che ci colpisce è inevitabile contattarlo per proporre la partecipazione. La formula ha riscosso parecchio successo, attualmente abbiamo moltissime richieste che terremo sicuramente in considerazione per la prossima edizione, per questa in corso siamo quasi al completo. Mancano due serate, più la finale, alla quale accederanno i vincitori dei precedenti turni, e nella quale verranno messi in palio dei premi aggiuntivi pensati per l’occasione in collaborazione con i nostri partner

Nei flyer dei vostri eventi mi sembra di percepire una sorta di “visione” un po’ da retrogame, mi sbaglio? In che modo questa “visione” poi si sposa all’idea di It’s Up 2U!?
Abbiamo voluto giocare con la parola inglese “play”, che significa giocare ma anche suonare, un gioco che prendiamo molto sul serio, ma che vogliamo rimanga un’esperienza coinvolgente e divertente per tutti. Siamo cresciuti negli anni Ottanta, quando bastava inserire una moneta per accendere una passione, per cominciare o continuare il gioco. Vorremmo che le nostre serate fossero così, che ti lasciassero addosso la sensazione di aver preso parte a qualcosa di immersivo, dove sei tu che decidi, sei tu il protagonista del gioco che avviene sul palco, votando le due realtà migliori della serata e ascoltando una proposta sempre varia. Che tu sia sul palco o di fronte, è un invito a metterti in gioco

Un’altra componente importante di It’s Up 2U! è inoltre quella fotografica. Come curate quest’aspetto?
La parte iconografica e fotografica è uno dei nostri fiori all’occhiello, in quanto curata da un maestro della fotografia quale Daniele L. Bianchi e il suo staff, e da un geniaccio della grafica come Francesco Stefanini di Spazio Bianco. A ogni serata i nostri artisti si portano a casa dei ritratti d’autore scattati sia nel backstage che sul palco, che già di per sé è un valore aggiunto, che poi vengono ribattutti dalle webzine e dalle pagine con cui collaboriamo, e anche questo è un modo per valorizzare gli artisti che prendono parte alle nostre serate

Per concludere quali sono le prossime tappe di It’s Up 2U!? Avete già nuove idee in cantiere, tipo la possibilità di aggiungere alle vostre serate un super ospite o cose simili?
Stiamo valutando dei nomi di spessore per quanto una guest per la fase finale, vorremmo fosse una festa per tutti, sicuramente ci saranno delle sorprese… seguite la nostra pagina Facebook per aggiornamenti e info, ci vediamo al Largo!

(pubblicato su www.xtm.it)